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Recovery Fund, l’accordo firmato a Bruxelles ridisegna l’Europa del futuro

Il Quadro Finanziario Pluriennale e il Next Generation EU (NGEU: un’Unione Europea per le nuove generazioni) sono stati approvati insieme. La Commissione, gestendo nei prossimi anni, oltre al proprio budget, anche i 750 miliardi del NGEU, ha sottratto agli Stati la responsabilità delle decisioni, sulle quali, ora, può agire come organo federale

La crisi del Covid-19 presenta all’Europa una sfida di proporzioni storiche. L’UE e gli Stati membri hanno dovuto adottare misure di emergenza per la salute dei cittadini e prevenire un disastroso collasso dell’economia.

Mentre è ancora notevole la vigilanza sulla situazione sanitaria, l’attenzione si sta ora orientando verso gli strumenti in grado, non solo di mitigare il danno socioeconomico, ma anche capaci di dare un nuovo e più moderno impulso all’economia. Lo sviluppo industriale dell’Europa, per i prossimi anni, si basa molto sulle linee del Green Deal europeo, sull’economia circolare, sull’economia della funzionalità, con un utilizzo massiccio dell’intelligenza artificiale.

Ciò richiede, da parte di tutti, uno sforzo senza precedenti e un approccio innovativo, che sia in grado di promuovere la convergenza, la resilienza e la trasformazione nella governance dell’Unione europea. La Commissione ha presentato, alla fine di maggio, un programma molto ampio, attraverso un pacchetto di proposte, tese a coniugare il futuro Quadro Finanziario Pluriennale (QFP 2021/2027) con interventi concreti nell’ambito del Next Generation EU (NGEU: un’Unione Europea per le nuove generazioni).

Sulla base delle lunghe e ampie consultazioni tenute durante il Consiglio europeo di questi ultimi giorni, le conclusioni approvate rappresentano una soluzione equilibrata, che ha soddisfatto le aspettative e gli interessi di tutti gli Stati membri. Si tratta di un pacchetto ambizioso e completo, che è riuscito a risolvere le necessità di finanziamento del Quadro finanziario pluriannuale, con uno straordinario sforzo di recupero di finanziamenti, destinati a contrastare gli effetti di una crisi senza precedenti.

Primo successo: NGEU e QFP sono stati approvati insieme. E non è poco, se si considera che la Commissione, gestendo nei prossimi anni, oltre al proprio budget, anche i 750 miliardi del NGEU, ha sottratto ai metodi intergovernativi (cioè gestiti dagli Stati) la responsabilità delle decisioni, sulle quali, ora, può agire come organo federale (cioè svincolato dagli Stati). Lo scopo della Commissione, creata come ripiego dai Padri fondatori dell’Unione, tenuto conto che non era possibile, negli anni cinquanta, subito dopo la devastante guerra mondiale, creare un Parlamento europeo, che sostituisse gli Stati nell’elaborazione delle leggi, era quello di creare le premesse per il superamento del metodo intergovernativo, con il compito di diventare, la Commissione stessa, organo esecutivo del Parlamento europeo.

Con le decisioni di questo ultimo Consiglio e con la ferma opposizione di diversi Capi di Stato, tra i quali il nostro, sono state bocciate, con fermezza, le richieste dell’Olanda e degli altri Stati frugali, intergovernativi per loro natura, che miravano a mantenere il controllo degli interventi attuati dagli Stati, con i fondi del Recovery.

Inoltre, per la prima volta, la Commissione potrà emettere bond, con il vantaggio della triplice A, attraverso i quali potrà finanziare, senza il controllo degli Stati, i flussi finanziari di raccolta e di spesa, necessari per la ripresa di tutta l’economia europea. Per coloro che amano l’affermarsi di un’Unione europea più solidale e, quindi più politica, che non si limiti a garantire solo gli aspetti, pur importanti, del Mercato unico, le decisioni prese a Bruxelles dal Consiglio europeo di luglio, rappresentano una svolta molto importante, impensabile pochi mesi fa, prima del Covid-19.

E di questo, coloro che credono in un’Europa di progresso e di pace non possono non rallegrarsi. Il pensiero, dopo la decisione del Consiglio, va a Altiero Spinelli e al suo desiderio, quando formulò le linee dell’Atto unico del 1986, di indirizzare la governance dell’Unione attraverso un ruolo diverso della Commissione, più autonomo rispetto agli Stati, in sintonia, però, con i cittadini dell’Unione, rappresentati nel Parlamento europeo. Processo continuamente ostacolato dal prevalente spirito intergovernativo e miope degli Stati membri.

Vedasi, negli ultimi tempi, le posizioni nazionalistiche dei Paesi di Visegrad, che ostentatamente ignorano i valori fondanti dell’Unione, sanciti dai Trattati, e chiedono continuamente finanziamenti, per attuare obiettivi talvolta in contrasto con questi valori. Le decisioni prese dal Consiglio e inserite nel documento ufficiale precisano l’ammontare dell’impegno attribuito alla commissione e la durata del mandato. Al fine di fornire all’Unione i mezzi necessari per affrontare le sfide poste dal Pandemia di Covid-19, la Commissione è stata quindi autorizzata a prendere in prestito fondi sui mercati dei capitali e a trasferire il ricavato sui programmi decisi dall’Unione, secondo le linee approvate nel documento che contiene il NGEU.

