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Per Kanye West sarebbe meglio non essere Kanye West

Da anni è ormai evidente come il rapper di Chicago non sia in grado di gestire le forti pressioni a cui è sottoposto ogni giorno, ma a nessuno sembra importare

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Sui giornali di mezzo mondo, tra giugno e luglio, è stata proposta in ogni salsa una notizia che ha lasciato molte persone allibite: Kanye West, eclettico miliardario 40enne nato come rapper ma mutato negli anni in stilista, imprenditore e capo spirituale di un piccolo gruppo di cattolici, ha deciso di candidarsi alle elezioni presidenziali previste per novembre 2020.

Il tutto senza preavviso e senza appartenere ad alcun partito (per l’occasione ne ha fondato uno proprio: il “Birthday party”), proclamando agli elettori le sue intenzioni programmatiche in un discorso improbabile e delirante di stampo antiabortista e cattolico secolare durante il quale ha indossato per tutto il tempo un giubbotto antiproiettile ed è più volte scoppiato in lacrime.

Non proprio il candidato a cui siamo abituati, ma d’altronde se un cavallo è riuscito ad arrivare al Senato di una delle repubbliche più gloriose di tutti i tempi perché non dovrebbe farlo un influente musicista autonominatosi “Chi-town nigga with a NAS flow”?

Non allarmatevi però, nulla di quanto detto dal rapper avverrà e i suoi fan, abituati da tempo all’originalità e alla sfrenata vena artistica del musicista, ci sono abituati.

Benché tale gesto possa sembrare una follia va infatti specificato che Kanye non è nuovo a questo tipo di uscite pubbliche che nel tempo, oltre che ad un certo grado di notorietà, lo hanno portato ad annullare concerti a pochi minuti dal suo ingresso sul palco, ad insultare pesantemente personaggi pubblici del calibro di Taylor Swift (“I feel like me and Taylor might still have sex… Why? I made that bitch famous”), a creare una base per una sua canzone campionando l’orgasmo della moglie Kim Kardashian, a dire che “la schiavitù fu una scelta degli afroamericani”, a fissare date per l’uscita dei suoi album per poi ritardarne inevitabilmente la pubblicazione (nel 2016 “The Life of Pablo uscì con 531 giorni di ritardo, così per dire) e, ultimo in ordine temporale, a candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Per i fan non è quindi una novità assistere a sfuriate pubbliche di questo genere, anzi ormai in molti lo seguono solo ed unicamente per vedere cosa s’inventerà di nuovo per stupire tutti, al pari di un comico che ogni giorno è costretto ad inventare uno sketch nuovo per non stancare mai un pubblico sempre più affamato di novità.

Generico luglio 2020

Ciò che però viene da molti, forse troppi, ignorato e frainteso è che Kanye non è un clown e nemmeno un automa senza sentimenti e tali uscite, più che a scenette comiche circensi, dovrebbero ricordarci quelle gare automobilistiche in cui vediamo, impotenti, un pilota che va a schiantarsi a 300 km/h contro un muro.

Se infatti quella del “Presidente Rapper” è solo una trovata mediatica, escogita probabilmente per pubblicizzare il suo nuovo album “Donda”, altri gesti e crisi mistiche, comiche in apparenza, nascondono un profondo malessere ed una depressione tale da costringere Kanye a lunghissimi periodi di terapia e di clausura lontano dal mondo e dalla sua famiglia.

Mr. West da anni soffre infatti di crisi maniaco-depressive e di bipolarità grave, tanto che troppo spesso la moglie è costretta ad imbracciare il suo profilo Instagram per spiegare con lunghe storie come “quelli che sono vicini a Kanye conoscono il suo cuore e capiscono che le sue parole alcune volte non si allineano con le sue intenzioni, ha un disturbo bipolare e chiunque lo abbia o viva con persone che ne sono afflitte sa come sia tutto difficile e complicato […] oggi sento che devo affrontare il tema a causa dello stigma e delle idee sbagliate sulla salute mentale”.

Benché malato e troppo spesso incapace di intendere e di volere il rapper è (purtroppo per lui) sempre rimasto sulla cresta dell’onda e questo, unito probabilmente ad una pubblico che non fa altro che fomentare la sua follia e le sue turbe psichiche, ha portato la mente e la famiglia di Kanye a logorarsi lentamente, gettandolo così in una mortale spirale di depressione e sconforto, sfociando non di rado in raptus come la candidatura a presidente, l’accusa verso la moglie e la suocera di volerlo rinchiudere in un manicomio o l’aggressione ai paparazzi.

Perché non riusciamo a rassegnarci al fatto che West sia un uomo malato e che in quanto tale, anche se artisticamente valido, va lasciato in pace?

Perché non riusciamo ad accontentarci ascoltando semplicemente la sua musica? Abbiamo davvero bisogno di giudicare ogni suo passo, ogni sua traccia o barra usando come metro di giudizio la sua follia ed il suo sconforto, mascherandoli come “genio”?

Nel 2018 fu Kanye stesso a scrivere “I think about killing myself

And I love myself way more than I love you, so today I thought about killing you, premeditated murder

You’d only care enough to kill somebody you love“, quasi a voler rumorosamente chiedere aiuto ai suoi fan da un mostro che vive nella sua testa, ottenendo però come unica risposta la glorificazione fittizia e futile della sua malattia e delle sue debolezze, celebrando per di più con gioia il suo stakanovismo patologico.

La verità, purtroppo, è che alla società di oggi un Kanye West sano, sobrio e discreto non piacerebbe.

Non sapremmo che farcene perché non rispetterebbe le caratteristiche tipiche dell’eroe moderno ed ossimorico dei giorni nostri a cui si richiede saggezza nei testi ma anche leggerezza e divertimento, impegno sociale e beneficenza ma senza far sentire in colpa chi non la fa, presente sui social ma non eccessivamente perché esiste una privacy da mantenere, ricco ma anche un po’ povero per rispetto verso chi non arriva a fine mese, nero ma anche un po’ bianco, x ma anche un po’ y e tanto altro che, alla lunga, hanno portato la sua mente, già provata dalla malattia, a non reggere lo sforzo e ad implodere.

Da santo che era considerato, Kanye è stato infatti rapidamente relegato a “matto da rinchiudere e buttare via la chiave” proprio perché, ahilui, non ha retto il peso delle aspettative e, più di tutto, non ha retto il peso di essere chi è e di essere ciò che (per altri) deve rappresentare.

“They don’t want me to Kanye

They don’t want Kanye to be Kanye

They wanna sign a fake Kanye

They tryna sign a calm ‘Ye

That’s right I call him Calm-Ye

But don’t take me the wrong way!”

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