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“The OA” ovvero, la forza dell’empatia

The OA è mistico, vibrante, unico e la sua forza non sta solo nell’originalità del soggetto, nell’unione fra i generi e le tradizioni, nella creazione di personaggi unici e ambientazioni fantastiche, ma nei suoi personaggi

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Un video ripreso con il cellulare, in verticale, quasi per caso. Ci troviamo su un ponte trafficato, fuori campo c’è la voce di un bambino: è lui l’artefice del video e sta parlando con una donna, probabilmente sua madre. La macchina davanti si ferma. Una donna dai lunghi capelli biondi scende, ha un vestito grigio ed è scalza. Corre nel traffico, si affaccia dal ponte. Il bambino che filma è spaventato, la scena è inusuale. La ragazza scavalca le barriere, il telefono la segue. Potrebbe buttarsi giù da un momento all’altro. Si volta, guarda dritta verso di noi, come se fosse consapevole che la stiamo guardando, che non possiamo fare altrimenti. E lei guarda noi, vuole che noi la vediamo. Il bambino e la madre sono terrorizzati, si sente: “è caduta!”. Lei si butta.

L’inizio di The OA, serie tv Netflix composta da due stagioni, iniziata nel 2016, colpisce nel segno, sa cogliere l’attenzione. La donna dal vestito grigio è Prairie, interpretata da Brit Marling, protagonista, autrice e produttrice della serie. Prairie è un prodigio: sette anni fa era scomparsa in circostanze misteriose e ora è ricomparsa, con un grande cambiamento: le è tornata la vista.

Il suo ritorno è una notizia incredibile, ma Prairie non vuole collaborare con l’FBI, profondamente interessata a scoprire cosa sia successo alla ragazza durante tutto questo tempo. Lei invece sostiene che deve trovare una persona, chiamata Homer, e per farlo necessita internet, strumento che le viene vietato dall’ospedale – dopo essere stata ricoverata per la caduta – vista la sua delicata condizione psicologica. Ma Prairie non si dà per vinta e si reca in una vecchia casa abbandonata, utilizzata come luogo di spaccio, e chiede aiuto a Steve Winchell, un ragazzo aggressivo con problemi scolastici e sociali. Fra i due si instaura subito un rapporto di fiducia e in cambio di un favore Prairie, che si presenta come PA (OA in originale) chiede cinque persone, a cui raccontare la sua storia e che sono indispensabili per completare la missione.

The OA è sicuramente una delle punte di diamante di Netflix, che unisce il fantascientifico al dramma, realizzando una commistione di generi per un prodotto davvero incredibile.

La prima stagione inizia con la storia della piccola Prairie, nata in Russia e che dopo un incidente, ha perso la vista e si è trasferita in America. È proprio grazie a questa quasi – morte (EPM), la protagonista sa suonare meravigliosamente il violino e sarà proprio questa sua capacità, a farle incontrare HAP (Jason Isaacs), un crudele scienziato che si occupa dello studio di persone che hanno subito esperienze vicino alla morte e che si trasformerà nel suo carceriere.

La forza di The Oa non sta solo nell’originalità del soggetto, nell’unione fra i generi e le tradizioni, nella creazione di personaggi unici e ambientazioni fantastiche, ma nei suoi personaggi, in particolare la protagonista. La forza di Prairie – una grandissima Brit Marling – sta nell’empatia, nella sua capacità di comprendere i sentimenti degli altri e il mondo attorno a sé. Con una caratteristica, che convenzionalmente viene considerata come una debolezza, The OA mostra la forza della sensibilità, della percezione della vita che sta attorno a noi in molteplici forme, ed è questa la linfa vitale della serie.

The OA è mistico, vibrante, unico. E nonostante Netflix ne abbia annunciato la cancellazione, la speranza è che la parola Fine per questa serie tv, non sia ancora davvero arrivata.

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