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"Il Conte di Montecristo": quando la fiction supera il romanzo, e siamo nel 1966 - BergamoNews

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“Il Conte di Montecristo”: quando la fiction supera il romanzo, e siamo nel 1966

Grazie ad una serie di fattori concomitanti. In primis la sintesi pressoché perfetta del racconto, che viene sfrondato dalle parti inutili a tutto vantaggio di una trama molto più scorrevole e intuitiva. E per un grande Andrea Giordana

La coscienza di Zeno”, tratto dal romanzo omonimo di Italo Svevo, è adattato per il piccolo schermo da Daniele D’Anza (che ne era anche il regista) e dal critico e drammaturgo Tullio Kezich. Lo sceneggiato era articolato in tre puntate, trasmesse nella prima serata dell’allora Secondo Programma RAI. La prima puntata andò in onda il 16 marzo 1966, l’anno di cui parliamo qui. Più volte negli anni passati si è creduto che l‘opera di Italo Svevo stesse per diventate popolare, che stesse per raggiungere un numero maggiori lettori disposti a leggerlo e a capirlo, ma nonostante le molte ristampe e questa riduzione televisiva, non lo diventò mai. È probabile che molti “teleutenti” abbiano cambiato canale o fatto altro quando sul video è apparsa la faccia di Zeno. Eppure, la riduzione televisiva di “La coscienza di Zeno”, tratta dal lavoro teatrale di Tullio Kezich, sia pure ispirata con fedeltà e intelligenza al romanzo sveviano, era, con la sua specificità di linguaggio e con una sua originale struttura narrativa, piuttosto semplificata. In realtà, non era facile riportare una materia sveviana così complessa sulla scena: i giochi, gli sbagli, gli incerti, i fascini della memoria che riguarda tanta parte della personalità umana, di cui Svevo è stato il primo indagatore, fratello di James Joyce e di Marcel Proust.

Il cast: Alberto Lionello (Zeno Cosini), Ferruccio De Ceresa (il Dottor S.), Aldo Pierantoni (Alfio Cosini), Serena Bassano (Maria), Enrico Ardizzone (il Dottor Coprosich), Paola Mannoni (Ada Malfenti), Pina Cei (Augusta Malfenti).

Nel 1988 Sandro Bolchi propone una seconda trasposizione del romanzo. La sceneggiatura della fiction televisiva era curata, come già nel precedente sceneggiato, da Tullio Kezich coadiuvato da Dante Guardamagna. Johnny Dorelli era il protagonista, qui impegnato in una delle sue prime interpretazioni drammatiche dopo il successo ottenuto come cantante melodico ed attore comico e brillante.

coscienza di zeno alberto lionello

Una scelta di un’Umbria insolita, poco famosa, battuta dal vento e livida, accanto a uno stile nervoso, concitato e a tratti lirico della regista Liliana Cavani, ci riportano al primo film prodotto dalla RAI, “Francesco d’Assisi”. Con la consulenza storica di Boris Ulianich e sceneggiato dalla stessa Cavani in collaborazione con Tullio Pinelli, fu girato in bianco e nero a 16mm. Il film venne proposto in due puntate, il 6 e l’8 maggio 1966 in prima serata dal primo canale, ed ebbe un pubblico di circa 20 milioni di telespettatori. Ne fu ricavata anche una riduzione cinematografica. Lou Castel impersonava il protagonista. Pur non essendo uno sceneggiato merita menzione per la suddetta novità.

Luisa Sanfelice” è uno sceneggiato televisivo prodotto dalla RAI e trasmesso in sette puntate in prima serata della domenica sera sull’allora Programma Nazionale. Andò in onda fra il 15 maggio e il 26 giugno. Lo sforzo produttivo è ingente e impegna, in quattro mesi di lavorazione, centocinquanta attori, centinaia di comparse ma soprattutto alcune novità tecnologiche: gli esterni, infatti, non sono filmati ma girati in RVM (telecamere invece di cineprese) e la registrazione dei suoni è in presa diretta anche per gli esterni. Il risultato è aderente alla vicenda storica ambientata durante la rivoluzione napoletana del 1799 che vede la giovane nobildonna Luisa Sanfelice, una delle prime eroine pre-risorgimentali, perdutamente innamorata di un giacobino. Lo stesso cercherà di salvarla dalla sua ingiusta condanna a morte. La vicenda era stata già raccontata da Alexandre Dumas padre nel suo romanzo “La Sanfelice”.

Il soggetto era di Ugo Pirro e Vincenzo Talarico, autori anche della sceneggiatura assieme al regista televisivo Leonardo Cortese. Le scenografie erano di Pino Valenti, con aiuto scenografo Giuliano Tullio e i costumi di Giulia Mafai. Gli interpreti principali dello sceneggiato erano Lydia Alfonsi e Giulio Bosetti, impegnati nei ruoli di Luisa Sanfelice e Ferdinando Ferri, i medesimi ruoli ricoperti nel film omonimo del 1942, diretto da Leo Menardi, da Laura Solari e Massimo Serato (gli stessi ruoli saranno ricoperti nel 2004 nella miniserie televisiva-remake “Luisa Sanfelice” da Laetitia Casta e Adriano Giannini). Altri interpreti: Mila Vannucci, Stefano Satta Flores, Elisa Cegani, Guido Alberti, Carlo D’Angelo, Vittorio Sanipoli, Enzo Turco, Antonella Della Porta, Antonio Casagrande, Wanda Capodaglio, Vittorio Mezzogiorno, Silvano Tranquilli.

