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“Il mulino del Po” apre il 1963 col botto. E con le riprese in esterno

Il 10 maggio va in onda sul Nazionale la messa in scena televisiva del “Processo a Gesù” di Diego Fabbri: il testo fu denunciato al Santo Uffizio dall'Alleanza Cattolica Tradizionalista con l'accusa di "offesa alla religione e istigazione all'odio sociale".

Uno dei picchi del romanzo sceneggiato televisivo negli anni Sessanta, fu “Il mulino del Po” scritto da Riccardo Bacchelli e andato in onda nel 1963. Sandro Bolchi trascrive ottimamente per immagini la prima parte del romanzo, servendosi di una sceneggiatura dello stesso autore. Ottime caratterizzazioni di Tino Carraro, Gastone Moschin, Giulia Lazzarini e Vittorio Sanipoli; Raf Vallone è un po’ atteggiato, ma indubbiamente efficace nella parte del protagonista Lazzaro Scacerni, un ex soldato napoleonico che si mette a fare il mugnaio nella bassa padana. Attraverso mille difficoltà (il suo nemico giurato è un ex pirata, il Raguseo) riesce a conquistare la prosperità.

Composta da cinque puntate, la serie va in onda la domenica sera dal 13 gennaio al 10 febbraio ed è girata per gran parte nel paese di Crespino, in provincia di Rovigo; molte scene vengono quindi, per la prima volta, girate in esterni; il regista cerca così di uscire dal chiuso degli studi televisivi per raccontare le vicende di personaggi veri, segnati dalla lotta e dall’amore per una terra non sempre generosa. Sceneggiato dallo scrittore insieme allo stesso regista, “Il Mulino del Po” in realtà, è l’adattamento del primo volume che compone l’opera di Bachelli, intitolato “Dio ti salvi”. La mole del romanzo è infatti molto ampia, copre un arco temporale che va dall’epoca napoleonica al primo Novecento. Dopo l’esperienza del ’63, visto il successo riscosso, il regista e l’autore si misero nuovamente al lavoro per completare l’opera. Nel 1971 lo sceneggiato ebbe dunque un seguito composto da quattro nuove puntate: queste coprivano gli altri due volumi del romanzo, ”La miseria viene in barca” e “Mondo vecchio sempre nuovo”. Stesso luogo, ancora il paese di Crespino, cambiano invece gli interpreti, che ora sono Valeria Morriconi, Raoul Grassilli, Ottavia Piccolo, Giorgio Triestini; tra gli altri inoltre, comparivano due cantanti quali Ornella Vanoni e Nanni Svampa. Un ricambio di attori necessario visto che il racconto scritto da Bacchelli non ha un unico protagonista, ma diverse generazioni che si succedono alla guida di un mulino, ricchezza della famiglia intorno a cui ruota l’intera narrazione. L’Italia intanto, vive la dominazione napoleonica, il Risorgimento e la Prima guerra mondiale.

La storia inizia quando Lazzareno Scacerni, un capitano dell’esercito napoleonico in Russia, torna in Italia: qui, ricevuti alcuni beni per aver prestato soccorso al capitano Mazzacurati, l’uomo costruisce un mulino il cui nome è Diotisalvi. Su di esso, in segno augurale, viene dipinto San Michele che uccide il diavolo con una spada. Di generazione in generazione, la proprietà si trasmette di padre in figlio, attraversando le vicende storiche che hanno segnato l’Italia nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento. Dal matrimonio con Dosolina nasce Giuseppe, padre di Lazzarino, che raggiunge Garibaldi e muore a Mentana. A fortune alterne, l’autore segue le vicende dei discendenti di Lazzareno Scacerni, il nipote Lazzarino e i suoi figli Princivalle e Giovanni. Ultimo della famiglia sarà Lazzaro Scacerni, un orfano adottato da Giovanni e morto sul Piave nel 1918.

Nell’ambito del ciclo curato da Federico Zardi, dedicato a “Vent’anni di teatro americano, Vittorio Cottafavi porta in televisione il dramma in due atti di Tennessee WilliamsLo zoo di vetro”. Ambientato nel sud degli Stati Uniti durante gli anni Quaranta del secolo scorso, narra di Tom, giovane impiegato sognatore, che racconta la sua storia, soffermandosi in particolare sui rapporti in famiglia con Amanda, la madre abbandonata dal padre anni fa e che lo ha cresciuto insieme alla sorella Laura, zoppa a causa di una malattia e profondamente introversa.

La distanza fra una rappresentazione puramente teatrale e una per la televisione è, anche in questa circostanza molto piccola; il regista emiliano d’altronde era uso a questo genere di lavori e ancora lo sceneggiato televisivo non si era granché emancipato dal teatro. Scene e costumi, dialoghi, montaggio: tutto ridotto al minimo indispensabile, con un testo di base celebre e un manipolo di attori non troppo celebri (allora) ma funzionanti. Fra di essi vale la pena citare Umberto Orsini, Orazio Orlando, Anna Maria Guarnieri e Sarah Ferrati. Esteticamente il lavoro lascia un po’ a desiderare, ma questi erano i canoni contemporanei del film televisivo. Cottafavi nel solo 1963 ne girò ben cinque, fra i quali anche una riduzione de “Gli spettri di Ibsen”.

