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Il PD si mobilita: “Fontana vada a casa, si punti su prevenzione e medicina territoriale”

Ha fatto tappa a Bergamo la campagna “In Lombardia non è andato tutto bene: è ora di cambiare”, promossa dal Partito Democratico per chiedere alla Regione di attuare le necessarie misure di prevenzione in vista dell’autunno

“In Lombardia non è andato tutto bene: è ora di cambiare”. È questo lo slogan che campeggia sui volantini distribuiti al gazebo allestito dal Partito Democratico venerdì 31 luglio nel centro di Bergamo.

In via XX Settembre, vicino all’ufficio territoriale regionale, sotto un rovente Solleone i democratici si sono mobilitati per esprimere disappunto sulla gestione dell’epidemia del Coronavirus in Lombardia e chiedere alla Regione di mettere in atto le necessarie misure di prevenzione in vista dell’autunno e di una possibile seconda ondata di contagi da Covid-19. Illustrando l’iniziativa, il segretario provinciale del PD Davide Casati ha affermato: “Siamo qui per far capire che non siamo contenti di come è stata gestita l’emergenza Covid. In questo periodo drammatico sono emerse diverse problematiche derivanti dalla riforma del sistema sanitario regionale lombardo che, fra l’altro, ha impoverito la medicina territoriale. Quello che si è verificato nei mesi scorsi ha evidenziato che una maggior presenza dei medici di medicina generale nei vari Comuni rappresenta un presidio fondamentale per la tutela della salute. Oltre a ribadire l’importanza di affrontare e risolvere le criticità già presenti e messe in risalto dalla pandemia, formuliamo diverse proposte per promuovere la prevenzione per la salute e la sicurezza dei cittadini e per la salvaguardia dell’economia”.

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Guardando all’autunno, il consigliere regionale bergamasco Jacopo Scandella ha sottolineato: “Non sappiamo con certezza quale sarà l’evoluzione della diffusione del Covid, ma siamo consapevoli che non possiamo farci cogliere impreparati da un’eventuale ripresa dei contagi. A partire dalle carenze e dagli errori commessi nella gestione dell’emergenza, formuliamo a Regione Lombardia le seguenti richieste: più tamponi a disposizione di tutto il territorio provinciale, più assistenza domiciliare per evitare ricoveri non necessari, più medici e infermieri per garantire la resenza sul territorio, DPI (mascherine, guanti e camici) a tutti i medici, infermieri e farmacisti, più dosi di vaccini antinfluenzali per garantire massima adesione alla profilassi, anticipo della campagna vaccinale antinfluenzale per una gestione scaglionata della somministrazione, sostegno e vicinanza alle Rsa per supportarle anche economicamente in questo periodo difficile e puntare su equipe multidisciplinari per garantire assistenza durante il periodo di guarigione dal Covid”.

Dello stesso avviso il segretario regionale dem Vinicio Peluffo che ha osservato: “Siamo giunti al terzo week-end di mobilitazione in questo mese di luglio: stiamo raccogliendo le voci dei cittadini sulle cose che è necessario cambiare perché – come abbiamo detto più volte – per noi è fondamentale cambiare radicalmente la legge 23 e Fontana deve andare a casa”. Per questo va ricordato che i gruppi consiliari del Movimento Cinque Stelle, del Partito Democratico, dei Lombardi Civici Europeisti e di Azione, che siedono nei banchi di opposizione in consiglio regionale della Lombardia, hanno condiviso il testo della mozione di sfiducia al presidente della giunta Attilio Fontana. Il testo è stato firmato da tutti i consiglieri dei gruppi e sarà discusso alla prima seduta utile del Consiglio.

Anche la deputata Elena Carnevali ha fornito molti spunti su cui lavorare per rispondere ai bisogni del territorio, prestando attenzione “alla prevenzione nei pazienti con altre patologie, a una piena operatività delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziali) e a una più precisa definizione della presenza degli infermieri di famiglia da parte della Regione”.

“Non possiamo più permetterci errori – prosegue Elena Carnevali – bisogna affrontare l’autunno con un’organizzazione certa ed efficace. A Fontana chiediamo di adottare misure di prevenzione adeguate. Manca ancora un piano serio per la medicina di territorio, per l’organizzazione del piano vaccinale antinfluenzale. Come pensano di valorizzare i 177 infermieri di famiglia nella bergamasca? Perché non usare al meglio le possibilità date dal decreto Rilancio per ingaggiare gli specializzandi di medicina generale? Sei mesi dopo l’inizio dell’emergenza regna ancora la confusione: è ora di cambiare”.

Infine, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha espresso la disponibilità del Comune “a mettere a disposizione, nei quartieri, gli spazi che dovessero servire ai medici di famiglia”, mentre Roberto Mazzetti, segretario cittadino PD, ha ribadito l’impegno del Partito Democratico sull’argomento, che ha colpito così duramente Bergamo nei mesi scorsi.

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