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Lega si astiene su Lukashenko, Zanni: “Pugno duro Ue non risolve la situazione”

Marco Zanni: "Condanniamo ogni tipo di violenza e repressione, ma imporre sanzioni non solo rischia di ritorcersi contro le imprese europee e italiane, ma avrebbe il solo effetto di colpire la popolazione Bielorussa, che non ha colpa"

Dal 5 novembre, data di scadenza del vecchio mandato di Alexander Lukashenko, il Parlamento europeo non lo riconoscerà più come presidente della Bielorussia, ritenendo illegittime le contestate elezioni del 9 agosto scorso che lo avrebbero riconfermato al potere. È quanto prevede la mozione approvata a maggioranza a Bruxelles, di condanna della repressione dei manifestanti a Minsk: 574 sì, 37 no, 82 astensioni tra cui quelle degli eletti della Lega. Mentre il M5s si astiene su un’altra mozione che condanna l’avvelenamento di Alexej Nalvalny, che vede la Russia di Putin sotto accusa. Su Navalny la Lega ha votato no.

Abbiamo chiesto il perché di queste scelte a Marco Zanni, Eurodeputato bergamasco della Lega originario di Lovere. “L’Europa, che fa affari con regimi come Cina e Turchia – sostiene – ha voluto usare un fatto grave come l’avvelenamento, atto che va condannato e sul quale vanno fatti tutti gli accertamenti, come pretesto per una risoluzione sbilanciata contro la Russia, addirittura non più considerata partner strategico, proseguendo l’ottusa logica delle sanzioni che andrebbero a colpire e penalizzare anche aziende italiane. Come confermato dalla risoluzione su Turchia, due pesi e due misure – aggiunge – perché non sanzionano il dittatore Erdogan, anziché continuare a finanziarlo coi soldi dei contribuenti?”.

Sulla Bielorussia, “condanniamo come già fatto ogni tipo di violenza e repressione, ma ancora una volta il presunto pugno duro dell’UE non è un’approccio che può risolvere la situazione – risponde Zanni -. Imporre sanzioni non solo rischia di ritorcersi contro le stesse imprese europee e italiane, ma avrebbe il solo effetto di colpire la popolazione Bielorussa, che non ha nessuna colpa. Continuiamo a pensare che la diplomazia in questa fase sia l’arma migliore, per trovare una soluzione pacifica ad una situazione che presenta ancora molti punti da chiarire e va approfondita. In ogni caso non accettiamo lezioni da chi in UE usa due pesi e due misure: forti con i deboli, e sottomessi con i forti (le dittature di Cina e Turchia), per tutelare gli interessi e le visioni di qualche Stato Membro”.

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