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Perché è importante portare in centro l’abitare sociale

Giovedì 10 settembre è stato inaugurato un nuovo intervento di housing sociale in centro a Bergamo, in via Angelo Maj 30. Promosso dalla neonata Fondazione Morzenti, sarà gestito da Fondazione Casa Amica secondo i principi di abitare collaborativo

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Giovedì 10 settembre è stato inaugurato un nuovo intervento di housing sociale in centro a Bergamo, in via Angelo Maj 30. L’intervento, promosso dalla neonata Fondazione Morzenti, sarà gestito da Fondazione Casa Amica secondo i principi di abitare collaborativo.

L’edificio è pensato per favorire l’incontro tra persone: dalle panchine sugli ampi ballatoi alla lavanderia comune, alla sala polivalente. Ma la struttura da sola non basta: ci vogliono persone e famiglie propense alla relazione, disponibili alla collaborazione con i vicini, desiderose di condividere tempo e risorse per migliorare la qualità dell’abitare. Le 14 assegnazioni sono il risultato di alcune decine di colloqui online in cui famiglie diverse per formazione, età e provenienza, hanno raccontato la loro storia, condiviso le loro aspettative ed espresso la loro posizione sullo spirito del progetto. Qualcuno ha raccontato della sua esperienza di vicinato, in alcuni casi i vicini hanno preso parte al colloquio, altri si sono avventurati in riflessioni generali sull’abitare e sulla comunità. Ma chi fa questo mestiere da anni sa che la parte difficile deve ancora iniziare: una volta che le famiglie si saranno insediate e avranno superato lo stupore dell’inizio, sarà possibile riconoscere i caratteri, si inizierà a mediare tra stili di vita e abitudini diverse, si misurerà il rispetto per gli spazi comuni. Il compito di ricucire le inevitabili smagliature e costruire nel tempo i legami di fiducia è del portiere sociale, una figura che oscilla tra la dimensione tecnico/amministrativa (segnalazione di questioni manutentive e gestionali, risoluzione di questioni contabili e contrattuali) e la dimensione “di comunità” (rapporti tra vicini, possibilità di organizzare piccole iniziative di aggregazione).

In questi ultimi mesi di emergenza sanitaria, la casa è diventata l’unico luogo di vita delle persone e la scala del condominio è diventata unità base della comunità, come ha fatto notare il Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, in un confronto con Fondazione Casa Amica. Il vicino di casa è stato centrale per chiedere aiuto, trovare supporto materiale (la spesa, la farmacia), ma anche conforto (sapere di avere qualcuno vicino in caso di malore ha generato una sensazione di sicurezza). Durante il lockdown sono state fatte centinaia di telefonate agli inquilini per conoscere le loro situazioni, le loro condizioni di salute, fornire riferimenti per servizi sul territorio, dalla spesa a domicilio all’emergenza medica, dai computer rigenerati per la didattica a distanza ai contributi. L’abitare si è rivelato la chiave di ingresso “aspecifica” che ha ritratto in modo completo i bisogni delle famiglie. Ma è necessario attrezzarsi per affrontare la crisi economica generata dall’emergenza sanitaria: per la prima volta dopo decenni, già difficili, in cui molte famiglie erano in bilico, si assiste a un aumento esponenziale e diffuso della fragilità economica, con il rischio di lacerazioni sociali difficili da ricomporre. Soffermiamoci sull’aspetto spaziale.

Da decenni si tende a confinare il disagio socio-economico nelle cosiddette “periferie” che per molti buoni motivi sono state oggetto di enormi sforzi pubblici tradotti in programmi di riqualificazione e rigenerazione urbana. Ma le periferie non nascono solo per ragioni fondiarie e immobiliari, ossia perché ai margini della città i costi delle aree sono più bassi: nascono anche sulla base di precise idee sulla città e sul “decoro urbano”. Si potrebbe dire che i poveri è meglio tenerli “lontano dagli occhi” e quindi “lontano dal cuore”. Per questo promuovere un intervento di abitare sociale in centro è un gesto simbolico e una sfida importante, perché portano vicino agli occhi, e quindi vicino al cuore della città e dei cittadini, famiglie con redditi medio bassi, anche straniere, persone al centro di percorsi di sofferenza psichica o con fragilità sociali. Quello che oggi sta facendo Fondazione Morzenti, nel 2018 ha fatto il Comune di Bergamo con “Matchbox”, una palazzina di 11 appartamenti con ampi spazi comuni in via Fantoni, e nel 2016 Bergamo Infrastrutture, con l’intervento di housing sociale e riqualificazione urbana di via Quarenghi, che si concluderà in primavera con l’assegnazione di 10 nuove unità. Tre interventi in centro, gestiti da Fondazione Casa Amica, che saranno messi in rete al fine di acquisire visibilità e fare di questa avventura che apparentemente riguarda poche decine di famiglie, una questione urbana, un’idea di città.

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