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Orio, maxi perdita: Sacbo può reggere, ma è allarme per le aziende interne allo scalo

Se la società di gestione aeroportuale ha le capacità economiche per sopportare la crisi, lo stesso non si può dire ad esempio per le aziende che si occupano di handling.

Da un anno da record a uno che, a metà del cammino, è già da dimenticare in fretta: la pandemia Covid-19, con tutte le restrizioni che continua a imporre nel settore del trasporto aereo, sta pesando come un macigno sui risultati di Sacbo, la società di gestione dell’aeroporto di Orio al Serio.

Per rendersene conto, e non è di certo una sorpresa, basta guardare i numeri dell’operatività dello scalo in questo 2020.

Dall’inizio dell’anno al 31 luglio ci sono stati 22.495 movimenti, per un totale di 2.418.207 passeggeri trasportati: dati in calo rispettivamente del 57,8 e del 69,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando, alle stesse voci, si leggevano 53.345 e 7.819.309.

Per dare un'idea: gli stessi risultati nel 2019 erano stati raggiunti a metà marzo. 

Superfluo sottolineare che il record di quasi 14 milioni di passeggeri trasportati nel 2019 non sia minimamente in pericolo e come dopo cinque anni di crescita esponenziale l’aeroporto di Orio sia destinato a un tracollo che potrebbe riportarlo ai livelli di traffico di quindici anni fa.

A luglio qualche segnale di timidissimo miglioramento è arrivato, anche se ovviamente il confronto è impietoso: per i movimenti si è tornati a ragionare nell’ordine delle migliaia (3.377, nel 2019 erano stati oltre 9mila) e i passeggeri si sono issati a 320.103 (dai 36mila di giugno), più di un milione in meno rispetto all’anno passato.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche i dati relativi ad agosto e settembre, con voli in calo del 50-56% e i passeggeri del 66-72% in quelli che sono i mesi più redditizi.

Se, in ogni caso, i dati possono essere letti come una positiva ripartenza, molto graduale, un grosso punto interrogativo aleggia invece sopra gli ultimi tre mesi dell’anno: le incognite legate alle condizioni sanitarie globali rendono imprevedibile l’evolversi della situazione e per questo la stagione invernale ancora non è stata ufficialmente aperta.

Sacbo, che anche in piena emergenza non ha fermato gli investimenti e i lavori di ampliamento previsti (è rimasta in sospeso solo la questione legata ai letti di arresto, con la procedura di assegnazione che si è arenata alla fase di presentazione delle offerte), ha già messo in conto che nel prossimo bilancio compariranno molti segni meno in riferimento all’esercizio in corso.

La società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio, però, dal punto di vista economico è reduce da una lunga serie molto positiva: solo quattro mesi fa, in pieno lockdown, era stato approvato un bilancio da 165,4 milioni di ricavi, con un risultato operativo di 23,5 milioni, un utile di esercizio di 16 milioni e un risultato netto di 14,85 milioni.

Discorso differente, invece, per i lavoratori e le aziende che operano al “Caravaggio”.

Nei giorni scorsi la Filt Cgil di Bergamo ha espresso una “preoccupazione fortissima, senza precedenti”, con la “necessità urgente di sostenere il settore di handling e tutto il comparto aeroportuale che altrimenti in pochi mesi morirà”.

Il segretario della categoria Marco Sala ha incontrato la direzione di Ags, una delle società di handling dell’aeroporto di Orio al Serio: “La situazione illustrata – spiega - è davvero difficile: AGS ha registrato un calo del 60% della propria attività nei due mesi estivi, durante la breve ripresa del traffico per le vacanze. Ora c’è una nuova frenata, pari a meno 80%. Per questo, la società ha dovuto riattivare la Cassa integrazione da settembre a novembre. L’incertezza è tale che si cerca solo di tirare avanti, ma si riuscirà a reggere, ci hanno riferito dall’azienda, solo fino a gennaio o febbraio”.

Il comparto aeroportuale sta facendo i conti con una crisi mai vista, inimmaginabile nelle proporzioni pensando al peso che lo stesso ricopre nell’economia del Paese: “Non bastano gli aiuti per tenere in piedi la compagnia di bandiera – aggiunge Sala – Qui è tutto il resto del settore a franare. Per questo motivo servono con urgenza interventi strutturali. Se le aziende sono sull’orlo del fallimento, ai lavoratori è chiesto già ora un sacrificio grande: collocati in Cassa integrazione, vengono richiamati sul posto di lavoro da un giorno all’altro, per una o due ore, a seconda dell’operatività di voli spesso cancellati all’ultimo momento. L’impressione è che tutti siano sulla stessa barca, aziende e lavoratori: una barca che sta affondando”.

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