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Arcigay: “Una casa accoglienza per chi è discriminato, ma ci serve una nuova sede”

Da anni ospite negli spazi di un'altra associazione in Borgo Palazzo, sogna di realizzare un progetto di co-housing per persone in difficoltà

L’Arcigay di Bergamo ha un sogno nel cassetto: dar vita a una piccola casa accoglienza per le persone in difficoltà, discriminate per il loro orientamento sessuale. Per realizzarla, però, ha bisogno di una nuova sede. “Da tempo siamo ospiti dell’Associazione Disabili in Borgo Palazzo – spiega il presidente Marco Arlati -. Un nuovo spazio ci era stato promesso anni fa dall’amministrazione comunale, ma ad oggi stiamo ancora aspettando”.

L’esempio che l’associazione vorrebbe seguire è quello di città come Roma e Torino. “Le uniche in Italia ad avere messo in campo un progetto simile – fa notare Arlati – mentre in Francia sono almeno una sessantina”. All’ombra della Mole Antonelliana, nel 2018 è stato inaugurato il primo housing sociale per l’accoglienza di persone Lgbt: 5 appartamenti che possono ospitare fino a 24 persone. Il progetto prevede anche un percorso di formazione e orientamento lavorativo.

“Non pretendiamo molto – tiene a precisare -. La nostra associazione si accontenterebbe di una piccola sede, con due o tre stanze per garantire le normali attività e l’accoglienza di queste persone. L’idea – prosegue – è quella di avere a disposizione alcuni posti letto per accogliere ragazzi e ragazze in condizioni di fragilità, penso soprattutto a quelli che vengono allontanati da casa. Gli episodi di omofobia, al contrario di quanto si possa pensare, si consumano spesso in ambito familiare”. Tant’è che Arcigay Bergamo, in passato, ha ricevuto diverse richieste d’aiuto, ma non ha potuto far altro che contattare le strutture di Roma e Torino.

Anche durante il lockdown tre ragazzi si sono rivolti all’associazione. “Giovani la cui omosessualità non è stata accettata in famiglia – fa sapere il presidente di Arcigay – situazioni che la convivenza obbligata non ha fatto altro che accentuare ed esasperare”.

Lo stesso Arlati, in un articolo pubblicato su Bergamonews, ha svelato alcuni episodi di omofobia in terra bergamasca. Ad esempio, quello che vede protagonista una coppia di ragazzi gay alle prese con gli insulti e le intimidazioni dei vicini di casa, così frequenti da convincerli a trasferirsi. O quello di una ragazza, cameriera in un bar, insultata dal proprio datore di lavoro perché lesbica. Arrivata al limite della sopportazione, ha deciso di cambiare aria. “Queste storie – ha spiegato – raramente si trasformano in denunce, anche perché non essendoci una Legge è difficile dimostrare atti di omofobia”. E raramente i diretti interessati si rivolgono ai giornali. Il motivo? “Temono ritorsioni o gesti di emulazione”.

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