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Ospedale da campo di Bergamo, mosca bianca senza ombre: ma così la Fiera muore

Lontana dalle inchieste che hanno travolto le strutture "gemelle" di Milano e Napoli, la struttura sta però togliendo spazio alle attività della Fiera, ferma da mesi e costretta continuamente ad annullare eventi.

Per affrontare il fiume in piena della pandemia, tra fine marzo e aprile gli ospedali da campo sono sembrati la soluzione più immediata ed efficace per dare una valvola di sfogo alla rete ospedaliera ordinaria, vicinissima al collasso.

Con questo spirito sono nate diverse strutture, tra le quali spicca senza dubbio quella sorta nei padiglioni della Fiera di Bergamo, affidata all’Associazione Nazionale Alpini e facente capo all’Asst Papa Giovanni XXIII.

In circa una settimana un esercito di volontari ha trasformato gli spazi fieristici in veri e propri reparti, idonei a fronteggiare l’emergenza e ad accogliere anche i pazienti più gravi: una straordinaria dimostrazione dell’operatività e della concretezza del territorio bergamasco che, mettendo a fattore comune le conoscenze di tecnici, artigiani e imprenditori e con il sostegno del mondo solidale, ha dotato il sistema sanitario locale di una struttura sì provvisoria (per vocazione), ma di assoluta eccellenza.

Il tutto senza annunci in pompa magna come, ad esempio, successo alla Fiera di Milano al Portello: un intervento costato, secondo una prima rendicontazione fatta a metà maggio, oltre 17 milioni di euro, e attorno al quale si sono scatenati feroci polemiche.

E dalle parole, presto, si è passati ai fatti perché dopo un esposto presentato da Adl Cobas Lombardia, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo sulla sua realizzazione: un’inchiesta per ora senza ipotesi di reato né indagati, coordinata dalla pm Cristiana Roveda e dal procurato aggiunto Maurizio Romanelli.

L’ospedale, finanziato con donazioni private, nei mesi di emergenza ha visto l’ingresso di pochissimi malati, molti meno rispetto alle previsioni e alla capacità massima di 221 posti di terapia intensiva: a metà maggio ne erano stati ospitati solamente 25.

E a fine luglio anche la Guardia di Finanza si era interessata al caso, con i militari delle fiamme gialle che avevano acquisito della documentazione dalla Fondazione di Comunità Milano, che ha gestito i soldi per l’emergenza Covid per la Fondazione Fiera.

Ma Milano non è l’unico ospedale a destinazione Covid finito sotto la lente della giustizia.

Si è andati oltre a Napoli, dove i pm Mariella di Mauro e Simone De Roxas, insieme all’aggiunto Giuseppe Lucantonio, coordinano un’indagine dei carabinieri basata sull’ipotesi di reato di concorso in turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture legato alla realizzazione dell’ospedale modulare di Ponticelli.

Nel registro degli indagati sono finiti Ciro Verdoliva, manager dell’Asl Napoli 1, Luca Cascone, consigliere regionale, e Roberta Santiniello, componente dell’unità di crisi regionale e del gabinetto della giunta per la Protezione Civile, tutti perquisiti e ai quali sono stati sequestrati computer e cellulari.

Secondo chi indaga sarebbero emerse presunte criticità “in relazione alle procedure di aggiudicazione e di esecuzione” dei lavori per l’ospedale di Ponticelli: per questo le indagini sono state estese anche “alle altre gare indette nel periodo dell’emergenza”.

Dubbi, sospetti e indagini che sono stati sempre molto lontani dalla realtà bergamasca dove, sin dall’inizio, si è seguita la linea della trasparenza e l’impellente necessità di dotarsi di nuovi posti letto extra-ospedalieri non ha mai fatto rima con forzature o magheggi.

L’opportunità e l’efficienza dell’ospedale da campo bergamasco, oggi riconvertito a struttura ambulatoriale di follow-up dei malati Covid, è tale che lo stesso è centrale nel nuovo piano straordinario di rafforzamento dei posti letto di terapia intensiva, di sorveglianza sub intensiva e di degenza redatto da Regione Lombardia a metà giugno.

Un piano che, sostanzialmente, rende “strutturali” i posti letto in terapia intensiva e per la degenza Covid realizzati nella fase più acuta della crisi sanitaria: tutti dovranno essere pronti a tornare immediatamente operativi in caso di bisogno per 24 mesi.

Un’iniziativa che, però, rischia di mettere a serio rischio l’esistenza di Bergamo Fiera Nuova, la società proprietaria degli immobili di via Lunga, e di Promoberg, la società che gestisce gli eventi fieristici.

La conversione a carattere sanitario dei padiglioni della Fiera ha costretto gli organizzatori ad annullare o posticipare alcuni degli eventi più attesi e frequentati dal pubblico: cancellate Creattiva, Lilliput e Lo Spirito del Pianeta, rinviato a settembre Agri & Slow Travel Expo – Fiera dei Territori.

Per questo motivo, come raccontato dal Corriere della Sera Bergamo, Giuseppe Epinati, amministratore unico di Bergamo Fiera Nuova, ha incontrato l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, accompagnato dall’assessore alle Infrastrutture e Trasporti Claudia Terzi e dal consigliere Giovanni Malanchini.

Un intenso faccia a faccia durante il quale Epinati non ha usato giri di parole: se a Promoberg non sarà permesso di far ripartire gli eventi fino al termine dell’emergenza nazionale (fissata al 15 ottobre) o se addirittura si dovesse andare oltre quella data, tutta la stagione sarebbe compromessa.

Un’eventualità che dalla Fiera vorrebbero scongiurare, ma trovare un’alternativa di concerto con la Regione non sarà semplice: a metà settembre le parti torneranno a incontrarsi, nella speranza che oltre alla salute venga tutelato anche il lavoro di una delle aziende più cresciute negli ultimi anni sul territorio.

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