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Seconda ondata del Covid travolge l’Europa, l’Italia ancora no

L’epidemia continua a essere caratterizzata da una fase di crescita (settima settimana consecutiva). Tuttavia, è interessante notare come si sia rallentata dopo la forte espansione che si è verificata a partire dalla prima settimana di agosto.

Il giorno 16, il presidente della Irbm di Pomezia Piero di Lorenzo, che ha collaborato con lo Jenner Institute della Oxford University alla messa a punto del prototipo di vaccino, ha affermato che potrebbero essere pronti a novembre alcuni milioni di dosi, se la sperimentazione in corso procederà positivamente. Corre l’obbligo di sottolineare il punto saliente, cioè: “Se non si verificheranno criticità e la sperimentazione proseguirà come previsto”.

Premesso ciò, questa è certamente una buona notizia, ma sarebbe ottima se non fosse alquanto oscurata dalla reticenza dei responsabili di AstraZeneca nel fornire chiarimenti e notizie certe sull’evento che ha portato alla sospensione del trial vaccinale, poi ripreso in alcuni Paesi ma non, a quanto rivelato dall’Agenzia Reuters, negli Stati Uniti, dove la Fda pare si stia prendendo il suo tempo per decidere quando e come far riprendere il trial del vaccino. La trasparenza è quindi necessaria, soprattutto quando si deve offrire ai cittadini la certezza, l’assoluta sicurezza d’uso di un vaccino che ci si aspetta sia somministrato a milioni di persone.

Contagi in Europa

Preoccupa la situazione in Europa, dove orami è certa la seconda ondata tanto temuta da tutti. I contagi in Gran Bretagna, sono 5.000 al giorno, è stato perciò deciso un primo parziale lockdown: per 2 milioni di persone nel nord-est dell’Inghilterra sono state ripristinate strette limitazioni, in quanto il tasso di infezione rilevato è di circa 90 diagnosticati ogni 100mila abitanti. In tutto sono più di undici milioni i cittadini britannici, un sesto della popolazione (66 milioni) che sono sottoposti a misure di contenimento del contagio, tra chiusure anticipate dei locali pubblici e divieti di assembramento.

Si stringono le maglie della mobilità anche nella regione di Madrid, dove l’insorgenza dei casi di Covid-19 ha spinto le autorità a implementare nuove misure. La città e la sua regione circostante (6,6 milioni di abitanti) hanno infatti registrato quasi un terzo dei nuovi casi in Spagna, che sono stati in media 9.000 al giorno nell’ultima settimana; perciò dal giorno 19, sono entrati in vigore lockdown mirati e altre restrizioni alla circolazione nelle aree con un numero elevato di casi. Le autorità hanno altresì ordinato la chiusura dei parchi, mentre negozi, bar e ristoranti devono limitare la capacità dei locali al 50%. I raduni sono consentiti con un massimo di sei persone.

Allarmante la situazione anche in Francia, con una media, nell’ultima settimana, di oltre 10.000 nuovi contagi e 100 morti. Oltre la metà dei dipartimenti francesi è ormai dichiarato in “zona rossa” per allerta coronavirus; in particolare 55 dipartimenti, corrispondenti alla maggioranza del territorio nazionale, sono stati dichiarati in “zona di circolazione attiva del virus”. Una classificazione che permette, tra l’altro, ai prefetti di adottare misure supplementari per bloccare l’avanzata del virus. Alcune città, per esempio Marsiglia, sono vicine alla saturazione negli ospedali.

Anche la Germania è tornata ai livelli di contagio dell’aprile scorso, con circa 2.000 casi giornalieri

Situazione difficile anche in Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia e Grecia, e molti governi, oltre a quelli fin qui citati, stanno pensando a misure restrittive. Del resto, la stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) parla di grave situazione contagi in Europa e di trend allarmante.

