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Il caso Ilicic e la depressione: analisi di una malattia silenziosa

L’esposizione della fragilità del calciatore e la sua richiesta di aiuto hanno permesso a tutti una profonda riflessione sulla salute mentale, qualcosa che troppo spesso viene sottovalutato

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A Bergamo cresce l’attesa per la sfida tra Atalanta e Paris Saint Germain in Champions League. Giorni colorati non solo dal nerazzurro di sciarpe e bandiere, ma anche dai cartelloni comparsi su tutta la città in sostegno di Josip Ilicic.

Il centravanti sloveno, dopo essere stato uno degli uomini chiave della stagione, sarà uno dei grandissimi assenti. L’ultima presenza in campo del calciatore risale allo scorso 11 luglio durante la partita Juventus- Atalanta. Da quel giorno di Ilicic si sa poco e nulla. Inizialmente si ipotizza un infortunio, ma poi la società rompe il silenzio specificando che il calciatore per “motivi personali” ha deciso di tornare nella sua terra natìa.

Dopo questo chiarimento l’attenzione si sposta, non si tratta più di concentrarsi sulla salute fisica, ma su quella mentale. Questo cambio di paradigma provoca due reazioni: la dimostrazione di un affetto sincero da parte di una città intera e l’incredulità: come può un giovane calciatore, all’apice della carriera essere depresso?

Depressione sembra essere la spiegazione più plausibile al ritiro momentaneo del numero 72 dell’Atalanta la cui biografia è costellata da eventi traumatizzanti che lo hanno reso sempre più fragile: dall’uccisione del padre a soli 7 mesi, all’infanzia segnata dalla guerra, alla lunga malattia nel 2018 e infine dalla morte del compagno di squadra Davide Astori.

Questa catena termina con il lockdown vissuto a Bergamo: Amir Ruznic, il suo agente, ha rivelato che le misure di contenimento hanno avuto su Ilicic un effetto ri-traumatizzante alimentando sintomi depressivi di cui aveva già sofferto in passato.

La depressione è un disturbo psicologico, fa parte dei disturbi dell’umore insieme al disturbo bipolare perché provoca profondi mutamenti nell’umore. La più diagnosticata e grave forma di depressione è la depressione maggiore. Per essere affetto da depressione maggiore un individuo deve presentare: un umore alterato per almeno sei mesi, sintomi cognitivi (ad esempio un forte senso di inadeguatezza e indecisione) e un’alterazione delle funzioni fisiologiche (perdita di energia, disturbi alimentari e del sonno). Ciò che rende la depressione diversa dalla normale tristezza è l’anedonia: l’incapacità di sperimentare ogni forma di piacere. Essa si esprime attraverso una perdita generale di interesse in qualsiasi attività e relazione sociale.

Questo spinge molti depressi a isolarsi profondamente sia dai parenti che dagli amici.

In Italia sono 3 milioni le persone che soffrono di depressione di cui 2 milioni sono donne. L’errore di associarla alla tristezza nel linguaggio comune, ha progressivamente portato a trattamenti scorretti e tardivi. In 10 anni, dal 2005 al 2015, i casi di depressione sono cresciuti del 20% e ad una mortalità elevata, intorno al 15% (un paziente su tre ha cercato di togliersi la vita almeno una volta).

La tristezza è un sentimento tipico della depressione, ma non è una patologia. Essere tristi perché si sta affrontando un momento difficile è fisiologico e può addirittura rivelarsi positivo. Tendenzialmente però la tristezza è passeggera, in poco tempo un soggetto è capace di recuperare le proprie risorse e riprendere con il suo normale funzionamento. Nella depressione invece si è come paralizzati a causa del forte senso di inadeguatezza o di colpa che si sperimenta ogni giorno.

La depressione in quanto disturbo psicologico può essere trattata, non sempre i farmaci risultano essere la soluzione più efficace, ma accompagnati da un percorso psicologico possono fare la differenza. La psicoterapia potrà aiutare il soggetto depresso a sostituire i pensieri negativi con altri positivi attraverso l’apprendimento di nuove skills, pratiche e sociali, per affrontare con maggiore resilienza le sfide future.

In questa occasione, anche senza gol e giocate straordinarie, Ilicic si rivela un campione. L’esposizione della sua fragilità e la sua richiesta di aiuto hanno permesso a tutti una profonda riflessione sulla salute mentale, qualcosa che troppo spesso viene sottovalutato. Speriamo che questo sia il primo passo di un nuovo percorso di consapevolezza generale, iniziando da noi stessi, nel frattempo noi a Bergamo aspettiamo il nostro campione a braccia aperte.

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