Nelle decisioni prese dal Consiglio, affiorano le preoccupazioni degli Stati legati allo spirito intergovernativo, tanto è vero che si precisa che la NGEU è una risposta eccezionale a un evento estremo, e i poteri conferiti alla Commissione devono essere limitati, in termini di dimensioni, di durata e di scopo. Per quanto riguarda la dimensione, la Commissione viene autorizzata a prendere in carico fondi sui mercati dei capitali, fino a un importo di 750 miliardi di euro, a prezzi 2018, e la nuova attività di indebitamento netto dovrà cessare, al più tardi, alla fine del 2026.

Il Consiglio chiarisce che i fondi raccolti nel mercato dei capitali, possono essere utilizzati, per prestiti, fino a un importo di 360 miliardi di euro; e, per spese, fino a un importo di 390 miliardi di EUR. Il rimborso dei prestiti è programmato fino al 31 dicembre 2058. Il Consiglio raccomanda poi agli Stati la rapida attuazione di progetti di investimento, in particolare nelle infrastrutture. Il Programma NGEU prevede diversi programmi operativi, tutti rivolti alla crescita, per i quali il Consiglio ha deciso l’ammontare del finanziamento.

Gli importi, nell’ambito dei programmi previsti dal NGEU, sono i seguenti:

•Strumento per il recupero e la resilienza (RRF). È il più importante strumento, dotato di 672,5 miliardi di EUR , di cui: prestiti per 360 miliardi di euro; donazioni per 312,5 miliardi di EUR. Tenuto conto della grave crisi che condiziona l’economia, il 70% delle sovvenzioni fornite dalla RRF sarà impegnato negli anni 2021 e 2022. Il restante 30% sarà interamente impegnato entro la fine del 2023. Il criterio per l’assegnazione dei fondi del RRF, per gli anni 2021-2022, è contenuto nella proposta della Commissione, tenuto conto dell’andamento dell’economia negli anni 2015/2019. Per l’anno 2023, il criterio della disoccupazione è sostituito, in egual misura, dalla perdita di PIL reale, osservata nel 2020, e dalla perdita cumulativa del PIL reale, osservata nel periodo 2020-2021 e sarà calcolato entro il 30 giugno 2022. Il prefinanziamento per RRF sarà versato nel 2021 nella misura del 10%. Agli Stati membri il compito di predisporre i piani nazionali di risanamento e di resilienza, che stabiliscano i contenuti della riforma e l’agenda degli investimenti per gli anni 2021-2023.

Le azioni per il clima saranno integrate nelle politiche e nei programmi finanziati nell’ambito del NGEU. Un obiettivo climatico globale del 30% deve essere applicato all’importo totale delle spese del NGEU e dovrà apparire, in obiettivi adeguati, negli investimenti settoriali. In generale, tutte le spese sostenute dall’UE dovrebbero essere coerenti con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, teso a limitare il cambiamento climatico e a perseguire la neutralità energetica per il 2050.

•ReactEU, risposta immediata ai danni del Coronavirus: dotato di 47,5 miliardi di EUR;
•Orizzonte Europa, programma per la ricerca e innovazione: con un aumento di 5 miliardi di euro;
•InvestEU, questo Fondo fungerà da meccanismo unico di sostegno agli investimenti, per le azione interne all’UE, sostituendo gli strumenti finanziari esistenti. Il suo obiettivo generale è sostenere gli obiettivi dell’Unione, mediante la mobilitazione di investimenti pubblici e privati, che soddisfino il criterio dell’addizionalità (cioè che mobilitino altri investimenti), affrontando in tal modo i fallimenti del mercato e le situazioni che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di sostenibilità, competitività e crescita inclusiva: con un finanziamento di 5,6 miliardi di euro;
•Sviluppo rurale: con un aumento di 7,5 miliardi di euro;
•Just Transition Fund (JTF): per le zone più esposte alla trasformazione energetica, con un finanziamento di 10 miliardi di euro;
•RescEU: programma per rafforzare la Protezione civile, contro i rischi e le catastrofi, dotato di 1,9 miliardi di euro
Per un totale di 750 miliardi di euro

Il grande compito ora riservato alla nostra classe politica è quello di predisporre una serie di progetti che diano un nuovo impulso all’economia e all’occupazione, rispettando, nel contempo, i principi dello sviluppo sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo la Commissione, attraverso il Regolamento 2020/852, ha indicato quali sono gli interventi che hanno lo scopo di attuare lo sviluppo sostenibile, e ha chiesto alle banche di tenerne conto nei finanziamenti. Ecco alcuni obiettivi ambientali, che realizzano questi valori:
Contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici;
Contributo sostanziale all’adattamento ai cambiamenti climatici;
Contributo sostanziale all’uso sostenibile e alla protezione delle acque e delle risorse marine
Contributo sostanziale alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento
Contributo sostanziale alla transizione verso un’economia circolare
Contributo sostanziale alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi
La Direzione Generale Reform, di recente costituzione, guidata dall’Italiano Mario Nava, avrà il compito di seguire gli investimenti attuati con i fondi del NGEU e di valutarne l’efficacia e la sintonia con il Green Deal europeo.

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica. Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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