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Strozza, l’ex cava “Luogo del cuore Fai”: si lavora per scongiurare il pericolo discarica

Nel frattempo si sta tentando di inserirla nella Rete ecologica provinciale, ponendo così un vincolo più forte dell'attuale definizione di "area agricola strategica".

Rischiava di diventare una discarica e invece ora è stata inserita nel concorso dei Luoghi del Cuore del Fai: è questo l’ultima novità nell’annosa vicenda dell’ex cava di Strozza, sito dismesso che oggi rappresenta un importantissimo sito di nidificazione per l’aviofauna di tutta la provincia bergamasca.

Negli ultimi anni vi hanno preso casa svariati esemplari di coppie territoriali di Gheppio Pellegrino, specie rarissima e particolarmente protetta: la Comunità Montana Valle Imagna ha provveduto anche al salvataggio di due piccoli in gravi pericolo proprio di Gheppio, avvalendosi del coinvolgimento del Soccorso Alpino del Cai e della polizia provinciale di Bergamo.

Un’area considerata di importanza primaria per la salvaguardia ambientale dell’intero territorio della Valle Imagna e del suo bacino idrografico e sulla quale negli anni sono state portate avanti battaglie serratissime in opposizione all’insediamento di una discarica.

Dopo proteste, manifestazioni e assemblee pubbliche, l’ultimo atto “preventivo” e di invito a non abbassare la guardia è proprio l’inserimento tra i Luoghi del Cuore del Fai (qui il link per poter votare l’area nell’ambito del concorso).

cartellone discarica strozza

L’area della ex cava si estende su una superficie complessiva di circa 200mila metri quadrati, tra il Monte Botto e il Monte Castra: adibita all’estrazione di quarzo, per la maggior parte si trova sul territori ocomunale di Strozza e in parte su quello di Almenno San Salvatore.

Dopo 70 anni di estrazioni, l’area sarebbe dovuta essere oggetto di una bonifica che, oltre a non esserci mai stata, si è invece trasformata nello stoccaggio di rifiuti speciali per oltre 100mila metri cubi di materiale di scarto.

Un caso che finì sotto la lente di ingrandimento della Procura di Brescia e che portò al sequestro dell’area nel giugno 2015 quando gli agenti del Corpo Forestale dello Stato intervennero nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Waste Phantom”, disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Ma proprio quando si attendeva, finalmente, l’udienza preliminare che avrebbe dovuto decidere in merito a un eventuale processo, l’emergenza Covid ha portato a un nuovo slittamento fino a ottobre.

Nel frattempo, però, il Comune di Strozza ha riclassificato la zona ad area di destinazione verde, seguito dalla Provincia che, dopo l’osservazione della Comunità Montana Valle Imagna, l’ha estromessa dalle zone produttive e inserita in quelle agricole.

Due passi chiaramente in contrasto con la volontà di insediarvi una discarica, ma ancora non sufficienti per scongiurare per sempre il pericolo.

A spiegare il perché è Antonio Galizzi, geologo incaricato dal Comune di Strozza e già protagonista in passato del caso (simile) riguardante la ex cava Vailata di Treviglio per la quale il Consiglio di Stato nel maggio scorso ha annullato la procedura di Valutazione Impatto Ambientale (VIA) che oggi è invece tuttora in corso per il sito valdimagnino.

“L’ex cava è stata inserita tramite PTCP (Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale) nelle aree agricole strategiche – sottolinea – Come comitato ‘No alla discarica del Monte Castra’ faremo però delle osservazioni a questa revisione perché, a nostro avviso, quell’area dovrebbe essere individuata come Rete ecologica provinciale, visto che di soprassuolo agricolo non c’è nemmeno l’ombra”.

Il Piano di Settore della rete ecologica della Provincia di Bergamo ha come obiettivo la realizzazione di un sistema integrato di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali e culturali: dalla conservazione e incremento della biodiversità alla tutela delle aree di pregio ambientale e naturalistico.

“L’ex cava – continua Galizzi – ha avuto una rinaturalizzazione e per noi ha più senso inquadrarla nella rete ecologica, data anche la vicinanza col torrente Imagna e la possibilità di utilizzarla come elemento di congiunzione col Parco dei Colli”.

Nel dettaglio, l’associazione alla Rete ecologica provinciale porrebbe un vincolo di destinazione molto più forte rispetto a quello dell’area agricola strategica: “Quest’ultima definizione demanda molto ai Comuni le decisioni – spiega il geologo – Quindi rimarrebbe il rischio che, in futuro, un’amministrazione con visioni differenti possa, forzando la mano, riconvertirla nuovamente ad area grigia rispolverando il progetto discarica. Oltretutto allo stato attuale un’analisi sul materiale che vi era stato depositato ha individuato un superamento dei limiti di inquinamento stabiliti per un’area agricola. Noi crediamo che sia invece un prezioso corridoio ecologico, da tutelare e proteggere”.

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