Guido marinoni

Super-positivi che infettano di più? “Non è certo, altri fattori incidono sulla diffusione del virus”

Nelle ultime ore fra gli esperti si sta discutendo sulla presenza dei "superdiffusori" del Coronavirus: abbiamo chiesto un parere al dottor Guido Marinoni, presidente dell'Ordine dei Medici di Bergamo

Negli ultimi giorni fra esperti si discute sulla presenza di “superdiffusori” del Coronavirus. Secondo le ipotesi formulate si tratta di soggetti che potrebbero avere una carica virale superiore alla media e quindi sarebbero capaci di contagiare un maggior numero di persone rispetto agli altri positivi.

Secondo il direttore del dipartimento di Medicina molecolare e virologica dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, sono prevalentemente asintomatici o quasi, ma sulle loro caratteristiche ci sono ancora posizioni diverse. Abbiamo chiesto un parere al dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo.

C’è chi, asintomatico, ha un potenziale di contagio maggiore?

Gli asintomatici sono contagiosi anche se non manifestano alcun sintomo, quindi vanno trattati come contagiosi. Sono pazienti positivi che non hanno disturbi e vengono individuati casualmente, per esempio perché eseguono lo screening quando tornano da Paesi esteri, sono stati a contatto con qualcuno che ha avuto i sintomi oppure perché effettuano un test sierologico e l’esito è positivo, così si sottopongono al tampone e risultano positivi ma non hanno alcun disturbo: stanno benissimo ma sono contagiosi.

Potenzialmente possono essere tantissimi.

Certo, è stato ed è uno dei principali elementi di forza del Coronavirus. I virus che comportano infezioni lievi faticano meno, mentre quelli come l’Ebola, che uccidono la maggior parte delle persone che infettano, muoiono insieme all’organismo che li ospita. Faticano a diffondersi perché chi ne è affetto e sta male o sta morendo si ritira nella propria abitazione e non ha attorno assembramenti di persone. Per un virus l’ideale sarebbe non arrecare alcun disturbo al suo ospite.

Per questo sembra che il Coronavirus ora abbia una carica virale inferiore rispetto a marzo?

Sono delle ipotesi ma non c’è ancora nessuna prova. Quel che è certo è che un virus che tratta bene il suo ospite ha tutto da guadagnarci. Il Coronavirus si è diffuso in modo così drammatico perché nella maggior parte dei casi dà un’infezione abbastanza lieve, quindi tante persone possono avere pochi sintomi – i cosiddetti paucisintomatici – oppure non ammalarsi, cioè essere portatori sani. Ne abbiamo conferma analizzando i dati sui contagi nella Bassa Valle Seriana.

Ci spieghi

Ad Alzano, Nembro e Albino è risultato positivo ai test sierologici il 40% della popolazione e nella Bergamasca il 20-30%. Significa che 200-300mila persone hanno avuto contatti con il Coronavirus ma ne sono stati ricoverate molto meno e i morti sono stati 6mila: la stragrande maggioranza dei cittadini ha avuto un’infezione lieve o addirittura non si è accorta di averla, non ha accusato sintomi e questo ha favorito enormemente la circolazione del virus perchè quando un individuo è asintomatico continua a svolgere la propria vita sociale normalmente.

Ci sono soggeti più contagiosi di altri: in questi giorni si sente parlare di “super-positivi”

Sarei cauto su questo aspetto. I tamponi sono abbastanza sensibili e rilevano anche cariche virali basse e quanto minore è la carica virale tanto meno un soggetto vicino ha la possibilità di infettarsi. Oltre alla quantità di virus trasmessa, che è un aspetto importante, però, per il contagio contano anche altri fattori, per esempio per quanto tempo si è stati vicino al soggetto portatore e la distanza da quest’ultimo.

Anche per gli asintomatici possono esserci diversi gradi di contagiosità? Bisognerebbe trovarli e tenerli monitorati?

Certo, il problema è che non è possibile fare tamponi a tutta la popolazione.

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