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Terzi: “A settembre rischiamo di non garantire il servizio di trasporto se non aumenta la capienza”

Sguardo ai pullman, ma le maggiori problematiche sono per il trasporto ferroviario: preoccupazioni per la mobilità di studenti e pendolari

Il rientro in aula a settembre è una delle sfide più importanti per la ripartenza dell’Italia dopo il blocco causato dal Coronavirus.

Uno dei nodi da sciogliere in vista del ritorno sui banchi è sicuramente quello dei trasporti pubblici, ingranaggio fondamentale per consentire ai più giovani l’accesso alla didattica.

Le normative anti-contagio e la conseguente riduzione dei posti potrebbe rivoluzionare la routine di numerose famiglie che, a partire dal prossimo autunno, dovranno riorganizzare l’ingresso a scuola dei propri figli.

Posti maggiormente sotto la lente d’ingrandimento di genitori e alunni sono i bus, particolarmente utilizzati per raggiungere gli istituti superiori presenti sia in città che in provincia.

“L’Agenzia del Trasporto Pubblico provinciale, in collaborazione con la Prefettura di Bergamo e con Regione Lombardia, è riuscita a coordinarsi con l’Ufficio Scolastico Provinciale puntando in particolare sulle linee extraurbane – ha sottolineato l’assessore regionale alle infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile Claudia Maria Terzi -. Grazie ad interventi specifici come scaglionamenti e rafforzamento del servizio ove possibile è stato predisposto un piano specifico, anche se la mancanza di certezze sulle modalità di riavvio delle scuole e l’impossibilità di raddoppiare il numero di corse e personale ha portato alla comparsa di alcune criticità”.

Appare più complesso invece il discorso legato al traffico ferroviario, particolarmente gettonato da parte di universitari e pendolari per raggiungere il luogo di studio o lavoro.

L’obbligo di distanziamento sociale previsto attualmente sulle carrozze e la possibilità di usufruire soltanto del 50% dei posti disponibili potrebbe creare diverse difficoltà in vista della riapertura degli atenei, in gran parte chiusi dallo scorso febbraio a causa del Coronavirus

“Gli orari di punta verranno sicuramente rafforzati come già fatto finora, ma il problema vero sarà la capienza dei vagoni a nostra disposizione. Bisogna infatti tener conto che, anche qualora non si raggiungessero gli 820.000 passeggeri dell’era pre-Covid, verrà probabilmente l’attuale quota di 400.000 utenti che saranno costretti a viaggiare sugli stessi treni, ma con metà dei posti – sottolinea l’ex sindaco di Dalmine -. Essendo impossibile incrementare la flotta e le tracce a nostra disposizione, come regioni abbiamo chiesto al governo il riempimento dei mezzi, applicando le dovute accortezze e tenendo in considerazione l’andamento epidemico. Se non si superasse questo scoglio, a settembre non sarà possibile garantire l’efficienza del trasporto pubblico”.

Ulteriore problema che si potrebbe creare con la ripresa delle lezioni è quello dell’accesso al trasporto pubblico, un timore che potrebbe aggiungersi a quello causato direttamente dalla pandemia.

“Far attendere parecchie persone su una banchina sarebbe sicuramente già un pericolo, come nel caso per esempio delle metropolitane, ma quello di non riuscire a salire su un treno sarebbe ulteriormente concreto – spiega l’esponente della Lega -. Esiste infatti il rischio concreto che, dopo poche fermate, i treni siano colmi e, chi debba salire, non abbia mai la possibilità di farlo”.

Nonostante i numerosi ostacoli ancora da superare, prosegue il lavoro di Regione Lombardia per garantire ai giovani la possibilità di viaggiare agevolmente e in sicurezza.

“Come già avvenuto per gli altri anni, garantiremo l’emissione degli abbonamenti ‘Io viaggio ovunque in provincia’ (IVOP) e ‘Io viaggio ovunque in Lombardia’ (IVOL) che permettono di viaggiare con tariffe agevolate sul nostro territorio, oltre già a garantire ulteriori sconti per gli studenti – conclude Terzi -. Stiamo avendo inoltre delle ottime interlocuzioni con le università e con i loro mobility manager per far in modo di gestire il numero importante di ragazzi rispetto all’impatto sul Trasporto Pubblico Locale, applicando modalità e ampliando magari gli orari dedicati alle lezioni o agli esami. Siamo a buon punto di discussione, in merito a cosa ne uscirà in concreto, sarà necessario testarlo nei prossimi mesi”.

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