Referendum, votare per il sì o per il no? Ecco cosa faranno i parlamentari bergamaschi - BergamoNews
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Referendum, votare per il sì o per il no? Ecco cosa faranno i parlamentari bergamaschi

Le posizioni in vista del 20 e 21 settembre: prevalgono i 'Sì'

Il referendum sul taglio dei parlamentari, previsto per il 20 e 21 settembre, sta dividendo l’opinione pubblica e i partiti: all’interno della Lega, infatti, sempre fedele al ‘Sì’, ci sono sostenitori del ‘No’, così come il Pd ora chiede al segretario di partito, Nicola Zingaretti, a favore del taglio, di lasciare libertà di voto a chi propende per il ‘No’, come il sindaco di Bergamo Giorgio Gori.

Il Pd

carnevali misiani
Gli onorevoli Misiani e Carnevali

I parlamentari democratici Antonio Misiani ed Elena Carnevali seguiranno l’indicazione nazionale di partito schierandosi a favore del taglio dei parlamentari. “Voterò ‘Sì’ perché si tratta di una riforma parziale – spiega Misiani -, insufficiente dal momento che è necessario differenziare le funzioni di Camera e Senato oltre che intervenire sul numero dei parlamentari, ma ritengo che un allineamento rispetto alle dimensioni parlamentari degli altri paesi, e quindi più ridimensionato, non sia un attentato alla democrazia, anzi può aiutare a migliorare la funzionalità del Parlamento”.

“Il referendum arriva in seguito ad una legge sostenuta praticamente dalla quasi totalità dell’aula parlamentare ma che oggi sembra senza paternità. Una legge approvata all’ultima lettura alla Camera con 553 voti favorevoli – tra cui il mio – 14 contrari e 2 astenuti – dichiara Carnevali -. Non si parli di ‘taglio alle poltrone’ per accarezzare il pelo al populismo, una retorica che io aborro e che non mai ho usato anche quando sostenni la riforma più complessiva proposta dal Governo Renzi. Ricordo invece che, nel 2008, il PD presentò una proposta di legge con la stessa modifica ‘chirurgica’, allora agli art. 56 e art. 57. Ogni posizione è rispettabile, a sostegno del sì ho trovati diversi interventi puntuali come quello di Valerio Onida. Poi c’è la politica: penso che, dopo l’approvazione – già calendarizzata – del testo Fornaro sui correttivi (superamento della base regionale e la riduzione dei delegati regionali) e l’equiparazione del voto attivo e passivo al Senato come alla Camera, si arriverà al superamento del bicameralismo. Sarebbe una riforma a tappe, è vero. Ma tutte le riforme più complesse sono sempre state respinte dal voto popolare referendario, rigettando la volontà di riformare in modo organico e rendere più efficaci le istituzioni”.

Forza Italia

Alessandra Gallone
Alessandra Gallone

Forza Italia, attualmente, è tra i partiti a livello nazionale più divisi sull’argomento, incalzati anche dal leader Silvio Berlusconi che al momento ha deciso di lasciare “libertà di voto” per i militanti e gli eletti del partito, dichiarando di star ancora riflettendo sulla propria posizione. La senatrice forzista Alessandra Gallone, invece, ha ben chiara la sua posizione e voterà ‘No’. “Sono stata una delle firmatarie del documento che è stato depositato in Cassazione per bloccare l’iter referendario – spiega -. Forza Italia è stato il primo partito che aveva presentato una riforma costituzionale che prevedeva il taglio dei parlamentari, ma all’interno di una riforma strutturale in cui andava a toccare tutto il sistema dello Stato di Diritto, non solo un pezzo come in questo caso. Oggi io dico no a questa riforma perché va a toccare solo una delle gambe della macchina che devono essere sempre mantenute in equilibrio se vogliamo che la democrazia abbia un senso. Con la vittoria del Sì, si andrà a realizzare uno squilibrio dei poteri che penalizzerà la voce dei cittadini e danneggerà la Costituzione, la legge delle leggi. In più, auspico che i cittadini che non sono soddisfatti di questo governo, votando no potranno dare un segnale. Dico No non perché sono contraria al taglio, ma perché sarebbe un segnale che non vince sempre la pancia”.

Cambiamo!

Sorte e Benigni
Sorte e Benigni, già Forza Italia e ora in Cambiamo!

