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Quando l’acqua corrente non esisteva: la fontana di Antescolis e lo strano nome della “vicinia” foto

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in Città Alta

Aprire un rubinetto e lavarsi le mani è un gesto scontato per chiunque sia nato negli ultimi decenni.

Non lo era affatto sino a un secolo fa quando l’acqua corrente non arrivava nelle case.

Per ovviare a questo problema, le città possedevano centinaia di punti che riuscissero a coprire capillarmente i bisogni degli abitanti.

È il caso della fontana di Antescolis che per decenni rappresentò uno dei fulcri della vita della cittadina orobica in quanto posta nella parte posteriore della Basilica di Santa Maria Maggiore e all’incrocio delle vie provenienti dal Mercato delle Scarpe, da San Lorenzino e dai sovrastanti colli di San Salvatore e San Giovanni.

Risalente con buona probabilità al XII secolo, essa era alimentata dal complesso dell’Acquedotto Maggiore che, dopo aver riunito le diramazioni provenienti dall’Acquedotto dei Vasi e da quello di Sudorno all’altezza del Baluardo di Sant’Alessandro, conduceva l’acqua negli edifici del centro.

Una volta attraversato il “Partitore del Vescovo”, rinvenuto nei pressi della Curia, l’acqua si diramava lungo diverse canalizzazioni in grado di rifornire alcune utenze interne dell’Episcopio, la fontana di San Michele all’Arco, il Fontanone, il palazzo della MIA, il convento di Santa Grata e la stessa fontana di Antescolis.

Pur rilevando diverse somiglianze con le fonti coeve, quest’ultima presenta ancora oggi alcune particolarità come la suddivisione in due arcate anziché una sola, collegate a loro volta da un arco trasversale come visibili in diversi esempi osservabili in Toscana e Umbria.

La struttura di via Arena presenta un’ulteriore caratteristica che la rende unica nel suo genere: a differenza delle altre fontane presenti nella parte alta di Bergamo, essa fornisce il nome alla “vicinia” di appartenenza.

Tradizionalmente quest’ultima veniva identificata con il nome dell’edificio sacro più vicino, tuttavia la presenza della basilica potrebbe aver spinto le autorità dell’epoca a far cadere la propria scelta sullo stabile idrico.

Nonostante lo scorrere del tempo e gli interventi che hanno investito la scultura (fra i quali il risanamento adoperato nel 1938 dall’architetto Luigi Angelini con la demolizione di un fabbricato decadente abitato dal sagrista), la stessa mantiene ancora oggi intatto il suo aspetto medievale, come confermato dalla lapide in arenaria su cui spicca il simbolo di un’aquila.

Fonti

Luigi Angelini; Antiche fontane e portali di Bergamo; Bergamo; Conti; 1964

Gianmario Petrò; Dalla Piazza di S. Vincenzo alla Piazza Nuova : i luoghi delle istituzioni tra l’età comunale e l’inizio della dominazione veneziana attraverso le carte dell’archivio notarile di Bergamo; Bergamo; Sestante; 2008

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