Il 22 aprile il Secondo Programma trasmette la messa in scena televisiva de ”Il Cardinale Lambertini”, per la regia di Silverio Blasi. Tratta dalla commedia del bolognese Alfredo Testoni, è incentrata sulla figura del cardinale Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna e poi papa con il nome di Benedetto XIV. Lo sceneggiato è stato un cavallo di battaglia di Gino Cervi, interprete principale, accanto a Claudio Gora e Lia Angeleri. A distanza di vent’anni, il regista Luigi Squarzina ripropone la commedia sviluppandola in due puntate e scegliendo come interpreti Gianrico Tedeschi, Magda Mercatali e Barbara Nay.

cardinale lambertini gino cervi

Il 10 maggio va in onda sul Nazionale la messa in scena televisiva del “Processo a Gesù” di Diego Fabbri. La prima rappresentazione, avvenuta al Piccolo Teatro di Milano il 2 marzo 1955, ebbe la regia di Orazio Costa: tra gli interpreti figuravano Tino Carraro, Sergio Fantoni, Augusto Mastrantoni, Checco Rissone, Miranda Campa, Maria Rosa Gallo, Francesco Mulè. Dati i contenuti dell’opera e il travisamento del significato della stessa, l’anno successivo il testo fu denunciato al Santo Uffizio dall’Alleanza Cattolica Tradizionalista con l’accusa di “offesa alla religione e istigazione all’odio sociale“. La trama: alla fine della guerra un vecchio professore ebreo e i suoi familiari scampati ai lager nazisti tengono ogni sera uno spettacolo dibattito sul processo che venne condotto contro Gesù Cristo dalle autorità di Gerusalemme duemila anni prima. Scopo del dibattito è accertare se Cristo venne giudicato rettamente secondo la legge dell’epoca. Una sera però una serie di interventi fra il pubblico turbano fortemente il professore e gli altri membri della sua compagnia. La regia è di Sandro Bolchi, con Mariolina Bovo (Maria di Nazareth), Mario Feliciani (Davide), Nando Gazzolo (Intellettuale), Alberto Lupo (Sacerdote), Achille Millo (Giuda), Davide Montemuri (Giovanni), Aldo Silvani (Caifa), Gianrico Tedeschi (Giudice). Il 12 aprile 1968, Gianfranco Bettetini si cimenta con lo stesso soggetto; Fosco Giachetti, Diana Torrieri ed Ernesto Calindri animano questo secondo “processo” televisivo.

Delitto e castigo” viene proposto come inaugurazione degli studi televisivi di Napoli. Questa versione, ambientata in una gelida Pietroburgo, anziché nell’afa estiva di luglio come nel romanzo. La struttura del romanzo viene comunque mantenuta intatta, senza tralasciare i necessari accorgimenti spettacolari, ma mantenendo la sua sostanza morale. Sceneggiato da Giovanni Vallon e diretto da Anton Giulio Majano, viene trasmesso sul Secondo Programma in sei puntate dal 30 maggio al 4 luglio. Il cast era costituito da attori, come sempre in quegli anni, di provata capacità e di formazione teatrale: Luigi Vannucchi, Ilaria Occhini, Mario Feliciani, Rina Franchetti, Lida Ferro, Ubaldo Lay, Ivo Garrani e includeva una ancor giovanissima Loretta Goggi. Vent’anni dopo, nel 1983, il romanzo ha avuto una nuova trasposizione in miniserie televisiva a opera di Mario Missiroli, su sceneggiatura di Tullio Kezich e con l’interpretazione di Mattia Sbragia, Susanna Martinková, Piera Degli Esposti, Piero Mazzarella, Pino Micol, Lino Troisi, Gabriele Ferzetti.

“Demetrio Pianelli” è uno sceneggiato televisivo diretto da Sandro Bolchi e trasmesso in quattro puntate dal 22 settembre dal Programma Nazionale. È tratto dall’omonimo romanzo di Emilio De Marchi pubblicato nel 1890. Fra gli interpreti principali figurano Paolo Stoppa, Raul Grassilli, Loretta Goggi, Ave Ninchi, Mara Berni, Tino Scotti, Gianrico Tedeschi. Trama: Cesarino Pianelli (Raul Grassilli), è un contabile sposato con Beatrice e con tre figli, la dodicenne Arabella e due maschi più piccoli, Mario e Naldo. Accanito giocatore d’azzardo, sottrae dalla cassa dell’ufficio postale per il quale lavora una somma di denaro destinata a pagare un debito di gioco ma, scoperto, e impossibilitato a pagare il debito, si suicida, affidando la sua famiglia al fratello Demetrio (Paolo Stoppa). Quest’ultimo si prende cura dei nipoti e della cognata della quale si innamora. Questa, però, ignara dei sentimenti provati dal cognato, deciderà di riprendere marito con un parente, preferendolo a Demetrio. Altri interpreti: Mara Berni, Gianrico Tedeschi, Loretta Goggi, Ave Ninchi, Tino Scotti.

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