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Sale civiche chiuse, i musulmani senza spazi per pregare: “A ottobre avranno il loro posto”

L'Associazione Musulmani di Bergamo, oggi costretta a radunarsi in un tendone all'oratorio San Francesco, chiede chiarimenti al Comune: "La priorità è riaprire, ma in sicurezza"

Sale civiche, a quando la riapertura? L’Associazione Musulmani di Bergamo è tra quelle che ha risentito maggiormente della chiusura imposta dalle restrizioni pensate per evitare il contagio di Covid-19.

Il gruppo religioso, che a Bergamo conta tra i 4mila e i 6mila fedeli, si occupa principalmente di insegnare la religione musulmana ai giovani che vivono in Italia e che non hanno mai avuto la possibilità di impararla. Molti arabi che vivono in città non sanno né scrivere, né leggere la loro lingua, per questo si affidano alle associazioni per colmare questa lacuna.

L’Associazione Musulmani Bergamo è come una scuola per loro: oltre a imparare, i fedeli di tutte le età, hanno costruito delle solide amicizie e condividono le cinque preghiere della giornata. Inoltre si incontrano con comunità di altri paesi almeno una volta a settimana e una volta al mese seguono corsi di formazione di carattere burocratico con la presenza di ospiti esterni.

Per questo la lunga interruzione causata dal Covid-19 è pesata molto.

Musulmani Bergamo

“Il comune di Bergamo aveva promesso ai credenti che da Ferragosto le sale civiche avrebbero iniziato a riaprire” fanno sapere dall’Associazione. Per questo i fedeli si erano creati delle aspettative che non sono state soddisfatte. “Anche noi abbiamo il diritto di pregare in collettività – è stata la lamentela -, come la Chiesa permette da tempo ai cristiani”.

Altra difficoltà è quella portata dall’imminente cambio di stagione: con l’arrivo dell’autunno non sarà sempre facile per i musulmani pregare nel tendone concesso dall’oratorio San Francesco di Bergamo, in accordo con la Curia.

“Il Comune deve assicurare la tutela dei cittadini, non è facile definire il piano per la sanificazione ambientale e stabilire il distanziamento sociale, se succede qualcosa, la colpa è nostra”, così l’assessore all’Innovazione, Semplificazione, Servizi demografici del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni spiega le cause del disguido.

L'assessore Giacomo Angeloni
Angeloni

Per il momento, sono trentasette le sale civiche ancora chiuse: “A Brescia, ad esempio, manca addirittura il personale per la sanificazione, da loro non si parla nemmeno di una possibile riapertura, noi questo problema non c’è l’abbiamo – continua Angeloni -. Infatti, come apriremo le scuole apriremo anche le sale, ma non vogliamo assolutamente rischiare nuovi focolai. L’associazione è sotto il nostro controllo, è nostra la responsabilità”.

Il Comune, intanto, ha già stabilito una delibera per garantire la riapertura tanto attesa dai fedeli, prevista per il 15 ottobre.

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