Realizzato quasi completamente in interni, “Oblamov”, lo sceneggiato andato in onda in quattro puntate dal 18 maggio, è tratto dall’omonimo romanzo di Ivan Aleksandrovič Gončarov (1859). Il regista Claudio Fino basa la sua struttura su primi piani e dialoghi; viene snellito l’impianto narrativo e una serie di scene madri sviluppano la vicenda e tratteggiano i personaggi. La grande attenzione ai particolari, l’esasperazione dei dettagli, non nascondono una diretta derivazione teatrale. Con Alberto Lionello, Nando Gazzolo, Giuliana Lojodice, Checco Rissone, Gianni Caiafa, Lino Troisi.

Amore e tradimento, gelosia e amicizia venduta, un tesoro favoloso, una vendetta implacabile. Tutti ingredienti profusi a piene mani nel più celebre dei romanzi di appendice, “Il Conte di Montecristo”, scritto da Alessandro Dumas e pubblicato a puntate dallo scrittore francese a partire dal 1844. Dumas, con il suo stile classico, crea un personaggio che vive una terribile esperienza, passando dalla libertà ad una ingiusta detenzione; libero grazie ad un espediente e diventato ricchissimo con la scoperta di un favoloso tesoro, Edmond Dantes, il protagonista della storia, si vendica crudelmente di coloro che lo avevano tradito privandoli di onori e ricchezze accumulate durante la sua detenzione, in alcuni casi anche della vita anche se mai di propria mano. Dumas pubblicò questo romanzo a puntate, un feuilleton allungato a dismisura sia per creare suspence, sia per guadagnare qualche soldo in più, visto che era pagato per creare storie che attirassero lettori. Così il romanzo appare lungo a dismisura, con molte pagine descrittive che in alcuni casi tolgono tensione al romanzo; cosicché quando la RAI decide di ridurre il romanzo in uno sceneggiato lungo otto puntate, (Il complotto, Il Castello d’If, Il tesoro, Il conte, Il pane e il sale, L’agguato, Il giudizio, Il perdono) ci si attende una versione che sacrifichi personaggi e situazioni a tutto vantaggio della scorrevolezza del racconto visivo.

Ed invece accade un qualcosa che francamente non era nelle previsioni: lungi dall’essere semplicistico e superficiale, lo sceneggiato si rivela superiore anche al romanzo, grazie ad una serie di fattori concomitanti. In primis la sintesi pressoché perfetta del racconto, che viene sfrondato dalle parti inutili a tutto vantaggio di una trama molto più scorrevole e intuitiva. Andrea Giordana, al debutto, nei panni di Edmond Dantès ottenne un grande successo personale; il cast formato era da attori con grande esperienza teatrale: Giuliana Lojodice, Achille Millo, Alberto Terrani, Ugo Pagliai, Fosco Giacchetti, Sergio Tofano, Enzo Tarascio, Lino Capolicchio, Anna Miserocchi, che interpretano perfettamente i vari personaggi protagonisti del romanzo. Puntuale e precisa la regia di Edmo Fenoglio che, soffermandosi spesso sui volti dei personaggi, ne trae effetti drammatici e a volte cupi. A più di cinquant’ anni di distanza, Il Conte di Montecristo si rivela ancora uno splendido esempio di come si possa ottenere uno spettacolo visivo semplicemente usando la qualità e la cura. Come siamo lontani dalle moderne fiction prive di anima e di contenuti.

Melissa”, lo sceneggiato trasmesso sul Nazionale dal 23 novembre (in sei puntate) rivela al pubblico italiano l’estro dello scrittore e sceneggiatore inglese Francis Durbridge, dai cui romanzi saranno tratti, tra gli anni Sessanta e Settanta, altri sceneggiati di grande successo. Questo fu seguito con crescente entusiasmo (oltre 15 milioni di telespettatori), anche perché vennero girati diversi finali e nessuno seppe fino all’ultimo quale di questi verrà trasmesso.

Trama: giornalista disoccupato da più di un anno, Guy Foster non immagina che le pagine di nera dei giornali londinesi si occuperanno presto proprio di lui. Quando la moglie Melissa viene trovata strangolata tra i viali di Regent’s Park, è lui infatti il primo della lista dei sospettati. La sua innocenza è tutta da provare, come il fatto che la moglie gli abbia telefonato poco prima che ne fosse scoperto il cadavere. Un secondo delitto e un tentato omicidio complicano ulteriormente le cose. Fortuna che Scotland Yard affidi l’indagine all’intraprendente e astuto ispettore Cameron…

Lo sceneggiato vide gli esordi televisivi di Rossano Brazzi, il protagonista, al cui fianco c’erano Turi Ferro che interpreta l’ispettore Cameron di Scotland Yard, Esmeralda Ruspoli, nel ruolo di Melissa, Aroldo Tieri, Laura Adani, Massimo Serato. Regia di Daniele D’Anza.

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