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Nicola Buttafuoco dei Pinguini è Nairobi D: “Suono musica folktronica”

"E sogno una tournée nei club"

“Ero un ragazzino. Mi ricordo che passarono alla radio un pezzo stupendo dei Red Hot Chili Peppers, ‘Desecration Smile‘. Nei primi istanti della canzone mi conquistò il suono della chitarra acustica, così semplice ed efficace. È stato quello il momento in cui ho deciso di fare questo mestiere”.

Quel bambino, ora adulto, non si è più separato dalla chitarra. Atalantino fino al midollo, bergamasco nel sangue e nel cuore, Nicola Buttafuoco, chitarrista dei Pinguini Tattici Nucleari, non potrebbe mai fare a meno della musica. Ora che è cresciuto, sia come persona, che come artista, senza mai abbandonare l’amore per il rock e per la sua chitarra, è approdato nelle terre della musica elettronica e techno. Con lo pseudonimo Nairobi D, pubblicherà il suo nuovo lavoro da solista, frutto della collaborazione con l’etichetta berlinese Lukins.

Ultimato durante la quarantena, l’EP sarà disponibile sulle piattaforme streaming da venerdì 25 settembre. Sperimentazione è la parola d’ordine: Nairobi D si diverte a “giocare” con il suono, usando in maniera non prevedibile strumenti tradizionali.

“Non mi definisco un artista Techno – spiega Nicola – quello che suono è più definibile come Folktronica o Organic House, un genere da club ma anche da ascolto, che nasce dall’unione tra sintetizzatori e strumenti acustici”.

Come nasce Nairobi D?

È un progetto solista, parallelo a quello della band, che nasce tra il 2015 e il 2016, parliamo di ere geologiche fa insomma. Sentivo la necessità di scrivere musica creando qualcosa di mio. Così ho fatto. Soprattutto agli inizi, l’ho vissuta come una sfida con me stesso. è la mia passione per la musica elettronica e l’unione tra i sintetizzatori, gli strumenti elettronici e gli strumenti acustici. Amo questa commistione di generi, molto forte nelle mie produzioni.

Troveremo questa commistione anche nel tuo ultimo lavoro?

Sì, in effetti questo è il tratto caratteristico non solo del mio EP, ma di quello che compongo in generale. Nei miei pezzi mi capita di utilizzare dei sample di strumenti etnici. Ad esempio, “Fields” – la prima traccia dell’EP – inizia con il suono del M’bira, uno strumento percussivo “a pizzico” tipico della cultura dell’africa sub-sahariana, che si compone di una tastiera in legno e delle lamelle in metallo che si suonano con i pollici. Non ne possiedo uno, ma con l’aiuto di appositi programmi ho potuto “ricrearne” il suono. Ecco quello che mi affascina della musica elettronica.

Quanto tempo hai dedicato a questo EP?

Per via dei vari impegni con i Pinguini, ho potuto dedicarmi a rate a questo progetto. Il lavoro è stato sviluppato tra Bergamo, Berlino e la quarantena. Il primo pezzo, quello con cui ho ottenuto la collaborazione con l’etichetta berlinese Lukins, era già pronto ad agosto dello scorso anno. Mentre ho terminato “Motion”, il secondo pezzo, durante la quarantena. A settembre dello scorso anno sono volato a Berlino, dove ho raggiunto il caro amico Alessandro Cozzolino (meglio conosciuto con il suo nome d’arte “Cioz”; nato a Bergamo dopo anni di esperienza e gavetta tra eventi e locali del nord Italia si è trasferito a Berlino per lavorare attivamente “sul campo” al suo progetto. Ha prodotto e scritto numerosi EP, remix e collaborazioni con artisti di punta della scena techno mondiale) che mi ha aiutato nella fase di mixaggio. Nell’EP sono presenti due remix dei miei brani. Nella musica techno capita spesso che altri artisti si appassionino al tuo brano e decidano di farci un remix, sempre nel rispetto della paternità della composizione. È un dare e riceve tra colleghi. Bello, no?

Dove trovi l’ispirazione per la tua musica?

