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Fa notare alle Poste l’errore sulle norme igieniche: “E mi umiliano”

Sono sicura che se al posto mio, di donna giovane ci fosse stato mio papà, uomo di 53 anni, a sollevare le stesse questioni all'impiegato, le altre persone nella stanza avrebbero annuito e gli avrebbero pure dato ragione.

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Abbiamo ricevuto questa lettera, scritta da una 23enne, sulla propria esperienza in un ufficio postale della provincia di Bergamo. I dubbi espressi circa il mancato rispetto di alcune norme di sicurezza sul fronte Covid le hanno portato insulti che l’hanno fatta sentire umiliata.

Ecco la lettera

Stamattina sono andata in posta a ritirare una raccomandata: il postino era passato quando il negozio in cui lavoro non c’era nessuno. Ho chiesto all’impiegato se era possibile far presente che le raccomandate venissero portate in orario di apertura. La risposta è stata: “Ma tanto per normative Covid non la puoi mica firmare!”

L’impiegato mi ha poi chiesto di firmare la ricevuta della raccomandata con una biro, usata da chissà quante altre persone prima di me, non disinfettata. Ho notato la cosa dato che ho aspettato il mio turno con altre quattro persone prima di me e ho avuto modo di osservare bene l’ambiente circostante.

Quindi fatemi capire: da normative Codiv-19 è giusto che i corrieri (in questo caso il postino) firmino loro per la ricevuta sul loro tablet dopo aver consegnato, e poi sarebbe giusto andare in Posta e usare una penna che tutti usano senza mai disinfettarla?

Ho fatto presente il mio ragionamento all’impiegato. Lui non ha risposto, ma è intervenuto un signore in attesa del suo turno che mi ha letteralmente urlato: “LA BIRO TE LA PORTI DA CASA E NON HAI IL DIRITTO DI REPLICA, DEVI STARE ZITTA”.

Qui mi sono sentita attaccata, umiliata quasi. Primo perché la sicurezza che ogni negozio, ogni luogo, deve dare alle persone in questo momento storico delicato è la pulizia e la sanificazione degli oggetti per limitare il contagio, secondo perché non ho diritto di parola? Perché l’unica donna presente in Posta ero io? Perchè a 23 anni lo faccio presente io un fatto del genere e non voi adulti?

Sono sicura che se al posto mio, di donna giovane ci fosse stato mio papà, uomo di 53 anni, a sollevare le stesse questioni all’impiegato, le altre persone nella stanza avrebbero annuito e gli avrebbero pure dato ragione.

Il mio dubbio è questo: è normale avere questa disparità di sesso? Ma soprattutto, non è l’età che ti permette di rispondere male e rendere possibile ad una persona di aggredirla verbalmente vietandole, quasi, l’articolo 21 della nostra Costituzione Italiana?

È la prima volta che mi è capitata una cosa del genere, nemmeno in ambito lavorativo mi sono sentita dire delle tali parole. Essere una donna di 23 anni e avere delle chiare idee non riesco a capire se sia quasi un bene o un male, perché in questo momento mi sembra qualcosa che mi rema contro.

So che ci saranno persone che leggendo penseranno “Hai 23 anni, mica sei una donna”. Sono una ragazza, ho ventitré anni, ma non grido alle persone e un comportamento così non lo accetto. Penso alla mia sicurezza e a quella di chi mi sta intorno dopo una pandemia che ancora non è terminata.

A fine operazione, sono uscita dall’uffico postale dicendo: “Io avrò 23 anni, ma sono più educata di lei, perché non mi sono mai permessa di rispondere in quel modo a nessuno”.

Mi sono sempre chiesta più volte, se l’essere femmina mi pone in difficoltà in determinate occasioni nonostante la mia sicurezza e l’episodio di oggi mi ha fatto capire che forse questo mondo non è tanto corretto. Mi ha dato fastidio, ci continuo a ripensare perché non pensavo che sarebbe capitata a me una cosa del genere e soprattutto perché non pensavo di venire aggredita così a parole per un pensiero espresso in tono normale e pacato.

Lettera firmata

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