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L’Intelligenza artificiale dell’Europa: fondata su dignità umana e tutela della privacy

L'Europa ha bisogno di aumentare in modo significativo i suoi livelli di investimento, per raggiungere l’obiettivo di una intelligenza artificiale utile e non dannosa per l’uomo.

Se utilizziamo un linguaggio semplice, possiamo dire che l’Intelligenza Artificiale (IA) è un insieme di tecnologie che permette di:
– raccogliere e combinare fra loro moltissimi dati, con processi e tempi impossibili per la mente umana;
– elaborare algoritmi, cioè indicare procedure semplici, per risolvere problemi complicati;
– risolvere, in tempi molto brevi, calcoli enormemente complessi.

I progressi compiuti dall’economia e dalla società, grazie ai progressi nel calcolo, e la crescente necessità di disporre di dati, sono fattori determinanti, per credere che l’Intelligenza Artificiale avrà un grande sviluppo nel futuro.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) ha, quindi, un’enorme potenzialità per migliorare la nostra vita. Cosa intendiamo, quando parliamo di questo tipo di intelligenza? Parliamo
di una macchina, progettata dall’uomo, in grado di simulare ogni aspetto dell’apprendimento e dell’intelligenza umana. Però, con una capacità di acquisire competenze e di elaborare possibili
soluzioni, con una velocità di gran lunga superiore a quella dell’uomo. I processi di acquisizione delle esperienze, nei cervelli artificiali, sono simili ai processi che si verificano nei cervelli umani.

Vediamo, in modo semplice, come si sviluppano questi processi nel cervello di ciascuno di noi.
Il comportamento dell’uomo, nelle relazioni sociali e nell’agire quotidiano, segue modelli che vengono fissati a priori nel nostro intelletto. E nell’intelletto si fissano le sensazioni e i modelli che vengono dall’esperienza, la quale si sviluppa, giorno dopo giorno, nella vita quotidiana. “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu” (Niente è nel nostro intelletto, che prima non sia stato nei sensi). Questi modelli vengono arricchiti e migliorati mediante l’istruzione – dal latino «instruere»: preparare, costruire -, e dall’insegnamento – Imprimere segni e modelli- , e si rafforzano e si collegano tra di loro, con le relazioni che si sviluppano con il mondo che ci circonda. Nel nostro cervello i neuroni si uniscono tra di loro come in una rete, e queste reti si collegano con altre reti, generando sensazioni, che noi definiamo emozioni.

Da qui l’importanza di divulgare e insistere sui valori, che costituiscono la base comune della civiltà, soprattutto nei riguardi dei giovani, a partire dalla preadolescenza, perché si consolidino i «neuroni specchio» che sono le immagini che si fissano nella mente e che imitano le azioni, i modelli le sensazioni e le emozioni, che osserviamo negli altri. In sostanza, il ragionamento umano rappresenta il risultato della capacità che noi abbiamo ottenuto, nel nostro cervello, di collegare, tra di loro, i comportamenti del mondo che ci circonda, creando reti di esperienze acquisite, che si arricchiscono e diventano personali, grazie alla capacità che ha il nostro cervello di elaborarle, collegandosi con altre reti di neuroni. L’insieme di questi comportamenti rappresenta la cultura – dal Latino colere, coltivare -, concetto di per sé dinamico, che implica una serie di azioni, che devono essere sviluppate attraverso l’istruzione e gli esempi. I valori che si radicano nella nostra cultura non nascono per germinazione spontanea, ma sono il risultato di considerazioni e di esperienze maturate nel sociale, che regolano la pacifica convivenza e la crescita della fiducia dei popoli, e devono essere oggetto di processi formativi e di interazioni sociali, rivolti soprattutto alle nuove generazioni, perché siano in grado di aderire e condividerne i valori etici.

L’intelligenza artificiale è il risultato di soluzioni di sistemi integrati, su larghissima scala, che imitano le architetture neurobiologiche, che sono presenti nel sistema nervoso umano.

È evidente che è necessario che i processi di acquisizione delle esperienze, nei cervelli artificiali, siano incentrati sui valori che l’uomo si è dato, per gestire una convivenza basata sul rispetto della persona e sulla tolleranza dei diversi. Quindi l’intelligenza artificiale deve essere antropocentrica, cioè basata sull’uomo. L’Europa è leader negli interventi che imitano l’agire dei neuroni umani, soluzioni ideali per l’automazione dei processi industriali: industria 4.0; e sistemi di trasporto. Queste soluzioni sono in grado di migliorare notevolmente l’efficienza energetica e, quindi di ridurre le emissioni che sono alla base dei cambiamenti climatici. Passiamo ora all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Questo tipo di intelligenza si sta sviluppando rapidamente. La tecnologia dell’Intelligenza Artificiale potrebbe essere molto utile per affrontare alcune delle più grandi sfide del nostro tempo, sfide, solo per citarne alcune, che coinvolgono: la cura delle malattie; la lotta ai cambiamenti climatici; la sicurezza nei trasporti; la lotta al crimine; la sicurezza informatica; la gestione dell’energia; la pianificazione della mobilità nelle città; l’efficienza nell’agricoltura. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale potrà migliorare l’efficienza dei sistemi di produzione, mediante la manutenzione predittiva, anticipando quindi un guasto di un sistema, aumentando la sicurezza dei cittadini.