Ascolto tanta, tantissima musica. Ogni occasione è buona per imbattermi in qualcosa di nuovo, a cominciare dai lunghi viaggi in furgone con la band. Viviamo in un’epoca in cui è davvero facile reperire materiali e scoprire nuovi artisti. Dopo aver “assorbito” musica e averla interiorizzata, il momento creativo arriva in molti modi. A volte mi capita di avere in mano la chitarra e iniziare una serie di accordi che funzionano bene, altre volte mi capita di suonare il basso o la tastiera su una base percussiva che ho scritto poco prima. I modi per creare sono infiniti, ma tutto parte sempre dall’ascolto. Più ascolto e mi lascio contaminare, e più mi vengono idee.

Un cuore rock e uno elettronico nella stessa persona. Riescono a convivere?

È così. Non potrei fare a meno della chitarra, amo la vita con la band, ma sono contento di essermi ritagliato uno spazio d’arte e creatività che coltivo da solo. Sono cresciuto con il rock, con la mia chitarra. Poi ho scoperto la musica elettronica e me ne sono incredibilmente appassionato. Mi piace l’idea di sperimentare, di cercare sempre qualcosa di interessante, che possa attirare e stupire. Con l’elettronica riesci a “giocare” con la musica, puoi prendere il suono di uno strumento e trasformarlo in qualcosa di diverso. Abbiamo fatto questa cosa anche con i Pinguini in “Gioventù Brucata”, nell’intro iniziale dell’album si sentono dei tintinnii di campanelle… in realtà è la mia chitarra! Forse è proprio la chitarra il punto di incontro tra le due diverse anime, una cosa che ho imparato dai miei miti.

Chi sono?

Tra i tanti posso citarti i Radiohead, i Red Hot Chili Peppers e i Kings of Convenience. I Radiohead sono unici, riescono a utilizzare le chitarre e tutti gli strumenti “convenzionali” in modo innovativo, unico. Lo stesso fanno i Red Hot Chili Peppers. Nei loro pezzi la chitarra è molto groove, con poche note riescono a farti ballare. John Frusciante, chitarrista della band, che ha avuto una svolta elettronica, è uno dei miei musicisti preferiti. E poi i Kings of Convenience, sempre amati per la loro anima Indie/Folk, nel 2001 uscì “Versus” un loro disco di pezzi remixati da artisti emergenti e non. Ed è proprio grazie a quel disco che scoprì questa commistione particolare e interessante che univa strumenti folk come chitarre acustiche, violini e percussioni con sintetizzatori e sample.

nicola buttafuoco nairobi

Quale ascolto della musica elettronica nella scena italiana consiglieresti a chi vuole conoscere il genere?

La musica techno e quella elettronica non sono il genere che va per la maggiore in Italia, è vero. Nato a Detroit negli anni ’90, ma oggi è Berlino la città definita come “la capitale della techno” e del Clubbing. In realtà anche in Italia ci sono alcuni artisti che fanno musica elettronica molto interessanti in questo ambito. Come Populous, Jolly Mare, Machweo, Bruno Belissimo, Yakamoto Kotzuga, Capibara, HU. Un italiano uscito sulla Warp Records una delle etichette più importanti della scena elettronica mondiale – Lorenzo Senni. Un altro nome importante è Cristiano Crisi, in arte CLAP! CLAP!.Piano piano, credo che questo genere si stia conquistando un posto anche da noi. Tra i festival più rinomati ci sono il ClubToClub di Torino e lo Spring Attitude di Roma. Ricordo qualche anno fa durante il Mi Ami di Milano venne inserito un palco interamente dedicato alla musica techno.

Gli ultimi due anni con i Pinguini sono stati per te artisticamente importanti. Ora cosa sogni per Nairobi D?

Sognerei una tournée nei club. Spero arriverà. Ovviamente ora che siamo ancora in emergenza Covid – è doveroso ricordarlo – bisogna pensare prima alla salute di tutti. Quando tutto questo sarà finito torneremo a fare musica e a ballare, più di prima, meglio di prima.

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