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“Per questo mi chiamo Giovanni” racconta la mafia ai bambini

Adatto a tutte le età, anche per chi ha vissuto negli anni Settanta e Ottanta, in cui la mafia era esplicita, può essere una lettura interessante perché ogni cosa raccontata ad un bambino apre gli occhi verso nuove prospettive

Negli ultimi giorni si è parlato spesso di violenza; si parla di violenza nel caso di Colleferro e si parla di violenza nella vicenda di Ciro e Paola. Il nostro è un periodo storico tristemente segnato da atti di bullismo, intimidazioni e da varie forme di violenza.

Tornare sui banchi, spesso, porta anche di nuovo a confrontarsi con fenomeni di bullismo.

In Italia c’è un’altra forma di violenza di cui si parla, sì, ma sempre troppo poco: la mafia. È qualcosa di cui si DEVE parlare e fino da piccoli si impara che l’omertà e il silenzio sono la benzina e il fuoco delle cosche mafiose.

Certo è difficile avere una quarantina di occhi curiosi e preoccupati puntati su di te e tu, da insegnante, devi raccontare cosa sia quel demone che infesta il Bel Paese.

Fortunatamente i libri non servono solo per essere derubati delle belle frasi da scrivere sotto le foto di Instagram, ma anche per spiegare, con le parole degli altri, quello che la nostra bocca non riesce a narrare e la nostra mente non riesce a comprendere. Insieme a “Piccole donne”, “Oliver Twist” , “Moby Dick” e “Il piccolo principe” un altro libro che dovrebbe essere obbligatorio leggere nelle scuole è: “Per questo mi chiamo Giovanni”.

È nato nel 2004 dalla penna di Luigi Garlando. Si tratta di un libro semplice, nessuna retorica inutile e nessun concetto astruso. Parla della mafia così com’è, in modo talmente genuino e chiaro che la capirebbe anche un bambino di dieci anni, come lo è appunto il protagonista del libro.

Giovanni, il protagonista del romanzo, ha dieci anni e nella sua scuola c’è un bambino che intimidisce tutti. Gli altri sono spaventati e tutte le richieste che il bullo impone vengono esaudite; ma il papà di Giovanni non ci sta. Potrebbe parlare con la maestra o con i genitori degli altri bambini, ma sceglie un metodo ancora più costruttivo per distruggere questo bullo. Arma suo figlio di un bene che è in grado di superare qualsiasi forma di violenza: la conoscenza.

Attraversando con il figlio Palermo, la loro città, gli racconta della mafia, di come si entra in una cosca, cosa faccia effettivamente, come sia in grado di intimidire il popolo e le sue esecuzioni.

Non è facile parlarne, soprattutto ad un bambino così piccolo. Quando mai è stato facile guardare un bambino negli occhi e chiedergli: “Ti piace casa tua? Ti piace giocare ai giardini e fare il bagno nel mare? Respirare questo vento che sa di sale e di sole? Sì? Ecco sappi che tutte queste cose esistono e sono stupende, ma esiste anche un’altra realtà fatta di violenza, di intimidazioni, di cattiveria e di morte”.

Giovanni, il nome del protagonista, non è scelto a caso. Giovanni come il grande magistrato Falcone che aprì gli occhi a Palermo. Anche se, per verità di cronaca e per un debole personale, credo sia necessario ricordare anche il grandissimo Paolo Borsellino che lavorò con coraggio insieme al Falcone, senza smettere mai di combattere i tentacoli mafiosi.

La capacità di Garlando di spiegare, con estrema facilità, un concetto così difficile, è stupefacente. Non banalizza il tema e non indora la pillola, ma è comunque in grado di raccontare la mafia così com’è. Nulla di più e nulla di meno.

Per questo mi chiamo Giovanni” è un libro adatto a tutte le età. Anche per chi ha vissuto negli anni Settanta e Ottanta, in cui la mafia era esplicita, può essere una lettura interessante perché ogni cosa raccontata ad un bambino apre gli occhi verso nuove prospettive.

Curiosità: sulla piattaforma di Netflix potete trovare una serie tv di tre episodi che racconta la storia di tre grandi vittime di mafia che hanno dedicato la loro vita a cercare, e a loro modo ci sono riusciti, di estirpare i tentacoli di questo male visibilissimo, ma che spesso non si vuole vedere. La serie si chiama “Liberi Sognatori” e racconta la vita vissuta all’insegna del coraggio di Libero Grassi, Mario Francese e Renata Fonte.

Anche Pierfrancesco Diliberto in arte Pif ha provato a raccontare la mafia vista dagli occhi di un bambino con il film: “La mafia uccide solo d’estate”

Luigi Garlando è una nota penna della Gazzetta dello Sport e non è uno sconosciuto nel mondo dei libri per bambini, infatti, tra i suoi titoli ci sono: “Camilla che odiava la politica”, “La guerra dell’Afganistan” e “Gol!”.

“Viviamo in una terra abituata alla mafia da così tanto tempo che quasi non la sentiamo più come un’ingiustizia” – Luigi Garlando

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