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Bayern über alles per la sesta volta. Ma anche l’Atalanta vince la Champions

In campionato 100 gol i tedeschi, 98 i Gaspboys, che alla prima partecipazione sfiorano la semifinale e mettono paura al Psg

Gira e rigira, la differenza la fanno sempre due gol: due gol da flipper in mischia, al 90′ e al 93′, che promuovono il Paris Saint Germain alla semifinale e due gol del Bayern, che tocca quota 100 in Bundesliga. E l’Atalanta a 98 in Serie A…

Eppure anche quella macchina da gol che è il Bayern ne ha segnato soltanto uno al Psg, proprio come aveva fatto l’Atalanta. Ma è bastato per vincere la Champions, con la rete di quel Coman che è uno scarto della Juve, con quel Neuer (il portierone) che meriterebbe il Pallone d’oro se fosse assegnato, certo più di Neymar e di Mbappè.

Con quel Thiago Alcantara che fa tanta legna e non solo nel centrocampo bavarese e su cui nessuno avrebbe scommesso quando era ‘solo’ il figlio di Mazinho (ex Lecce) e si è affermato prima nel Barcellona e poi nel Bayern. E con quel Lewandowski che anche se per una volta non fa gol è il primo attaccante e nello stesso tempo difensore-uomo pressing dei campioni d’Europa (lui e l’insostituibile Muller). Se a volte Lewandowski vi sembra troppo solo, pensate al lavoro del ‘nostro’ Zapata (teniamocelo stretto nonostante le sirene della Premier inglese) e riguardatevi il gol del Bayern al Psg, con quattro giocatori bavaresi al limite dell’area piccola, pronti a colpire di testa. Proprio come fanno i Gaspboys quando vanno a riempire l’area: non sarà un caso se in Europa ci sono loro, con 98 reti in Serie A, a due passi dal Bayern che sta a quota 100. Quel Bayern che per la sesta volta vince la Champions, come il Liverpool, quasi come il Milan (a 7), ancora lontano dal Real Madrid (13).

Ma anche l’Atalanta ha vinto la sua Champions. Sembrava Cenerentola sperduta al ballo in mezzo a tante regine, alla sua prima volta all’Università del calcio. In realtà, la Dea ha fatto più bella figura di squadre e squadroni che se la tirano tanto, sempre presenti a questa ambitissima Università (e magari non si sono mai laureate, o quasi…).

Comunque, dopo l’inizio shock delle tre sconfitte, 11 gol subìti e due soli segnati, l’Atalanta ha iniziato a volare, molto prima delle note bellissime di “Rinascerò, rinascerai“. Dal 2-0 alla Dinamo Zagabria (26 novembre 2019, Muriel su rigore e Gomez) al 3-0 di Kharkiv sullo Shakhtar, fino al doppio ko al Valencia (4-1 a San Siro e 4-3 in Spagna). E non è solo per campanilismo se aggiungiamo che il Psg ha fatto più fatica con l’Atalanta che col Bayern, visto che in finale ha poi mancato gol clamorosi.

L’Atalanta ha onorato la sua prima Champions: con il gioco, l’entusiasmo, l’orgoglio di una squadra e di una città che perfino nella fase finale a Lisbona è stata la più presente, portando anche in Portogallo i suoi tifosi.

La Dea ha pagato 20′ di stanchezza, il motore che si è inceppato nella spina dorsale della squadra (Gomez, Freuler), mentre gli avversari potevano giocare i loro assi, Mbappè su tutti. Perché poi si potrà pure ammettere la bravura dei tecnici tedeschi, due su due in finale con Flick ex assistente di Low nella Nazionale tedesca vincitore su Tuchel. Però non si può nemmeno rottamare il lavoro degli allenatori italiani, che già avevano vinto scudetti col Bayern (Trapattoni e Ancelotti) e il Psg (sempre Ancelotti) e tuttora propongono un calcio coraggioso e spettacolare e pure redditizio a suon di risultati, guardare per credere l’Atalanta di Gasperini. Affrontarla, ha ricordato Pepp Guardiola, “è come andare dal dentista”.

In attesa del prossimo sorteggio Champions – i gironi verranno definiti il 1° ottobre – conosceremo il calendario di Serie A (1° settembre), che partirà il 19 settembre. E chissà, se si potrà organizzare un’amichevole dell’Atalanta con i campioni d’Europa del Bayern: aperta al pubblico, sarebbe un grande regalo…

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