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Una domus in cantina: Casa Angelini e la vicenda dei ritrovamenti romani

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in Città Alta

Analizzare il tronco di un albero comporta la possibilità di conoscere la storia dello stesso, strato dopo strato.

Il medesimo discorso si potrebbe applicare per Casa Angelini, edificio di origine medievale presente in Città Alta.

Affacciato su via Arena, lo stabile nasconde dentro di sé un’importante tesoro risalente all’epoca romana.

Alcuni scavi promossi nel 1963 da Sandro Angelini, proprietario dello stabile, portarono alla luce i resti di un’abitazione risalente fra il I e III-IV secolo d.C.

All’interno della cantina furono infatti rinvenute parte delle strutture murarie degli antichi locali come il portico, le stanze da bagno e la camera oltre a porzioni di affresco che decoravano gli spazi.

Nello scavo archeologico venne rinvenuta anche una parte dell’ipocausto, sistema di riscaldamento utilizzato all’epoca, e una terrina in argilla nera adornata dalla scritta “Lucina” che diede il nome alla “domus”.

Abbandonata durante il periodo tardo-antico, l’area tornò in voga durante il Medioevo quando sorse il fabbricato in possesso dei Rivola e indicata per la prima volta nel 1220 come “turresellam de Maliavacchis”.

Mozzata e abbassata l’altezza a livello della casa-torre adiacente, la costruzione passò prima nel Trecento alla famiglia Priancini e nel 1399 alla Fabbrica della chiesa di Santa Maria Maggiore che nel decennio successivo la adibì come ospedale.

Le finalità caritatevoli del nosocomio gestito a partire dal 1449 dalla Misericordia Maggiore (MIA) venne raffigurate nel ciclo pittorico un tempo attribuiti a Bramante e successivamente riconosciuti come opera di allievi dell’artista marchigiano.

L’apertura di alcune finestre in epoca barocca e l’introduzione di copertura a fin di bugnato portò alla scomparsa degli affreschi che vennero successivamente staccati e conservati all’interno dell’edificio.

Con il trasferimento della casa di cura in città bassa, la struttura venne destinata in parte per la Cancelleria della Congregazione, dove venne installata l’abitazione del notaio preposto con l’archivio e le aule per i Consigli, mentre l’altra venne affittata dal 1766 ai predicatori quaresimali e dal 1846 alla famiglia Bonicelli.

Dopo aver ospitato all’inizio dell’Ottocento le “lezioni caritatevoli” di Simon Mayr che accompagnarono le prime esperienze musicali di Gaetano Donizetti, l’intero palazzo venne acquistato nel 1876 dalla casata orobica che si occupò anche dei lavori di ristrutturazione.

Ceduta definitivamente nel 1960 all’architetto orobico, Casa Angelini racconta ancora oggi la storia di Bergamo, dalle origini sino all’epoca contemporanea.

Fonti

AA.VV.; Le Mura di Bergamo; Bergamo; Azienda autonoma di turismo; 1979
AA.VV.; Bergomum : un colle che divenne città; Bergamo; Lubrina Bramani; 2019

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