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Atalanta, bisogna ricaricare le pile. E comunque è un gran terzo posto fotogallery

Troppo sulle gambe per essere vera, la squadra del Gasp ha il tempo per preparare la Champions. Che giocherà anche a ottobre

Stanchi al traguardo, ma comunque sul podio della Serie A.

Come l’anno scorso (e se non è questo un fatto straordinario, un altro terzo posto…) e più ancora di un anno fa, se è vero che l’Atalanta deve ancora giocare tra le prime otto della Champions League e grazie al terzo posto ci tornerà in ogni caso, in Champions. A ottobre, magari a Bergamo, se i lavori allo stadio e alla Curva Sud verranno ‘recepiti’ dall’Uefa.

Torneremo sul bilancio del campionato, qui limitiamoci a rivedere questa strana Atalanta-Inter, sognata da tanti (da quando sono stati compilati i calendari, un anno fa a luglio) come una punizione annunciata per i milanesi, che avrebbero dovuto perdere lo scudetto proprio all’ultima giornata a Bergamo.

Ma l’Atalanta non è quella che ha messo (sul piano del gioco) in ginocchio la Juve a casa sua e nemmeno quella dell’andata a San Siro.
E subisce più di quanto avremmo potuto immaginare.

Visto che non è normale, vedere la squadra del Gasp così sulle gambe, l’interpretazione più logica che si può dare è che l’Inter è già pronta per giocare fra cinque giorni o anche meno in Europa League, mentre l’Atalanta deve rifiatare e ricaricarsi nei dieci giorni che mancano all’eurosfida di Champions League.

Insomma, non può essere l’Atalanta che cammina quella che vedremo a Lisbona. Che abbiamo visto a Parma, dove si è rialzata nel secondo tempo con due giocate dai suoi fuoriclasse e abbiamo rivisto a Bergamo, dove non perdeva da un girone, contro la Spal.

Poi metteteci i corsi e ricorsi o certe cattive abitudini come i gol presi nel primo quarto d’ora: anche all’andata, Lautaro in gol al 4′, poi recuperato da Gosens nella ripresa. Ma era una partita molto più equilibrata e non sempre la regina delle rimonte è in grado di tenere fede alla sua fama.

Stavolta infatti il divario è evidente, tra la squadra di Conte che merita il secondo posto (anche se sarà pure il primo dei perdenti) e i nostri eroi un po’ stanchi. Che arrivano sempre secondi sulla palla, che non riescono a vincere i contrasti, che concludono poco e male, contrariamente alle loro abitudini.

E certo per di più incassano gol strani, come quello del primo minuto per un’uscita sbagliata o anche un po’ sfortunata di Gollini, che si scontra con Gosens e deve anche uscire per infortunio. Poi il raddoppio, bravo Young ma si beve anche un caffè mentre può sistemarsi la palla e calciare in porta, senza essere contrastato.

Fare gol alla difesa più forte del campionato non è semplice e si vede. L’Atalanta solo nella ripresa ci prova con più insistenza e sembra crederci di più, ma neanche l’effetto Malinovskyi-Muriel, i sostituti, produce risultati. A centrocampo si ingaggiano duelli dove l’unico che sembra in grado di affrontarli è de Roon, mentre il Papu si ritrova spesso gambe all’aria e raramente può trovare lo spunto o lo spazio per inventare uno dei suoi assist. E meno male che la difesa riesce a evitare altri gol, tutto sommato Caldara contro Lukaku se la cava, in compenso segnano i terzini…

Comunque, l’impressione è che questa Atalanta sia troppo sulle gambe per essere vera: non è un problema di questo o quel singolo, ma tutti fanno fatica a reggere il passo degli interisti, che pure non erano prima dei marziani. Se il test può servire in chiave Paris Saint Germain, teniamone conto soprattutto per le amnesie difensive del primo quarto d’ora e naturalmente pensando che l’Atalanta non può presentarsi così sottoritmo, in Champions. Ancora uno sforzo, dai…
A fine partita i fuochi d’artificio dal viale Giulio Cesare salutano il terzo posto, che la squadra festeggia con una foto di gruppo, per mettere il timbro su una nuova qualificazione in Champions.

Dedicata anche a Ilicic ed è un’assenza pesantissima, la sua: a Lisbona l’Atalanta giocherà anche per lui.

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