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“Eleanor Oliphant sta benissimo” per chi vuole creare un legame emotivo col racconto

Ci avvicineremo al dolore, all’acool, al calore di un amico e al sorriso inaspettato di una sconosciuta. Impareremo a vedere il mondo in modo diverso, indossando le vesti di Eleanor, una donna con un passato nascosto nella nebbia del dolore. Cosa scopriremo? Un viaggio di emozioni

Eleanor Oliphant sta benissimo, eppure ha un po’ di buio dentro di sè. Ha una vita normale come tanti altri: un appartamento, una pianta che le sta accanto da quando era bambina, una laurea, un lavoro fisso e sé stessa.

La sua quotidianità è scandita da momenti ben precisi che spaziano dal lavoro, alla pausa pranzo con le parole crociate, per tornare nuovamente al lavoro, eppure la monotonia perde di consistenza il mercoledì sera e il weekend.

Nel primo caso abbiamo l’appuntamenti fisso con la mamma, una chiamata al telefono che è imperdibile, oltre ad essere l’unico legame con la donna. Eleanor non la vede mai, non si incontrano mai per un caffè o una cena, no, l’unico legame con la mamma è quella telefonata, ed è meglio così. La mamma è cattiva, la tratta male, le dice che è ridicola, che avere dei figli è stata una maledizione, che lei è una delusione, una fallita. Ogni volta, dopo questa chiamata, Eleanor piange in silenzio, assorbe le parole della madre e lascia che penetrino dentro di lei.

Nel weekend, invece, Eleanor vuole zittire i propri pensieri, la sofferenza provocata dalla madre, vuole sentirsi più leggera e così il venerdì, dopo il lavoro, fa scorta di Vodka per non restare a secco durante l’intero fine settimana. Impariamo in fretta che i giorni non sono altro che un filo sospeso in attesa di questo momento, l’attimo in cui tutto diventa offuscato grazie all’alcool che si fa spazio nel suo corpo.

Eleanor non è stupida, non è alcolizzata, è semplicemente sé stessa: una donna che vive giorno dopo giorno cercando di ponderare ogni sua scelta, perché non ha nessuno su cui fare affidamento. Non ha una famiglia, non ha amici. Ecco allora la prima caratteristica che ci avvicina a lei: ognuno di noi cerca di costruire il proprio mondo, il proprio habitat in cui sentirsi a proprio agio ed Eleanor fa lo stesso, lo fa quando beve Vodka nel weekend, quando cerca di non apparire di fronte agli altri, quando evita i colleghi di lavoro per non dover perdere tempo con gente che si prende gioco di lei.

Ciò nonostante tutto cambia, prende una piega diversa ed inaspettata quando un uomo anziano, Sammy, cade per strada perdendo conoscenza. Sarà da questa tragedia che Eleanor scopre il mondo con occhi diversi e più sfoglieremo le pagine, più scopriremo una donna che scopre il calore di una madre, il supporto di un amico, la coesione con un animale, e, cosa più importante, il peso del proprio passato.

Da Eleanor abbiamo tanto da imparare, capiremo come si sente quando viene trattata come “quella strana”, sentiremo i suoi stessi sentimenti quando verrà insultata dalla madre, percepiremo la sua inadeguatezza quando scopre una società che non ha mai esplorato fino in fondo, ma più di tutti, vivremo il suo dolore quando ritroverà il pezzo mancate della sua infanzia. Sarà questo tassello, questa scoperta, che farà di Eleanor una donna consapevole, una donna certa della propria identità, ma il percorso che la porterà fin qui sarà frutto della peggior caduta della protagonista. È importante ricordarci come chiunque possa toccare il fondo, ma soprattutto, come dal fondo ci si possa rialzare e riga dopo riga, vedremo come una donna, sola, che cerca supporto nell’alcool, riesca a tornare ad essere integra, priva di qualsiasi macigno che prima le opprimeva, inconsapevolmente, il cuore.

Eleanor Oliphant sta benissimo” è un volume che ci permetterà di entrare in empatia con la protagonista, ci farà addentrare nei suoi sentimenti e pensieri, osservare il mondo con sorpresa ed essere osservati con inadeguatezza. Impareremo a rialzarci insieme a lei, ad affrontare il dolore con lei, passo dopo passo, riga dopo riga, riscoprendo il peso soave di un abbraccio, di una carezza, del calore umano.

“Suppongo che una delle ragioni per cui siamo in grado di continuare ad esistere nell’arco di tempo assegnatoci in questa valle verde e azzurra di lacrime è che, per quanto remota possa sembrare, c’è sempre la possibilità di un cambiamento”.

Consigliato? Sì se si cerca una lettura leggera ma che ti faccia entrare in empatia con la protagonista, sorridendo in alcuni momenti in cui Eleanor scoprirà e commenterà situazioni per noi normali, che spaziano dall’estetista al palloncino di SpongeBob.

Frase migliore: “Non mi sono ridotta in cenere, ma sono emersa dalle fiamme come una piccola fenice”

Curiosità: Il libro, la cui autrice è Gail Honeyman, è stato vincitore del premio Costa First Novel Awards e presto le pagine verranno convertite in pellicola per divenire un film. Inoltre il volume fa parte di una recente tendenza letteraria chiamata “up-lit”, ossia letteratura edificante, termine usato per quei romanzi che, una volta terminato il racconto, fanno stare meglio il lettore.

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