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Il Regolamento Sure e l’opportunità per il mercato del lavoro

L’emergenza attuale mostra, inoltre, la necessità di migliorare, attraverso i fondi di Sure, l’apprendimento e le competenze digitali per tutti, ma in particolare per gli adulti inseriti nel mercato del lavoro. Investire nell’istruzione e nelle competenze è fondamentale, per sostenere una ripresa intelligente e inclusiva, e per agevolare la transizione verso un’economia verde e digitale.

Il Regolamento Sure (Sicurezza), del 20 maggio 2020, proposto dalla Commissione il 20 aprile, è diventato operativo a partire dal 20 agosto.

La Presidente Ursula Von der Leyen ha sottolineato che questo importante e urgente provvedimento si è concretizzato in soli quattro mesi. Per dare un concreto aiuto ai lavoratori e agli imprenditori europei, vengono messi a disposizione 81,4 miliardi di euro, sotto forma di prestiti, a tassi di interesse molto vicini allo zero. I fondi verranno raccolti con emissioni di titoli comuni europei. Per ora hanno fatto domanda 15 Stati.

I prestiti, in miliardi di euro, ai 15 Stati: Italia 27,4; Spagna 21,3; Polonia 11,2; Belgio 7,8; Romania 4,0; Grecia 2,7; Rep Ceca 2,0; Slovenia1,1; Croazia 1,0; Slovacchia 0,631; Lituania 0,602; Bulgaria 0,511; Cipro 0,479; Malta 0,244; Lettonia 0,192.

Non hanno fatto richiesta, né la Germania, né la Francia, e neppure i “Paesi Frugali” (Olanda, Danimarca, Austria, Svezia, Finlandia, che hanno reso difficile la trattativa per raggiungere l’accordo sul Next Generation EU, durante il Consiglio europeo del mese di luglio). Anche in questa operazione la Commissione rispetta le regole finanziarie previste con l’Accordo di Basilea e chiede agli Stati, interessati ad ottenere il prestito, di versare al fondo di garanzia una percentuale proporzionale alla cifra concessa.

Per l’Italia si tratta di poco più di tre miliardi di euro. Già versati. Grazie ai fondi concessi da Sure, la cui maturità durerà 15 anni, l’Italia potrà risparmiare, ogni anno, circa 370 milioni di euro, che avrebbe pagato, per interessi, con un prestito ottenuto sul mercato finanziario. Alla fine dei 15 anni il risparmio totale sarà di 5,5 miliardi di euro. Il regolamento fissa le condizioni e le procedure per consentire all’Unione di fornire assistenza finanziaria a uno Stato membro, che subisca o rischi seriamente di subire gravi perturbazioni economiche, dovute all’epidemia di Covid‐19.

La cifra concessa allo Stato, ha lo scopo di consentire il finanziamento di regimi di riduzione dell’orario di lavoro o di misure analoghe, che mirano a proteggere i lavoratori dipendenti e autonomi, e pertanto a ridurre l’incidenza della disoccupazione e della perdita di reddito, nonché per finanziare determinate misure di carattere sanitario, in particolare nel luogo di lavoro.

Nel rispetto delle linee indicate dalla Commissione, in Italia il Fondo potrà finanziare: Cassa integrazione; Indennità per lavoratori autonomi; Collaboratori sportivi; Lavoratori domestici; Congedo parentale; Voucher per baby sitter; Sostegno a disabili; Interventi sulla sanificazione dei luoghi di lavoro. La Commissione europea, nelle sue annuali Raccomandazioni agli Stati, previste nel “Semestre europeo”, formula giudizi e suggerimenti all’Italia, che diventano oltremodo attuali, in vista del buon utilizzo del prestito concesso. Secondo il documento, pubblicate il 20 agosto di quest’anno, le condizioni del mercato del lavoro, nella nostra nazione, prima della crisi COVID-19, erano in continuo miglioramento. Nel 2019 il tasso di occupazione aveva raggiunto il 64 %, il tasso più elevato mai raggiunto, anche se il dato si attestava ancora nettamente al di sotto della media dell’Unione. Il tasso di disoccupazione, purtroppo, è stato costantemente elevato, così come altri indicatori del mercato del lavoro.

I servizi pubblici per l’impiego, in Italia, secondo l’analisi della Commissione, svolgono un ruolo molto modesto e variano notevolmente da regione a regione. Anche il coinvolgimento dei datori di lavoro resta marginale. L’analisi ha portato la Commissione a sottolineare che l’Italia presenta squilibri macroeconomici eccessivi. In particolare, l’elevato debito pubblico e la prolungata debolezza della dinamica della produttività, comportano rischi rilevanti nei rapporti economici con le altre Nazioni, in un contesto caratterizzato da un’elevata disoccupazione e da un livello ancora troppo alto, di crediti deteriorati. Secondo l’analisi della Commissione, prima della pandemia, la situazione sociale stava lentamente migliorando, anche se la povertà lavorativa e le disparità di reddito rimanevano elevati e caratterizzati da notevoli differenze regionali.

