Il ricordo

Valerio Bettoni: “Romiti ha saputo portare anche Bergamo in Cina”

La conoscenza e la frequentazione tra l'amministratore della Fiat e l'allora presidente della Provincia di Bergamo risale in particolare al 2001, in occasione della ricorrenza – con relativi festeggiamenti – per i 30 anni dell’Istituto italo cinese

“I rapporti con Cesare Romiti sono sempre stati improntati a serietà, schiettezza e cordialità. Era un uomo del fare, che non si perdeva in fronzoli. Andava dritto al cuore dell’evento, quale che fosse”, questo il primo ricordo di Valerio Bettoni che, da presidente della Provincia, ha avuto modo di conoscere e collaborare con l’ex-presidente e amministratore delegato della Fiat.

“Non era uno che amava le tangenziali: da uomo d’acciaio – continua Bettoni – sapeva quel che voleva e preferiva sempre percorrere le direttissime. Voleva raggiungere gli obiettivi che si prefissava nei suoi intensi e fecondi rapporti intessuti con i vertici cinesi”.

La conoscenza e la frequentazione tra Romiti e Bettoni risale in particolare al 2000, in occasione della ricorrenza – con relativi festeggiamenti – per i 30 anni dell’Istituto italo cinese. Bettoni si muoveva al fianco del senatore bergamasco Enzo Berlanda, altro nome che figura tra i protagonisti della modernizzazione del Paese: l’allora presidente di Via Tasso entrò come membro del Consiglio dell’Istituto italo cinese. “Dopo la morte di Vittorino Colombo – riprende Bettoni – Giulio Andreotti era diventato presidente onorario, mentre il presidentissimo fu naturalmente Romiti, soprattutto nella successiva Fondazione Italia Cina, da lui voluta. Alle celebrazioni dei 30 anni, nel 2000, furono molti gli incontri, a tutti i livelli: politici ma anche imprenditoriali, che era il mondo cui prestava più attenzione Romiti”.

In quell’occasione, durante la visita di cui faceva parte anche Bettoni, furono moltissime le personalità avvicinate, con tappe anche a Shanghai, “dove ci recammo dal sindaco della città più grande della Cina, crocevia economico-finanziario su scala mondiale. Lì – continua Bettoni – c’era anche un ufficio della Regione Lombardia, che raggiungemmo”.

I gagliardetti e le cravatte
dell’Atalanta a Pechino e Shanghai

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Per dare una sottolineatura orobica, Bettoni portò con sé oltre alla medaglia d’oro della Provincia di Bergamo, che fu poi consegnata al premier cinese a Pechino, anche gagliardetti e cravatte dell’Atalanta, dono del presidente Ivan Ruggeri, “che anche Andreotti volle avere come ricordo di quello storico momento vissuto nel Parlamento centrale della capitale dalla nostra folta delegazione. Basti dire che ci fu una serata con 600 personalità di spicco di ogni settore, dall’economia alla finanza, dalla politica alla cultura, fino alla sanità. Furono visite trionfali ovunque – ricorda Bettoni – e sempre con folta partecipazione di autorità cinesi. A Pechino andammo alla tomba di padre Matteo Ricci, missionario gesuita, storica figura di matematico, cartografo e sinologo ancora molto rispettato e considerato. Un altro snodo che visitammo fu Jinan, capitale della Provincia di Shandong, la cui prefettura si estende su una superficie di 10,244 kmq, con una popolazione di quasi 7,5 milioni di abitanti”. Bettoni prosegue: “Prima di iniziare l’incontro, il sindaco di Shanghai e il primo ministro cinese mi dissero: ‘Lei è un grande amico della Cina e noi non lo dimenticheremo mai'”.

Dall’attendismo iniziale
alle forti convergenze

Un uomo che ha fatto da grande tessitore nei rapporti che Romiti seppe sviluppare con Pechino e che ha collaborato fattivamente anche con Valerio Bettoni è Alcide Luini, che vive a Laveno Mombello e che fu dapprima direttore dell’Istituto italo cinese e poi primo direttore della Fondazione Italia Cina dal 2004 al 2011. Fu proprio lui a portare avanti la candidatura di Romiti, alla morte di Vittorino Colombo. Ci dice, per Bergamonews: “Ho avuto il privilegio di lavorare con un uomo di grande lungimiranza e di sicuro spessore, sia imprenditoriale che umano. Nel 1999 feci la proposta che Romiti diventasse presidente dell’Istituto italo cinese. Non fu subito luna di miele, c’erano ancora – a livello internazionale – diffuse nebbie di diffidenza che poi furono presto dissipate dal pragmatismo e dall’operatività di Romiti in tutti i campi dove si espresse la sua intensa azione. Romiti ha avuto il merito di credere, passando da una visione attendista verso la Cina a una visione di convergenze e di collaborazione”.

Proprio quest’anno ricorrono i 50 anni del riconoscimento delle relazioni diplomatiche: Romiti divenne presidente dell’Istituto italo cinese nel 2001. “Siccome si sentiva un po’ vincolato – riprende Alcide Luini – nel 2004 costituì la Fondazione Italia Cina, con la quale voleva potenziare l’importanza dei rapporti con quello che è diventato il secondo colosso su scala mondiale. Essendo libera da legami istituzionali, il ruolo di Romiti diede una spinta propulsiva su quelle nuove frontiere. Questo dinamismo era uno dei molti carismi della personalità di Romiti che è stato presidente fino al 2018″.

Dopo di lui ci fu al vertice della Fondazione Alberto Bombassei e, dall’aprile di quest’anno, Mario Boselli.

L’incontro in Provincia
tra Rita Levi Montalcini
e la figlia di Deng Xiaoping

Bettoni rita Levi Montalcini figlia di Den Xiao Ping
Valerio Bettoni, nel 2004, nella sede della Provincia di Bergamo tra Rita Levi Montalcini e la figlia di Den Xiao Ping, Deng Xiao Rong

In Valerio Bettoni resta la memoria di un Romiti determinato, energico e franco. “Tra i molti momenti vissuti insieme c’è un incontro indimenticabile a Bergamo, in occasione di uno spettacolo della Compagnia nazionale del balletto del Tibet al Palacreberg, preceduto da una cena molto conviviale al Palamonti, con il CAI. Era stato proprio Romiti a segnalarmi questa presenza, aggiungendo però una premessa di notevole rilievo per il mondo imprenditoriale ed economico ma anche culturale e scientifico. A Bergamo era arrivata una figlia del potente leader cinese Deng Xiaoping. C’era contemporaneamente tra noi il Premio Nobel Rita Levi Montalcini: organizzammo velocemente un’accoglienza per le due donne in Provincia e seguì un incontro al San Marco per imprenditori e uomini dell’economia e finanza. Romiti mi chiamò per ringraziarmi. Non dimenticherò mai le sue parole: ‘Lei ha compiuto un autentico prodigio. La figlia di Deng è rimasta colpita dal calore e da come l’avete ricevuta’”. Anche da questi piccoli particolari si possono capire il valore e la capacità dello stile Romiti”.

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