Stefano Benigni e Alessandro Sorte di ‘Cambiamo!’ confermano il loro ‘Sì’, nonostante le divisioni all’interno del partito: “Ma è giusto che ci sia una pluralità di idee, infatti abbiamo creato il movimento del No, capeggiato dal consigliere comunale di Villa d’Adda Mattia Roncalli, e quello per il Sì con il vicesindaco di Mornico Luca Signorelli. Io voterò sì, coerente con la mia posizione già espressa e mi sembra poco decorso che molti cambino idea ogni cinque minuti. Sarebbe stato meglio fare una riforma che ci trasformasse in un sistema monocamerale, ma questo può essere un passaggio fondamentale per altri cambiamenti”, spiega Sorte.

“Si tratta di una battaglia storica del centrodestra – gli fa eco Benigni – certo, ci sono delle criticità che riguardano l’assetto complessivo del funzionamento del Parlamento, perché il taglio non comporterà una maggiore efficienza complessiva delle due Camere. Questo referendum riguarda solo il taglio netto del numero che può essere condivisibile sotto il profilo del risparmio, ma non è positivo sotto il profilo dell’efficienza della macchina dello Stato. Per questo motivo mi auguro che dopo il taglio ci sia anche una riforma complessiva che vada a migliorare sotto questo profilo”.

La Lega

Belotti Camera
Il volto orobico della Lega, Daniele Belotti

Un netto e deciso ‘Sì’ anche dal Carroccio in parlamento, seguendo la linea del leader Mattero Salvini. “La Lega ha sempre votato sì, quindi coerentemente l’indicazione è quella del Sì. Anche se al nostro interno c’è un grande dibattito e qualcuno sceglie di votare il contrario. Il mio è un voto dettato dalla coerenza”, spiega Alberto Ribolla.

Un Sì convinto che si accompagna anche alla necessità di impegnarsi di questioni sociali di “maggiora priorità – dichiara Simona Pergreffi – come l’economia, immigrazione, scuola. Pd-5S-Iv continuano invece a dibattere su poltrone e legge elettorale necessaria conseguenza al taglio dei parlamentari. Trovo delirante che invece di agire con provvedimenti necessari per uscire dalla recessione conseguenza dell’emergenza Covid si dibatta di posti in parlamento. Mi fido degli elettori che in tutta coscienza e liberamente – come sempre fanno – decideranno cosa ritengono sia meglio per il futuro della democrazia parlamentare italiana. Peccato solo che con il referendum gli italiani possano solo esprimersi sulla quantità e non sulla qualità dei parlamentari”.

“In questo momento la Lega è più impegnata nelle elezioni regionali a risolvere i problemi reali della gente che a discutere di riforma della legge elettorale (conseguenza diretta dell’eventuale taglio dei parlamentari) come stanno facendo Pd, 5 Stelle e Italia Viva”, sottolinea anche Daniele Belotti.

M5S

devis dori 5 stelle
Il grillino Devis Dori

Con i parlamentari Guia Termini e Devis Dori, il Movimento 5 Stelle conferma lo schieramento per il ‘Sì’, avendo promosso il referendum facendone una delle proprie battaglie politiche. “Ritengo che i parlamentari siano troppi e troppo pochi quelli che di dimostrano di ricoprire bene il loro ruolo. Credo, però, che questa riforma debba essere accompagnata da una revisione dei regolamenti e da una ridefinizione dei collegi e del Senato per riequilibrare il lavoro. Sono a favore della riforma, ma deve essere una partenza, non una fine”, spiega Termini.

“Questa riforma può costituire una spinta a una stagione di innovazioni che rendano più snello il lavoro parlamentare. Chiaramente si tratta di un primo passo: servono poi ulteriori misure per un’equilibrata attuazione, come una buona legge elettorale e nuovi regolamenti parlamentari – afferma Dori – Con il taglio del numero dei parlamentari il rapporto numerico tra parlamentari e cittadini sarà in linea con quello dei maggiori Paesi europei. Oggi abbiamo un parlamentare ogni 65mila cittadini: con la riforma ne avremo uno ogni 100mila, più o meno come in Germania, Francia e Gran Bretagna. Il rischio di aree territoriali o di aree urbane prive di rappresentanti è superabile con un accorto ridisegno dei collegi elettorali. Tra gli effetti del taglio del numero dei parlamentari c’è anche quello della riduzione dei costi del Parlamento, con un risparmio che si stima vicino ai 100 milioni di euro all’anno. Questo Sì può quindi innescare una stagione di altri mutamenti virtuosi del nostro sistema istituzionale”.

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