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Un paradiso di pace e serenità: il Santuario della Madonna di Prada e i prodigi dell’acqua miracolosa

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa a Mapello

La pace si costruisce soltanto camminando insieme, percorrendo lo sconnesso sentiero che conduce le parti in causa all’ambiziosa meta.

La poetica immagine può esser simbolicamente rappresentata dal viale alberato che conduce dal centro di Mapello al Santuario della Madonna di Prada.

La maestosa opera venne infatti inaugurata l’8 settembre 1919, giorno della festività della Natività di Maria Regina della Pace.

Dedicato ai reduci e ai caduti della Prima Guerra Mondiale, il monumento venne realizzato per celebrare l’armonia raggiunta dopo anni di conflitti come rappresentato dai tigli piantumati ai lati.

Realizzato grazie alle donazioni del Barone Gian Maria Scotti e del Cavalier Antonio Taramelli, il viale venne ideato da Gioacchino Gelpi divenendo il secondo più lungo della provincia dopo quello del Santuario di Caravaggio.

Il vero centro della serenità ritrovata rimane però ancora oggi l’edificio sacro posto all’ombra del Monte Canto.

Citato per la prima volta in documento del 1431, esso sarebbe sorto in precedenza su un’area particolarmente antica, come confermato da alcuni sepolcri ritrovati nel XVII secolo all’interno campo detto “ceresale” e risalenti al V-VI secolo a.C.

Ulteriore testimonianza deriva da un blocco di marmo di epoca romana inserito nel muro esterno del presbiterio e nel quale è visibile l’iscrizione “INAGR P XXXV” facente riferimento alla presenza di un’ara a distanza di trentacinque passi.

Ampliata e abbellita nei decenni successivi, la chiesa fu al centro della visita pastorale dell’arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo che impose alcune direttive, fra le quali l’eliminazione dei due altari laterali posti a metà navata centrale.

Nonostante le raccomandazione del prelato piemontese, le due tavole sono ancora oggi presenti e ciò potrebbe esser dovuto alla disobbedienza dei mapellesi oppure a un riposizionamento avvenuto a posteriori.

Il Santuario è però particolarmente conosciuto anche per i prodigi legati all’affresco raffigurante la “Madonna con Bambino, San Pietro da Verona e un offerente”.

Come riportato da Don Carlo Alborghetti nel 1670, le pupille della Vergine avrebbero versato lacrime che, raccolte in un vaso di pietra sottostante, venissero utilizzate per guarire malattie e infermità.

Un giorno però un uomo avrebbe usufruito dell’acqua miracolosa per lavare il proprio cane ammalato e da quel momento il portento si sarebbe interrotto.

Benchè la devozione del popolo sarebbe rimasta a lungo intatta, la perdita d’importanza dell’immagine e la conseguente decadenza spinse i sindaci a chiudere la nicchia e coprirla con calce viva.

Messi in opera nel 1747, i lavori si interruppero bruscamente quando ormai l’effige appariva quasi ormai completamente coperta.

Diversi rumore retrostanti misero in allerta i muratori che, dopo qualche istante, videro il muro cadere e il dipinto riapparire intatto.

Questo venne interpretato come un segno divino, motivo per cui i fedeli decisero di preservare definitivamente la figura.

Allungata e ingrandita nel 1796 e nel 1892, l’aula interna è infine decorata da alcuni affreschi dipinti nel 1956 da Natale Bertuletti e dedicati alla “Vita di Maria”.

Osservando attentamente quest’ultimi è possibile notare come il pittore locale avesse ritratto i volti degli abitanti della zona e riportato alcuni monumenti presenti nella campagna circostante.

Fonti

AA.VV.; Insula: rassegna di studi sull’Isola Bergamasca; Ponte San Pietro; Comunità Isola Bergamasca, Promoisola; 2007

Severino Maggi; Mapello e il suo territorio

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