Tenuto conto dell’impatto della pandemia di COVID-19 e delle sue conseguenze, gli ammortizzatori sociali dovrebbero essere rafforzati, per garantire redditi sostitutivi adeguati, in particolare per coloro che si trovano in difficoltà nell’accesso alla protezione sociale. Le tendenze demografiche negative e soprattutto la fuga di cervelli, fenomeno che ha assunto dimensioni preoccupanti negli ultimi anni, rischiano di ostacolare le prospettive di crescita. Le difficili condizioni del mercato del lavoro e la mancanza di servizi di qualità rappresentano la causa principale dello spopolamento nelle regioni e nelle zone rurali meridionali. Secondo l’analisi della Commissione, i regimi di riduzione dell’orario di lavoro (cassa integrazione) hanno svolto e sono destinati a svolgere, in un prossimo futuro, un ruolo di primo piano. Molto opportunamente, la possibilità di poter accedere alla cassa integrazione è stata estesa, per includere le micro e piccole imprese, e tutti i settori economici. Le osservazioni che appaiono nel documento sono importanti, perché si avvalgono di un continuo confronto con i servizi analoghi, sviluppati negli altri Paesi europei.

L’occasione che viene data all’Italia, con questo prestito, ora estremamente necessario, ma che peserà per molti anni, nei bilanci e nei programmi delle future classi politiche, ci porta a riflettere, a fondo, sull’uso che verrà fatto di questi finanziamenti.

Innanzi tutto, è cruciale avere un’amministrazione pubblica più efficace, per garantire che le misure adottate, per affrontare l’emergenza e sostenere la ripresa economica, non siano rallentate nella loro attuazione. L’erogazione delle prestazioni sociali, le misure a sostegno della liquidità, l’anticipazione degli investimenti e gli altri interventi, potrebbero non essere efficaci, se trovassero ostacoli o impedimenti nel settore pubblico. Tra le carenze, nell’organizzazione dello Stato, peraltro sottolineate dal giudizio della Commissione, figurano: la lunghezza delle procedure, tra cui quelle della giustizia civile; il basso livello di digitalizzazione; la scarsa capacità amministrativa. A queste limitazioni del nostro apparato amministrativo, molte volte denunciato dalla nostra e dalla stampa estera, è necessario dare una risposta concreta, con interventi formativi e comportamentali, che individuino chiare responsabilità e siano in grado, con la collaborazione delle forze sociali, di sviluppare, soprattutto negli apparati amministrativi, il senso dei doveri, in un quadro di certezza del diritto. Gli stessi interventi, formativi e organizzativi, vanno programmati nel campo della giustizia e nella responsabilità dei Magistrati, con un aumento dell’organico, se necessario, ma comunque con una visione dei risultati, soprattutto nei contenziosi civili, che ci avvicinino ai livelli delle migliori e più organizzate democrazie europee.

L’emergenza attuale mostra, inoltre, la necessità di migliorare, attraverso i fondi di Sure, l’apprendimento e le competenze digitali per tutti, ma in particolare per gli adulti inseriti nel mercato del lavoro. Investire nell’istruzione e nelle competenze è fondamentale, per sostenere una ripresa intelligente e inclusiva, e per agevolare la transizione verso un’economia verde e digitale. I risultati, in termini di istruzione e formazione, continuano a rappresentare una debolezza, e quindi una sfida importante per l’Italia. Il conseguimento delle competenze di base varia notevolmente tra le regioni e il tasso di abbandono scolastico è ben al di sopra della media dell’Unione (13,5 % contro 10,3 % nel 2019).

Nell’analisi della Commissione, anche le limitazioni alla mobilità, e le disparità regionali e territoriali rischiano di inasprirsi, in mancanza di interventi. In quest’ottica, è particolarmente importante investire nell’apprendimento a distanza, nonché nell’infrastruttura della banda ultra larga e nelle competenze digitali di educatori e discenti. L’Italia ha anche una percentuale di laureati in scienze e ingegneria inferiore alla media dell’Unione e il tasso di istruzione universitaria rimane molto basso (27,6 % nel 2019). Attraverso Sure diventa indispensabile intervenire per aumentare la produttività del lavoro in Italia. La produttività, che rappresenta la quantità di PIL (prodotto interno lordo) per ora lavorata, secondo l’OCSE, non aumenta solo se si lavora di più, ma se si lavora in modo più intelligente e riflette la capacità di un’azienda di produrre di più, combinando meglio i vari fattori della produzione, attraverso nuove idee e innovazioni tecnologiche, migliorando i processi e l’organizzazione.

E non è certo un caso che l’Irlanda, che ha il primato della produttività, ha il primato anche degli investimenti in prodotti della proprietà intellettuale, come Ricerca & Sviluppo e software, e, nel 2018 ha investito quasi il 39% del totale in R&D, contro il 7,33% italiano, l’8,09% del Portogallo e l’8,17% della Grecia.

Roberto Benaglia, Segretario FIM-CISL ha affrontato il tema della produttività (Sole 24 ore del 26 Agosto) e ha giustamente scritto che “Servono, sempre più, competenze tecniche, perché il lavoro ora è organizzato non più per prestazioni, ma per risultati, con contenuti crescenti. Per ogni lavoratore occorre: bilancio di competenze (cosa sa fare); cosa imparare per essere occupabili; essere più produttivi. Per ottenere ciò è necessario investire nella formazione continua e evitare che un cassintegrato possa stare sul divano senza fare nulla” .

E individua nelle lingue, nell’informatica e nel digitale, le più opportune competenze per i lavoratori. L’esempio che ci viene da molti altri Paesi europei, che utilizzano i periodi retribuiti, per impegnare, ogni giorno, le persone non occupate, per impartire corsi di formazione, rivolti alle competenze digitali e ai contenuti dei nuovi giacimenti occupazionali, dovrebbe divenire, grazie ai fondi di Sure, una realtà anche per l’Italia.

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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