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Clusone, omicidio di Laura Bigoni: un mistero lungo 27 anni

La sera del primo agosto 1993 venne trovata morta in casa, uccisa da 9 coltellate. Il fidanzato di Milano finì a processo ma fu assolto in appello

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A distanza di 27 anni è ancora avvolto nel mistero l’omicidio di Laura Bigoni, la ragazza uccisa a 23 anni il primo agosto del 1993 nella villetta di famiglia a Clusone. Il fidanzato, Gianmaria Negri Bevilacqua, di Milano, finì a processo ma dopo la condanna in primo grado a 24 anni venne assolto in appello.

Anche Laura viveva e lavorava a Milano. Faceva l’addetta alle pulizie in un palazzo di Porta Romana, in cui abitava anche Dario Fo con la moglie Franca Rame, dove i suoi genitori gestivano la portineria. La ragazza era fidanzata con Bevilacqua, soprannominato Gimmy, elettricista e pompiere volontario. Ma la relazione tra i due era tormentata.

Le liti erano all’ordine del giorno, soprattutto dopo che Laura aveva scoperto che lui aveva una seconda relazione con Vanna Scaricabarozzi, sua coetanea. Un trauma per la 23enne, che dopo la scoperta e la conseguente rottura vive settimane difficili. I genitori le consigliano di prendersi delle vacanze e di andare nella casa di famiglia a Clusone, in Val Seriana, lontano dai pensieri.

Gimmy però la raggiunge ogni giorno nel tentativo di farsi perdonare. Anche il 31 luglio si reca a Clusone. La sera dell’omicidio. Sono gli zii di Laura, il giorno seguente, a insospettirsi del silenzio della nipote, con la quale dovevano fare una gita in montagna. Laura Bigoni viene trovata morta, seminuda sul letto della casa, trafitta da 9 coltellate tra la gola e il petto.

Nella ricostruzione delle ultime ore della ragazza emerge che quella sera si era recata in una discoteca del paese, dove aveva conosciuto un altro ragazzo, Marco Conti. Il giovane l’accompagnò a casa a mezzanotte, ma arrivati sotto l’appartamento i due vedono che la luce è accesa.

Laura ha paura e decide di aspettare a salire. Si apparta in auto con Marco in un luogo lì vicino. Più tardi i due tornano all’appartamento e mentre Laura sale in casa, il ragazzo parcheggia la vettura. Quest’ultimo citofona alla ragazza, la quale però non rispose. Era già morta.

Le indagini si focalizzarono subito su Gimmy, nonostante quest’ultimo aveva riferito di essere andato al cinema quella sera con Vanna e di aver dormito da lei. Per gli inquirenti però soltanto un vigile del fuoco era in grado di cercare di dare fuoco al materasso con una bomboletta di lacca per capelli. Inoltre nel bagno della casa di Clusone c’erano capelli riconducibili a lui.

Gimmy venne condannato in primo grado a 24 anni di carcere, per poi essere assolto in appello. Nessun altro elemento è mai stato preso davvero in considerazione. E il mistero rimane: chi ha ucciso Laura?

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