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La tesi di laurea di Simone sugli abusi minorili: fenomeno silenzioso ma presente

La voglia di aiutare e la mancanza di strumenti, questo ha portato Simone a cercare risposte per essere preparato. “Spesso i bambini che subiscono abusi non si accorgono di esserne vittima, perchè per loro è normalità. Sta agli adulti che gli stanno intorno accorgersene.”

Studio osservazionale retrospettivo dei casi dei minorenni vittime di abuso assistiti presso l’ASST-Papa Giovanni XXIII, segnalati all’Autorità Giudiziaria”. Questo è il titolo della tesi di laurea in infermieristica di Simone Nani, un ragazzo di Gazzaniga, classe 1997.

Come mai la scelta di voler trattare il tema della violenza e degli abusi sui minori?

Mi sono ritrovato ad aiutare due bambini e mi sono reso conto che non avevo le conoscenze sufficienti per capire come muovermi in queste situazioni. Anche chiedendo aiuto a dei professionisti, non mi veniva data la risposta che cercavo. Avrei potuto fare molto di più per questi bambini, ma anche per la loro nonna che chiedeva aiuto. Ho svolto questo lavoro di tesi perché volevo cercare risposte. È stato preziosissimo l’aiuto della Dr.ssa D’Urbino, Magistrata e Giudice del Tribunale per i Minorenni di Brescia, che mi ha spiegato come dovrebbero effettivamente funzionare le cose.

Cosa s’intende con “abuso sui minori”?

Esistono vari tipi di abuso. Non c’è solo quello fisico, sessuale o psicologico. Sono tipi di abuso anche la trascuratezza, il non preparare la colazione al bambino, il non curarsi della sua igiene o il non occuparsi di lui e di tutti i suoi bisogni.

Spesso i bambini che subiscono abusi non si accorgono di esserne vittima, perchè per loro è normalità. Sta agli adulti che gli stanno intorno accorgersene.

Quali sono i principali danni che la violenza sui minori può arrecare al bambino?

A questa domanda ha risposto anche la Dr.ssa Tondina, Capo Procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia, nell’intervista che le ho fatto, presente in tesi, con una risposta semplice, ma chiarissima. Se il bambino è inascoltato e non viene creduto perde fiducia nel mondo degli adulti, e perdere fiducia nel mondo degli adulti significa creare al bambino problemi a livello psicologico; significa in un certo senso far credere al bambino o alla bambina che la situazione di violenza che essi stanno vivendo sia legittimata e considerata normale. Quando normale non lo è affatto.

Il maltrattamento delle bambine e dei bambini si alimenta con il silenzio di coloro che gli stanno intorno. Non è credibile che le maestre, i professori, i pediatri, i preti dell’oratorio, gli infermieri della pediatria e i vicini di casa non si accorgano di quello che sta accadendo. Tutti dovremmo sentirci responsabili. Bisognerebbe avere molto più coraggio facendo segnalazioni e denunce.

Nella tua tesi scrivi: “Secondo le stime di Terres des Hommes e CISMAI (2013) sono circa 100.000 i bambini/e maltrattati/e che ogni anno vengono presi in carico dai Comuni italiani e secondo la stima della WHO (World Health Organization) per ogni caso conosciuto ve ne sono altri 9 sommersi che non verranno seguiti (2013).”

Quello che è emerso dalla casistica dall’ASST Papa Giovanni XXIII è un numero di 104 minorenni presunte vittime di violenza, abuso e maltrattamento segnalati alle Autorità Giudiziarie.

La segnalazione è il primo step, dopo ci sarà un accertamento giudiziario tramite un’indagine.

Confrontando il numero di violenze sui minorenni riscontrate nella ASST Papa Giovanni XXIII e nell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, considerando che quest’ultimo ha uno specifico servizio per la rilevazione e gestione dei minorenni vittime di abuso, nello stesso periodo di tempo, il secondo ha riscontrato 385 casi contro i 104 di Bergamo e provincia che, comunque, ha una densità di popolazione maggiore rispetto a Firenze.

Il fenomeno della violenza di genere, come dice la giudice Paola di Nicola, è un fatto criminale ma soprattutto culturale, e quindi le denunce che i sanitari dovrebbero fare risentono anche dei propri pregiudizi e stereotipi di genere.

Quali sono i cambiamenti necessari per cambiare la situazione?

Ci sono diverse opzioni che potrebbero essere messe in atto. Nella mia tesi ho proposto di inserire, all’interno degli ospedali, un’equipe adeguatamente formata che si occupi di abusi e violenza sui minori.

Ovviamente, quest’equipe dovrebbe essere costituita da persone che siano in grado di interagire con i bambini e che siano dotate di particolare sensibilità, empatia, umanità e certamente di competenze specialistiche in tema di violenza di genere.