Nel mondo

Non va meglio nemmeno nel resto del mondo: 960mila i morti e più di 31 milioni i casi confermati. I numeri più drammatici: i positivi, da inizio pandemia, sono 6.800.000 negli Stati Uniti, 5.400.000 in India, 4.600.000 in Brasile. Per quanto riguarda i decessi totali, abbiamo sempre gli Usa come primo Paese, con 200mila morti, al secondo posto di questa triste classifica troviamo il Brasile con 137.000, poi l’India con 86.000, il Messico con 73.000, il Regno Unito con 42.000, l’Italia con 35.724; seguono, per quanto riguarda i dieci Stati più colpiti, Perù, Spagna e Francia con circa 30.000 e la Colombia con 24.000.

In Italia: la scuola

In Italia, la ripresa delle attività didattiche ha dovuto conteggiare, come era prevedibile, i primi alunni e insegnanti positivi, prontamente posti in quarantena. Ciò però ha comportato la chiusura di intere classi o di istituti. A Bergamo sono più di cento i ragazzi in quarantena, un numero per il momento bassissimo se si considera che l’intera popolazione scolastica nella nostra provincia è di circa 200.000 persone; ovviamente sono ancora pochi i test effettuati su di essa, ma essi proseguiranno in un prossimo futuro anche basandosi sui test antigenici rapidi, molto utili soprattutto nelle scuole perché permetteranno un tempestivo sistema di testing e di tracing dei casi che si manifesteranno tra alunni e insegnanti. Al momento, però, si stanno ancora definendo i criteri che serviranno per renderli disponibili.

Epidemia: ancora in crescita, ma rallenta

L’epidemia continua a essere caratterizzata da una fase di crescita (settima settimana consecutiva). Tuttavia, è interessante notare come si sia rallentata dopo la forte espansione che si è verificata a partire dalla prima settimana di agosto.

Ciononostante, se vediamo l’andamento dei ricoverati e delle terapie intensive nel periodo 1-21 settembre, con una relativa stabilità dei nuovi casi giornalieri (tra i 1.300 e i 1.900) i ricoverati con sintomi sono passati da 1.380 a 2.475 (+70%) e le Terapie Intensive. da 107 a 232 (+116%). Per un confronto diretto con la fase post lockdown usiamo i dati dell’8 maggio (1.327 nuovi casi, nel range attuale): i ricoverati erano 14.636, con 1.168 T.I. A spinger quest’ultime verso il basso non è stata però una mutazione “bonaria” del virus. Importante in tal senso la dichiarazione (16 settembre) del professor Antonio Pesenti, direttore del Dipartimento di rianimazione del Policlinico di Milano e coordinatore delle T.I. dell’Unità di Crisi della Lombardia: “I malati ricoverati in questi giorni in terapia intensiva in Lombardia sono gravi come quelli di marzo. E mi aspetto una mortalità simile, intorno al 40%”. La riduzione delle percentuali sui casi totali correla invece con il forte calo dell’età mediana dei contagiati rispetto a fine lockdown: negli ultimi 30 giorni (dati Iss aggiornati al 20 settembre) è di 41 anni, a inizio maggio era a quota 56.” A riprova di quanto pesi il fattore età, l’accelerazione dei ricoveri da inizio mese corrisponde a un rapido innalzamento della mediana (da 29 a 41 anni in sole tre settimane) e ad una maggiore diffusione tra gli over 50, che rappresentano il 30% dei casi totali.

Tutti dati, rimanendo comunque in range accettabili, vanno nella direzione di una ripresa dell’epidemia sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche.

Bergamo

Per quanto riguarda la Provincia di Bergamo, osserviamo che la curva dei contagi rimane stabile: 276 le persone con tampone positive attualmente malate, con una lieve diminuzione settimanale dei nuovi casi. 301 sono le persone in isolamento. In totale i casi sono saliti da 15.614 a 15698 (+84 conto +93 dell’altra settimana). Da rilevare che vengono effettuati circa 10.000 tamponi ogni sette giorni. Anche in Lombardia, dove i casi totali sono 104.848 e 9.076 gli attualmente positivi, si riscontra un leggero rialzo. Da rilevare comunque che in solo tre settimane, le T.I. sono passate da 18 a 36, i pazienti ricoverati da 185 a 283 e quelli in isolamento domiciliare da 6500 a 8757.

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