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Il 1967 è l’anno delle biografie Rai e dell’amata “Fiera della vanità”

Gian Maria Volonté è un Caravaggio tempestoso e convincente

Nel 1967, oltre al grande exploit dei Promessi sposi, continua la serie delle grandi biografie trasmesse dalla RAI.

Il 5 marzo è la volta della “Vita di Cavour”. Come le altre “vite” è pensato e scritto con rigorosa attenzione storiografica, in questo caso da Giorgio Prosperi. Il racconto ripercorreva gli anni, le gesta e gli amori di Camillo Benso conte di Cavour, dagli anni della giovinezza, segnati dal fervore rivoluzionario e dall’amore per la giovane Anna Giustiniani, al sorgere della questione romana, sullo sfondo di un’Italia per il momento ancora solo “forzatamente” unita ma non veramente “unica”; il suo percorso politico e umano, come statista di livello europeo e figura assolutamente decisiva del Risorgimento italiano, che ebbe in sorte di morire a soli 51 anni nel giugno del 1861, cioè a poche settimane, dalla proclamazione del Regno d’Italia da parte di Vittorio Emanuele II.

Con Renzo Palmer nei panni del protagonista, per la regia di Piero Schivazappa. Un merito che va riconosciuto allo sceneggiato è quello di non scadere nella “storia romanzata” fine a se stessa ma di aver saputo attingere a fonti storiche in grado di garantire una credibilità di fondo al progetto televisivo, con la produzione di documenti d’epoca e scritti e discorsi ufficiali di Cavour tratti da atti parlamentari. Una menzione sul piano della recitazione viene riservata, oltre al citato Palmer, a Sergio Graziani nella parte di Napoleone III e a Glauco Onorato nei panni di Giuseppe Garibaldi, eroe dei due Mondi, qui impegnato alla testa dei suoi garibaldini nella spedizione dei Mille. Altri interpreti Evi Maltagliati, Maria Grazia Marescalchi, Tino Bianchi, Mariolina Bovo, Mimmo Craig, Daniela Calvino.

Commissionato dall’ORTF, ente televisivo francese, “La prise de pouvoir par Louis XIV” viene trasmesso per la prima volta in Francia l’8 ottobre del 1966, e sono circa 20 milioni i telespettatori che lo guardano. In Italia viene trasmesso dalla RAI il 23 aprile 1967 (e in prima serata, si badi bene, cosa oggi impensabile), viene poi distribuito nelle sale cinematografiche nel 1969, infine viene trasmesso in replica dalla RAI il 4 giugno 1977, giorno successivo alla morte di Roberto Rossellini. Pur non essendo uno sceneggiato, ma bensì un film per la televisione, è bene sottolineare come una volta si concepivano e realizzavano fiction in cui la divulgazione culturale era ancora importante. Un progetto nato quasi per caso, senza la preparazione “scientifica” che accompagnerà i successivi documentari e sceneggiati rosselliniani, caratterizzati invece da un meticoloso studio accademico della materia, cui seguirà la fantomatica rappresentazione didascalica degli eventi depurati da qualsiasi artificio di finzione. Il Re Sole di Rossellini è un’esplosione di concetti, di spunti narrativi ed esaltazione scenica. C’è sì la volontà di erudire il pubblico sulla figura del sovrano francese, ma c’è anche un gusto estetico sensazionale che riproduce la corte del re, oltre che una profondità di riflessione politica che va ben oltre la pura e semplice rappresentazione del verosimile. È, in assoluto, la miglior rappresentazione cinematografica della Francia monarchica.

Abramo Lincoln”: Soggetto di Paolo Levi e Renzo Rosso con la regia di Daniele D’Anza. Cast: Massimo Girotti, Antonio Crast, Sergio Graziani, Stefano Satta Flores. Dal 14 maggio. “Cronaca di un delitto politico” è il sottotitolo che fornisce la chiave di lettura della ricostruzione televisiva dell’uccisione di Abraham Lincoln, dove si portano in luce gli aspetti più attuali dell’omicidio, in un gioco di continue e dichiarate sovrapposizioni e analogie con la morte di John Kennedy.