Altra necessità è la creazione di un protocollo inter-istituzionale tra la magistratura minorile di Brescia, la magistratura ordinaria di Bergamo, le aziende sanitarie della provincia e tutti i servizi di Tutela Minori. Solo stabilendo cosa ogni singolo servizio potrebbe fare è possibile ottenere un approccio che sia pienamente olistico e bambina/o centrico.

La letteratura internazionale pone delle linee guida di comportamento da tenere con i bambini che sono vittime di violenze. Ad esempio, un bambino o una bambina che hanno subito un maltrattamento o una violenza non possono essere obbligati con la forza a subire l’effettuazione di un tampone anale, vaginale o di una visita ginecologica. Questo a differenza di quanto normalmente avviene in ambito pediatrico, dove l’utilizzo della forza per effettuare procedure è ancora una routine e non, come a mio avviso dovrebbe essere, un intervento residuale ed una estrema ratio.

“Il bambino che ha subito abusi può non presentarne i segni” come si capisce se un bambino ha subito violenze?

La letteratura internazionale ammette che un bambino che ha subito, ad esempio, violenze sessuali può non presentare segni clinici evidenti.

Infatti, la maggior parte degli abusi sessuali avviene in ambiente famigliare ad opera di un parente, spesso non si tratta di veri e propri rapporti sessuali con penetrazione violenta e brutale, ma con continui e sistematici atteggiamenti, palpeggiamenti, toccamenti e altre attività sessuali come la visione di materiale pornografico.

Come si dovrebbe comportare il personale sanitario?

Il bambino che arriva in pronto soccorso e rivela all’infermiere di triage o al medico una situazione riconducibile ad una fattispecie di reato procedibile d’ufficio, obbliga tutti i professionisti, in quanto pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, a fare la denuncia, a prescindere dal fatto che ci siano o meno i segni clinici dell’abuso. La valutazione circa la veridicità delle dichiarazioni del minore è compito della Magistratura Minorile e di quella Ordinaria.

Un altro caso che può far partire la segnalazione è, al contrario, la presenza di segni clinici come lividi o fratture non coerenti con il racconto dell’accaduto, senza la rivelazione del bambino o di chi lo accompagna. Ad esempio, un neonato che non gattona o che non cammina è difficile che si rompa un polso.

L’obbligo di denuncia ricade sul pubblico ufficiale e sull’incaricato di pubblico servizio a cui il bambino dichiara una fattispecie di reato procedibile d’ufficio e non è delegabile. Significa che se, ad esempio, l’assistente sociale viene a sapere qualcosa da un parente che sta cercando di aiutare il bambino che subisce maltrattamenti in famiglia, non può dire al parente di fare la denuncia per conto proprio. La denuncia deve essere fatta dal pubblico ufficiale e dall’ incaricato di pubblico servizio che ricevono la rivelazione dal minore o dal parente accompagnatore.

Cos’è la violenza assistita?

Con la legge 69/19, cosiddetta Codice Rosso, la violenza assistita è stata introdotta nel codice penale con la modifica dell’art. 572, maltrattamenti contro famigliari o conviventi. Ovvero il minorenne che assiste direttamente o indirettamente al maltrattamento di un famigliare, che nella maggior parte dei casi è la madre, è considerato persona offesa del reato. È procedibile d’ufficio quindi significa che nel momento in cui una donna dichiara di aver subito maltrattamenti da parte del compagno o del marito, in presenza dei figli, è obbligo fare una denuncia anche al Tribunale per i Minorenni. C’è poi da chiedersi se il padre che maltratta, violenta e abusa anche a livello psicologico la madre dei propri figli, sia in grado di mantenere una qualche responsabilità genitoriale.

Il lockdown ha incrementato la violenza domestica sui minori?

Sicuramente se una situazione era delicata prima, il lockdown non l’ha migliorata. Risponderei alla domanda utilizzando le parole della dr.ssa Kustermann, che durante un webinar ha fatto un appunto personale ai servizi sociali, definendo l’interruzione del lavoro educativo e dei controlli domiciliari nei confronti di coppie con minorenni che assistono a violenza una cosa “particolarmente grave”. Sarebbe bastato andare a casa dei minori con gli opportuni dispositivi di protezione. I contatti virtuali non sono stati sufficienti.

Se un bambino è vittima di violenze e l’assistente sociale gli chiede in videochiamata come vadano le cose in casa, questo non si esprimerà liberamente in presenza dei genitori.

“Voi mi dite: “Siamo stanchi di stare con i bambini”. Avete ragione. E dite ancora: “Perché dobbiamo abbassarci al loro livello. Abbassarci, chinarci, piegarci, raggomitolarci”. Vi sbagliate, non questo ci affatica, ma il doverci arrampicare fino ai loro sentimenti. Arrampicarci, allungarci, alzarci in punta di piedi, innalzarci. Per non ferirli.” Janusz Korczak

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