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Cara Margherita, ti racconto la “nuova” quinta

Purtroppo il confine è sottile: basta un passo e sei dall’altra parte

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Cara Margherita,

per te oggi è il 14 marzo 2020, ma puoi tirare un sospiro di sollievo.

Sono a scuola e sto frequentando la quinta superiore.

In una scuola vera, con tanto di banchi, sedie e pennarelli che non funzionano. Abbiamo le prove: ieri ho bevuto il caffè alle macchinette, sì, quello da quaranta centesimi, che fa schifo.

Lo so che ti manca ma tieni duro.

Hai appena compiuto 18 anni, ti senti forte e vorresti spaccare il mondo, anche se, quando ti sei svegliata questa mattina, hai trovato una tortina della panettiera, un cioccolatino al caffè e il disinfettante, e ti sei sciolta perché ti sono sembrati i regali più belli del mondo.

E sei veramente felice.

E lo so che vorresti solo uscire di casa, che sei contenta perché oggi puoi firmarti l’autocertificazione per andare a prendere il pane.

Il tuo quarto d’ora d’aria.

Stai rinunciando a tanto, anche se non lo mostri pubblicamente, e continui a ripeterti che sei davvero fortunata.

Lo so che ti pesa, anche se fai di tutto per essere zen e guardare il lato positivo, che hai pure iniziato a dipingere con le dita, ma tieni duro.

Poi andrà meglio. Te lo giuro.

Devo essere sincera con te: non è di certo la quinta che ti saresti aspettata qualche anno fa, ma, rispetto a come te la stai immaginando ora, è un sogno.

Probabilmente niente gita in Grecia (anche se io continuo a sperarci). Niente mega feste. Nemmeno l’intervallo in terrazza.

Al telegiornale dicono che sarà “un anno a sé”, anche se tutti sperano che non si chiuda tutto di nuovo, e per evitarlo, bisogna seguire delle regole. A scuola ce ne sono tante, alcune più strette di altre, ma va bene così.

Per farti comprendere, ad esempio, dobbiamo tenerci a un metro dai nostri compagni, sì, anche se ormai ci vediamo sempre.

Hai presente il film “A un metro da te?”, quello dove Haley Lu Richardson e Cole Sprosuse devono stare lontani almeno un metro perché entrambi hanno la fibrosi cistica ?

Non fare la finta tonta, lo sappiamo tutte e due che è una settimana che continui a riguardartelo su Netflix.

Ecco, la stessa situazione, con l’eccezione che noi non possiamo andare in giro tenendoci per mano con delle mazze da biliardo, e che ci mettiamo la mascherina, che se porti gli occhiali ti si appannano sempre.

Fastidiosa? Se la tieni tutta mattina e sei di cattivo umore sì, ma se sei seduta al tuo posto puoi levarla, basta che non ti alzi, altrimenti è obbligatorio metterla, perché i banchi sono distanziati in modo tale che tra le bocche degli studenti ci sia almeno un metro di distanza.

Sì, hai capito, niente compagno di banco, sì, non ti preoccupare, a chiacchierare ci riesci comunque, anche in prima fila.

Nota triste: niente più torta di mele.

Nessuno ci è rimasto male.

Te la sto mettendo sul ridere, ma qualche problema c’è, dai mezzi di trasporto, agli orari di entrata diversificati, con cui tu vai a nozze, potendo dormire un’ora in più, ma che per altri si rivela un bel problema in quanto di mezzi non ve ne sono molti.

È diverso dalle altre annate e una delle cose che mi pesa di più è non poter uscire dalla classe durante l’intervallo: la sensazione è quella di non fare mai pause.

Una sola tirata di almeno cinque ore, arrivo a casa che sono cotta.

Gli altri anni potevamo uscire, andare in terrazza, offrirci a vicenda un caffè alle macchinette, vedere altre persone, amici non appartenenti ad altre classi, ma che le norme non ti permettono incontrare.

Sono tante, alcune sono immediate, altre devi capirle, e seguirle tutte non è semplice, soprattutto facendo in modo che l’attenzione non si trasformi in una mania.

Purtroppo il confine è sottile: basta un passo e sei dall’altra parte.

Delle volte ti confesso che sento che mi manca quell’equilibrio chiamato buon senso, che a diciotto anni, per quanto mi vergogni ad ammetterlo, so di non avere sempre.
Passo da momenti in cui sto attenta a ogni piccola cosa, ad altri in cui, seppur sia felice di quello che ho, vorrei di più.

E ripensando a come ti senti tu e alla situazione in cui sei ancora immersa, la vita che sto facendo ora mi sembra un sogno.

Ti prego, non giudicarmi, e togliti quello sguardo dal volto.

Lo so a cosa stai pensando. “Davvero con tutto quello che sto passando, con tutte le ambulanze che sento, con tutti i morti che ci sono stati e che aumentano sempre di più, hai il coraggio di lamentarti se non puoi abbracciare i tuoi compagni, se non puoi uscire i corridoi all’intervallo e se dovrai rinunciare alla gita?”

Sì, è la cruda realtà, e per quanto ci vergogniamo ad ammetterlo, ognuno di noi ha pensato almeno una di queste cose in questi primi giorni.

E ti giuro che mi rendo conto di quanto stupidi, superficiali ed egoistici siano questi pensieri, e anche se durano solo dei secondi, sarei ipocrita se ti dicessi che non è così.

Dirti che seguire certe regole non mi pesi, che le prime volte certe accortezze non mi venivano nemmeno in mente.

Pesano a tutti, ma ce le facciamo andar bene, e le seguiamo, cercando di starci sempre più attenti, perché, come tu ben sai, stare lontani da scuola ci è mancato parecchio e che, se uno si ammala in classe, per qualche giorno si chiude baracca e burattini, e si torna alla didattica a distanza.

La DAD è stata un rimedio di emergenza che, per quanto ci riguarda, ha funzionato più che bene, ma la lezione in classe è un’altra cosa.

Lo so che ti manca avere un professore davanti, guardalo negli occhi e sapere che sta guardando te, che sta parlando con te, e porgli delle domande, e riflessioni, e chiedere chiarimenti.

E che ti mancano i tuoi compagni attorno a te, che vorresti davvero condividere le lezioni con loro, in una classe, e non tramite uno schermo.

E so che sei stanca di dover litigare col microfono e di stare attenta che dalla webcam non si veda il letto sfatto e tutto il caos che c’è dietro; che salire a scuola a piedi è uno dei tuoi
desideri più grandi in questo momento e che ti sogni l’alba alle 07.45 in Porta San Giacomo.

Ma quell’alba ti aspetta, come i tuoi compagni, i tuoi docenti e tutto quel tempo che adesso ti sembra di star sprecando.

Tieni duro, stringi i denti, devi solo avere pazienza.

Alla fine andrà tutto bene.

Tua sempre

Margherita

Ps. So che in questo momento hai bisogno di certezze, non posso dartene molte, per ora anche io posso solo sperare di poter andare a scuola anche domani, ma di una cosa sono certa: il sapone, almeno quest’anno, a scuola, non mancherà.

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