Lo sceneggiato “Dossier Mata Hari” diretto da Mario Landi propone l’ennesima interpretazione del mito della spia probabilmente più famosa al mondo. La storia, introdotta dal narratore Riccardo Cucciolla che appare dietro una scrivania a inizio di ogni puntata, è una ricostruzione romanzata della sua vita. L’indagine storiografica è invece fondata sull’esame dello schedario segreto francese, della corrispondenza e del diario di Mata Hari (Cosette Greco), dei verbali d’interrogatorio e di quelli processuali. Gli interrogatori del capitano Pierre Bouchardon (Gabriele Ferzetti) fanno da filo conduttore per ricostruire il passato di Margaretha. Altri interpreti: Antonio Pierfederici, Evi Maltagliati, Giancarlo Dettori, Nando Gazzolo, Dino Peretti, Arnaldo Ninchi.

Il Novelliere”, dal 21 luglio sul Secondo Programma. Mescolando elementi biografici e narrativi, viene ricostruito, attraverso i loro racconti, il mondo di autori celebri. Daniele D’Anza e Belisario Randone, nel tentativo di individuare un nucleo comune a tutta la produzione di ogni autore, scelgono di mettere in scene novelle che, pur nella loro varietà di personaggi e situazioni, presentino un’unicità descrittiva. Moravia, Maupassant, Verga, Pavese, Maugham, Capek, sono gli autori da cui vengono tratteggiati alcuni romanzi nel corso di sei serate.

La fiera della vanità, foto da RaiPlay
fiera delle vanità (raiplay)

Lo sceneggiato biografico “Caravaggio” andò in onda in 3 puntate nel 1967. La vita e le opere, il genio e la sregolatezza di Michelangelo Merisi, rivivono nell’originale televisivo scritto da Andrea Barbato e Ivo Perilli. Riconosciuto già in vita come artista eccellente e geniale, era però anche uomo violento e aggressivo, tanto da subire una condanna a morte per omicidio. I suoi ultimi anni furono una costante fuga da tale condanna. La vita tormentata e geniale del grande artista viene messa in scena, con rigore storico, dal regista Silverio Blasi. D’altri tempi è la recitazione di Gian Maria Volonté, tempestoso e convincente. Anche nel Caravaggio c’è un narratore, la voce è di Riccardo Cucciolla, che serviva da raccordo nei “cambi di scena” e, intrecciando le sue considerazioni, con il racconto del personaggio (eroe della libertà dello spirito) dava quel tono un po’ didattico e un po’ favolistico tipico degli sceneggiati di un tempo. Gli altri interpreti: Carla Gravina, Renzo Palmer, Glauco Onorato, Carlo Hintermann, Andrea Lala, Manilo Guardabassi, Mariolina Bovo.

Anton Giulio Majano dirige “La fiera della vanità” tratto all’omonimo romanzo di William Makepeace Thackeray. Il regista, che cura anche la sceneggiatura con la consulenza di Attilio Bertolucci, dipinge un quadro realistico, molto rispettoso della parola scritta, attento e preciso della società inglese dell’Ottocento, tradizionalista e classista, attaccata alle apparenze e noncurante di ciò che accade nel mondo. Andato in onda in sette puntate dal 12 novembre al 24 dicembre 1967, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico grazie alla caratterizzazione ironica e pungente dei personaggi. Presenta un cast d’eccezione: le due giovani intorno a cui gira la storia sono interpretate da Adriana Asti (Rebecca Sharp) e Ilaria Occhini (Amelia Sedley), accanto a loro Gabriele Antonini (George Osborne), Nando Gazzolo (William Dobbin), Umberto D’Orsi (Jos Sedley) e Alberto Terrani (Pitt Crawley); Romolo Valli è lo stesso Thackeray che, come nelle pagine del libro, interviene nel racconto in prima persona.

Sinossi: due giovani donne: Emmy Sedley, virtuosa e un po’ ingenua, e la sua amica, la spregiudicata e furba Becky Sharp, hanno appena lasciato il collegio per affrontare la vita. Becky è ospite di Emmy, e ha fretta di farsi una “posizione”. Conquista l’affetto dell’impacciato e meschino Jos Sedley, fratello di Amelia.Emmy invece è innamorata di George, che impedisce a Jos di chiedere la mano di Becky. Allora Becky va a fare la governante dell’anziano Pitt Crawley, che alla morte della moglie, chiede a lei di sposarlo…

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