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Bergamo, riaprono i centri diurni per anziani: ecco quali e quando

Si riparte in sicurezza, ma il Coordinamento dei Centri Diurni Integrati chiede maggior riconoscimento e un’integrazione economica alle rette.

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Riaprono i Centri Diurni Integrati (CDI) per persone anziane. Ma non proprio tutti: a riattivare il servizio in presenza, sono tutti quei CDI che non si trovano all’interno di una Residenza Sanitaria per Anziani.

Una ripresa che coinvolge oltre 300 persone sul territorio bergamasco e che risulta fondamentale sia per gli anziani parzialmente autosufficienti, spesso con patologie legate alla demenza (Alzheimer, malattie neurodegenerative, ecc…), sia per le loro famiglie. Il primo CDI ha già riaperto a fine luglio, nelle prossime settimane seguiranno gli altri.

PORTE APERTE IN SICUREZZA

A riaprire sono i CDI senza Rsa per due motivi: si tratta di strutture più piccole e, non avendo una casa di riposo annessa, più isolate e quindi con minori rischi di contagio tra i frequentanti. Ovviamente sono state prese tutte le precauzioni igienico-sanitarie, tra cui il test sierologico e il conseguente tampone in caso positivo del primo, per tutti i frequentanti e operatori.

“La riapertura è essenziale per gli anziani e per chi se ne prende cura – spiegano dal Coordinamento CDI senza Rsa –. Per questo motivo abbiamo riorganizzato i servizi: dalla minor capacità ricettiva in contemporanea alla sanificazione ancora più frequente e sistematica, dalla gradualità degli ingressi ad un’integrazione domiciliare del servizio”.

MAGGIOR CONDIVISIONE CON L’ENTE PUBBLICO

Le riaperture sono previste a Boltiere e Ciserano, gestito da Fondazione San Giuliano, per il 22 luglio; a Ranica, da Fondazione Sant’Antonio, per il 3 agosto; a Endine, da Cooperativa Paese, per il 3 agosto; a Treviglio, da Ygea srl, per il 3 agosto; a Treviolo, da Cooperativa Namasté, per il 4 agosto; a Villa di Serio, gestito da Fondazione Serafino Cuni, per il 10 agosto; a Osio Sotto il CDI San Donato per il 1° ottobre 2020.

“Nella DGR 3226 del 9 giugno non viene indicata una data entro quale riaprire, lasciando la responsabilità all’ente gestore. È un po’ come se le scuole non aprissero tutte insieme, ma ognuna potesse decidere se e quando aprire – dicono dal coordinamento –. Chiediamo solo una maggior condivisione con l’Ente pubblico, Ats e Regione in primis, sui nostri servizi, fondamentali per il territorio”.

CHE COSA È ACCADUTO DURANTE IL LOCKDOWN

I CDI senza Rsa hanno deciso in autonomia, prima delle indicazioni della Regione, di chiudere i propri servizi. Avviene già il 24 febbraio, poi viene richiesto di riaprire, ma con il “lockdown” dell’8 marzo chiudono senza attendere indicazioni dalla Regione che giungono giorni dopo. Questa prontezza ha permesso di contenere il contagio tra persone molto vulnerabili, come gli anziani frequentanti. I CDI non si sono però fermati: durante la quarantena hanno attivato servizi di supporto a distanza, videotutorial, visite domiciliari eseguite in sicurezza, reperibilità h24 e tutto quanto potesse essere utile, soprattutto per i familiari che si prendono cura delle persone.

“Tutto quanto abbiamo messo in atto finora e per la riapertura necessita di un’integrazione economica di almeno il 30% della quota giornaliera da parte della Regione (che dal 2002 ad oggi è stata incrementata di solo 0,60 euro). Ad oggi le famiglie hanno, in alcuni casi, accettato un aumento temporaneo della retta per poter garantire il servizio, ma non può durare a lungo. Durante la pandemia abbiamo capito che gli anziani sono la parte più vulnerabile della popolazione: ora dobbiamo riconoscere maggiormente i servizi sul territorio che se ne prendono cura”.

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