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Tre ragazze: bisex, queer, lesbiche, tra coming out e legge contro l'omofobia - BergamoNews
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Tre ragazze: bisex, queer, lesbiche, tra coming out e legge contro l’omofobia

Come nel 2020 si affronta il tema degli LGBT partendo da tre testimonianze, tutte bergamasche

Quando una ragazza dice di essere bisex spesso le viene risposto che lo fa per moda e per farsi notare. “Ma perché una ragazza dovrebbe dire di essere omosessuale rischiando di essere rifiutata dai genitori, di essere picchiata quando è per strada, di essere esclusa dagli amici? Che senso ha passare tutto questo per moda?” Commenta così Marta, una delle tre ragazze con cui ho parlato.

Marta, Carolina e Francesca sono le tre ragazze con cui ho parlato di coming out e della legge contro l’omotransfobia.

Questi tre nomi sono tutti di fantasia, in quanto hanno tutte motivi diversi per nascondersi: chi perché ha cambiato vita e non vuole far sapere ai suoi vecchi contatti cosa faccia ora, chi non vuole che i genitori o gli amici lo sappiano.

Cominciando l’intervista con Carolina, noto subito in lei un po’ di timore.

Hai fatto coming out?

Mi risponde qualcosa di sconnesso e confuso, che conclude dicendo che non avrebbe mai dovuto accettare quest’ intervista. Ho stoppato la registrazione e le ho detto che avremmo potuto annullare il tutto. Dopo aver parlato un po’ senza microfoni si è calmata, e quando la registrazione ricomincia, la prima cosa che dice è che lei è una persona molto ansiosa, e la sua ansia aumenta particolarmente quando si parla di questo argomento.

Qual è il tuo orientamento sessuale?

Io sono queer, mi descriverei con la parola “fluida”; mi piace una persona e non mi interessa il suo sesso.

Cosa pensi della legge contro l’omotransfobia?

Serve, è una legge necessaria.

Carolina è una persona riservata, parla poco e a bassa voce. Ogni tanto mormora qualcosa a Marta e insieme ridono di storie di cui solo loro sono a conoscenza. Marta invece non sta zitta un attimo; è un fiume di parole, un trattato dettagliato ad ogni risposta.

Marta ha fatto coming out con poche persone, cinque o sei massimo e le va bene così anche se i suoi genitori non sanno assolutamente niente in relazione al suo orientamento.

Francesca, invece si limita a dichiarare che “chi deve sapere che sono lesbica lo sa, chi non lo sa vuol dire che non deve saperlo”.

E i tuoi genitori lo sanno?

Mio papà è islamico se sapesse di avere una figlia lesbica andrebbe fuori di testa. Essere omosessuali è un peccato. Un omosessuale viene picchiato, frustato, lapidato o addirittura bruciato per punirlo.

Spiegati meglio.

Mio padre, come tutti gli islamici, crede che essere omosessuali sia una malattia, una perversione o comunque qualcosa da cui guarire e chiedere il perdono di Dio attraverso la preghiera.

Di cosa hai paura? Perché non glielo dici comunque?

Io non ho paura. Ma è come parlare di filosofia aristotelica con un analfabeta: non è che se non riesce a seguirti vuol dire che non vuole capirti, ma che non ha strumenti per farlo e mio padre non ha gli strumenti per comprendermi.

E tua mamma?

A questa domanda Francesca ride, ma non risponde.

Cosa pensi della legge contro l’omotransfobia?

Una scemenza. Sono una donna con un padre islamico e sono anche lesbica. Fondamentalmente, potrei essere l’ultima ruota del carro e invece, ho deciso di andare via di casa, di togliermi il velo, di chiudere i rapporti con chiunque non mi capisse o non mi accettasse e adesso ho un lavoro ben pagato, una casa mia, nuovi amici e una fidanzata che amo. A volte, è questione di reagire senza fare le vittime.

Marta, come hai scoperto di essere bisex?

È strano, ma in realtà non l’ho scoperto; l’ho sempre saputo senza accorgermene. Quando ero più piccola leggevo delle storie su un’app di racconti e spesso leggevo racconti che trattavano l’omosessualità e non ci ho trovato mai nulla di strano o di incomprensibile. Quando mi sono resa conto di essere attratta anche dalle ragazze ero tranquilla e per niente scossa da tale scoperta.

E cosa pensi della legge contro l’omotransfobia?

Penso sia necessaria. Non si può pensare che ci sia tutta questa discriminazione e che una persona debba essere giudicata in base al proprio orientamento sessuale o in base a chi ama.

C’è chi dice che potrebbe creare un’ulteriore divisione tra mondo etero e mondo LGBT. Cosa ne pensi?

Mah, non credo in realtà… io penso che serva proprio a limitare le divisioni.

Sei mai stata fidanzata con una ragazza?

No… ma in realtà non vuol dire niente… non sono nemmeno mai stata con un ragazzo, ma questo non vuol dire che non sappia cosa mi piace!

Nel 2020 i ragazzi temono ancora di rivelare al mondo chi sono e chi amano, con la paura di esporsi, paura di confessarsi ai genitori, di mostrarsi agli amici, eppure l’amore nasce fra le persone, non fra i sessi.

 

 

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