BergamoNews it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Il meglio deve ancora venire”: originale e commovente commedia dai toni agrodolci

Arthur e César, due amici di lungo corso, scoprono di essere gravemente malati e nel poco tempo che rimane loro da vivere decidono di realizzare i sogni che negli anni hanno sempre più accantonato.

Più informazioni su

Titolo: Il meglio deve ancora venire

Regia: Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte

Durata: 117’

Interpreti: Fabrice Luchini, Patrick Bruel, Zineb Triki, Pascale Arbillot, Marie Narbonne

Valutazione: ***

César Montesiho (Patrick Bruel) e Arthur Dreyfus (Fabrice Lucchini) sono grandi amici da più di 30 anni. I due però, benché il loro lungo rapporto fraterno possa far pensare il contrario, vivono una vita agli antipodi: il primo è un perdigiorno patentato: arrogante, scapestrato e felice di passare continuamente da una donna all’altra, mentre il secondo è un rispettato ricercatore medico ragionevole e meticoloso, padre di famiglia e divorziato nella perenne attesa che la ex moglie torni tra le sue braccia.

Per via di un grande malinteso entrambi inizieranno a pensare che l’altro sia gravemente malato e prossimo al trapasso. Tale triste circostanza porterà César e Arthur ad impegnarsi per realizzare insieme tutti quei desideri che negli anni hanno accantonato via via sempre più spesso, vivendo emozioni ormai sopite e scoprendo lati di sé che solo grazie ad un buon amico riescono ad emergere.

“Il meglio deve ancora venire” (in originale: Le Meilleur Reste À Venir) rappresenta un fulgido esempio di come il cinema mondiale abbia ancora bisogno di quel genere di comicità arguta, tagliente e scanzonata ma al contempo amara, tipica del cinema transalpino; grazie alla quale si riesce a ridere sguaiatamente per 117 minuti di due amici convinti del fatto che all’altro manchi poco da vivere.

Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, già noti per la regia di “Cena tra amici” e la sceneggiatura di “Mamma o papà?” (riadattati poi nel nostro Paese rispettivamente come “Il nome del figlio” di Francesca Archibugi e con titolo omonimo da Riccardo Milani) portano in scena una buona commedia degli equivoci per cui, secondo il più classico dei canovacci, il pubblico ride delle situazioni che, via via che le incomprensioni diventano sempre più macroscopiche, porteranno i protagonisti a realizzare nel finale che probabilmente una maggiore chiarezza avrebbe evitato loro tanti problemi e forti litigate.

Benché i toni della pellicola siano leggeri, non va dimenticato come per tutta la durata della vicenda l’atmosfera respirata dallo spettatore sia tanto ilare quanto malinconica, portando così molte battute ad essere soffocate da una risatina amara per via di una malattia implacabile con cui, in un modo o nell’altro, tutti avremo a che fare nella vita.

Unire alle tematiche canoniche dei Bromance concetti come la solitudine, le responsabilità, il senso della vita e la sofferenza, tanto fisica quanto morale, fanno di “Il meglio deve ancora venire” il degno erede di grandi classici moderni della scuola francese come “Quasi Amici” e “Non sposate le mie figlie”, in grado di unire sapientemente le risate alla profonda riscoperta di sé stessi, con anche qualche lacrima come corollario.

Battuta migliore: “A volte mi domando come abbiamo fatto a diventare amici…”

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.