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Generi alimentari e medicine, la raccolta Caritas per la popolazione martoriata di Beirut

In queste settimane i volontari di Caritas stanno fornendo beni alimentari, sostegno medico e psicologico ad un alto numero di sfollati.

Sono passate ormai due settimane dal 4 agosto, giorno in cui un imponente esplosione, molto probabilmente causata da 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio stoccato nel porto di Beirut, ha devastato gran parte della capitale libanese.

Il bilancio delle vittime è in continua evoluzione: 6.000 sono le persone rimaste ferite e circa 300.000 coloro che si sono trovati senza casa.

Proprio in questi momenti, quando l’attenzione mediatica e la stampa internazionale ritornano a volgere il loro sguardo altrove, è ancora più importante trovare forme di solidarietà e di prossimità verso questo popolo.

La Svizzera del Medio Oriente, il Paese delle libertà democratiche, donne velate accanto a donne in minigonna. In molti modi è stato definito il Libano, esaltando le sue peculiarità rispetto alle altre Nazioni della regione e contribuendo a creare un’immagine edulcorata non sempre in linea con la realtà dei fatti. L’esplosione nel porto di Beirut è infatti avvenuta in un momento particolarmente drammatico del “Paese dei Cedri”.

Il collasso del sistema bancario combinato con un insostenibile aumento del debito pubblico, ha portato il governo a dichiarare, a marzo 2020, il default finanziario.

Il conseguente peggioramento della crisi economica, avvenuto di pari passo con il periodo di lockdown, ha condotto circa la metà della popolazione libanese sotto la soglia di povertà. Il crollo della moneta locale e l’aumento esponenziale dei prezzi ha reso impossibile, per un numero sempre maggiore di famiglie, procurarsi beni alimentari di base. A partire da ottobre 2019, inoltre, una serie di proteste avevano attraversato tutte le maggiori città libanesi.

I manifestanti, in larga parte giovani di diverse estrazioni sociali e religiose, innalzavano all’unisono un grido contro un apparato politico corrotto che in tutto il dopo guerra non ha mai dato valide risposte ai numerosi problemi che attraversavano il Paese. In particolar modo una pesante accusa veniva mossa nei confronti del sistema confessionale, che regge il Libano fin dalla sua indipendenza dalla Francia, caratterizzato da una rigida spartizione delle massime cariche politiche e militari tra le diverse religiose. Un ordinamento sui generis che era stato posto a tutela delle minoranze ma che è divenuto un freno al progresso e ha favorito proliferare di corruzione, clientelismo e malgoverno. E’ molto probabile, stando alle informazioni fin ora reperite, che la stessa esplosione sia un effetto di questa mala gestione.

Gli ultimi dati sulla diffusione del coronavirus, inoltre, stanno registrando un aumento dei contagi e dei morti. Il momento è particolarmente delicato se si pensa che, oltre all’enorme numero di feriti da gestire, l’esplosione ha duramente danneggiato tre importanti ospedali della città e il sistema sanitario, quasi esclusivamente privato, come dichiarato recentemente dal ministro alla Sanità, ha già esaurito i posti in terapia intensiva.

L’innata capacità del popolo libanese di rialzarsi è stata più volte decantata. Ancora una volta Beirut non si dà per vinta.

Tuttavia, come ha precisato l’OMS la “leggendaria resilienza dei libanesi è stata raramente messa così alla prova”. Per la ricostruzione di Beirut sono molte le campagne di aiuti messe in campo da ONG, associazioni e istituzioni nazionali e sovrannazionali.

Caritas italiana e Caritas Roma hanno lanciato un appello per la costituzione di un fondo di 25mila euro a sostegno di Caritas Libano, impegnata in prima linea nel gestire l’emergenza. Fin dal giorno successivo all’esplosione, le loro attività di supporto non si fermano. In queste settimane i volontari di Caritas stanno fornendo beni alimentari, sostegno medico e psicologico ad un alto numero di sfollati.

Il Dipartimento giovani di Caritas, inoltre, si sta adoperando per rendere agibili le case meno danneggiate, sgomberando dai detriti strade ed abitazioni e attraverso piccoli lavori di manutenzione, in modo da poter restituire il prima possibile le abitazioni ai loro legittimi inquilini.

Sostenere le piccole realtà territoriali è un modo essenziale per dare sostegno immediato alle vittime più colpite.

È possibile contribuire con donazioni al conto corrente postale 001021945793 intestato a Fondazione “Caritas Roma” – ONLUS (Via Casilina Vecchia 19), causale “Libano 2020”; bonifico bancario Banco Posta IBAN: IT 50 F 07601 03200 001021945793.

2020.08.06 – Emergenza Libano

Davide Manzoni è un’operatore Caritas, è bergamasco ed è legato al progetto di solidarietà in Libano.

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