Molta parte di ciò che può avvenire nel futuro, nel campo dei fenomeni fisici, può essere individuato prima che avvenga, se vi è la possibilità di analizzare una vasta mole di dati, che ci permetta di creare fra loro numerosi collegamenti, e modi per interpretarli. Queste nuove conoscenze ci provengono dalle tecnologie digitali, che sono il fondamento dell’intelligenza artificiale, e che stanno cambiando radicalmente il modo in cui progettiamo, produciamo, commercializziamo e creiamo valore da tutti i tipi di beni e dai servizi. Attraverso l’Intelligenza Artificiale i cittadini potranno usufruire di nuovi vantaggi, ad esempio una migliore assistenza sanitaria, un minor numero di guasti negli elettrodomestici, sistemi di trasporto più sicuri
e più puliti, e servizi pubblici migliori.

Nello sviluppo delle imprese sarà possibile, ad esempio, avvalersi di nuove generazioni di prodotti e servizi nei settori in cui l’Europa è particolarmente forte: macchinari, trasporti, cibersicurezza, agricoltura, economia verde e circolare, assistenza sanitaria e settori ad alto valore aggiunto, come la moda e il turismo. I servizi di interesse pubblico potranno beneficiare, ad esempio, della riduzione dei costi di fornitura di servizi: trasporti, istruzione, energia e gestione dei rifiuti. Con le sue recenti proposte, nell’ambito del Green Deal europeo, l’Europa è in prima linea nella risposta alle sfide legate al clima e all’ambiente. Le tecnologie digitali quali l’Intelligenza Artificiale sono fattori abilitanti fondamentali, per conseguire gli obiettivi del Green Deal.

Dato l’impatto significativo che l’intelligenza artificiale può avere sulla nostra società e la necessità di creare maggiore fiducia, è essenziale che l’Intelligenza Artificiale europea sia fondata sui nostri valori e sui diritti fondamentali, quali la dignità umana e la tutela della privacy. Però l’intelligenza artificiale comporta una serie di rischi potenziali. I meccanismi decisionali potrebbero essere opachi, e non sono escluse possibili discriminazioni, basate sul genere. Molti rischi sono rappresentati dal pericolo di intrusioni nelle nostre vite private; o da utilizzo di dati sensibili per scopi criminali. Alla luce di queste considerazioni, diventa molto importante riuscire a creare fiducia nell’intelligenza artificiale antropocentrica, cioè al servizio dell’uomo. Se l’intelligenza artificiale può essere antropomorfa – simile a quella umana- deve essere necessariamente regolata e incentrata sui valori
che l’uomo si è dato, per una convivenza basata sul rispetto della persona e sulla tolleranza dei diversi.

L’uso dell’Intelligenza Artificiale, come l’uso di qualunque nuova tecnologia, comporta sia opportunità sia rischi. I cittadini temono di essere privati dei mezzi per difendere i loro diritti e la loro sicurezza di fronte alle incertezze informative del processo decisionale algoritmico, mentre le imprese sono preoccupate per l’incertezza giuridica.

L’Intelligenza Artificiale può contribuire a proteggere la sicurezza dei cittadini e consentire loro di godere dei diritti fondamentali, tuttavia i cittadini temono anche che l’intelligenza artificiale possa avere effetti indesiderati o essere addirittura utilizzata per scopi dolosi. A queste preoccupazioni occorre dare una risposta. Oltre alla mancanza di investimenti e di competenze, la mancanza di fiducia è infatti uno dei fattori principali che frenano una più ampia adozione dell’Intelligenza Artificiale.

L’uso dell’Intelligenza Artificiale può causare violazioni dei diritti fondamentali e la protezione dei dati personali e della vita privata. Tali rischi potrebbero derivare da difetti nella progettazione complessiva dei sistemi di IA o dall’uso di dati, senza che ne siano state corrette le eventuali distorsioni. Ad esempio, se un sistema è addestrato utilizzando solo o principalmente dati riguardanti gli uomini, ne discendono risultati non ottimali per quanto concerne le donne. La sorveglianza umana deve essere sempre assicurata, quando devono essere prese decisioni che riguardano le persone.

Per esempio:
• il risultato del sistema di IA non diviene effettivo, prima di essere stato rivisto e convalidato da un essere umano, se si tratta di respingere una richiesta di prestazioni di sicurezza sociale;
• il risultato del sistema di IA diviene immediatamente effettivo, ma successivamente è garantito l’intervento di un essere umano, per la decisione di respingere la richiesta di una carta di credito.

In Europa gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione sono ancora nettamente inferiori agli investimenti pubblici e privati che operano in altre regioni del mondo. Nel 2016 sono stati investiti in Europa circa 3,2 miliardi di euro nell’Intelligenza Artificiale rispetto a circa 12,1 miliardi di euro, in America settentrionale, e 6,5 miliardi di euro in Asia. L’Europa ha quindi bisogno di aumentare in modo significativo i suoi livelli di investimento, per raggiungere l’obiettivo di una intelligenza artificiale utile e non dannosa per l’uomo.

Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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