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Un’Europa sociale, in grado di gestire una transizione giusta

Green Deal: al via un meccanismo europeo per una transizione giusta

La Commissione europea ha posto come chiave di volta di tutta la politica industriale, per il periodo 2021-2027, la realizzazione di un‘Europa più verde, circolare, e a basse emissioni di carbonio.

Ma non tutte le regioni europee sono in grado di indirizzare, in tempi brevi, la loro economia e le loro attività produttive verso questo nuovo e necessario modello di sviluppo. Le stesse differenze di sviluppo industriale che noi riscontriamo in Italia, tra regioni del nord e regioni del sud, le possiamo osservare nelle 27 nazioni che interagiscono nel mercato unico.

Non solo, abbiamo anche molte regioni che hanno fondato il loro sviluppo sul carbone e su altri combustibili fossili.

L’Unione Europea ha ancora circa 280 centrali a carbone, attive in 22 diversi Stati. La maggior parte di questi impianti ha oltre 30 anni, e quindi sono ancor più inefficienti, inquinanti e obsoleti.

La combustione del carbone è una delle maggiori fonti di emissioni di CO2, il principale responsabile del cambiamento climatico. L’Italia, con le sue 12 centrali a carbone attive, sparse tra Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Lazio, Puglia e Sardegna, ha contribuito a coprire il 13,5% del fabbisogno di elettricità, causando però emissioni di CO2 per 39,4 milioni di tonnellate, pari a ben oltre 1/3 di tutte le emissioni della generazione termoelettrica nazionale.

Secondo Carlo Calenda, già ministro dello Sviluppo Economico, l’obiettivo del superamento del carbone, come fonte energetica, potrebbe essere raggiunto dall’Italia entro il 2030, ma al costo di 3 miliardi di euro. Problemi simili a quelli dell’Italia obbligano gli altri Paesi, come la Germania, la Polonia e altri a rivedere il loro modello di sviluppo. Si tratta, quindi, di un problema europeo. E di questo se ne sta facendo carico la Commissione.

Le attenzioni verso un diverso modello di sviluppo non riguardano solo le regioni con produzione di carbone, altre regioni, soprattutto quelle industriali, devono migliorare e modificare i modelli produttivi e incrementare l’utilizzo di fonti energetiche diverse da quelle fossili.

Per aiutare questo nuovo modello, la Commissione ha istituito “Un meccanismo per una transizione giusta”. Il meccanismo è uno strumento chiave, per garantire che la transizione verso un’economia climaticamente neutra avvenga in modo equo e non lasci indietro nessuno. Fermo restando che il piano di investimenti del Green Deal europeo si prefigge di soddisfare le esigenze di finanziamento di tutte le regioni, il meccanismo fornirà un sostegno mirato a quelle più colpite, con l’impegno di mobilitare almeno 100 miliardi di euro, nel periodo 2021-2027, attenuando così l’impatto socioeconomico della transizione.

Il Meccanismo contribuirà a generare gli investimenti di cui necessitano i lavoratori e le comunità, che dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili, per generare un nuovo modello di sviluppo, quello voluto dal Green Deal europeo. Il meccanismo si aggiunge al sostanzioso contributo fornito dal bilancio dell’Unione, tramite tutti gli strumenti direttamente pertinenti alla transizione., dando prova di credere veramente nella necessità di agire per arrestare i cambiamenti climatici, a favore dei quali, la Commissione ha previsto di destinare una notevole parte dell’attuale bilancio 2021/2027, per un importo totale, pari a 320 miliardi di euro. Uno dei principali obiettivi sarà la realizzazione di “Un’Europa più verde e a basse emissioni di carbonio, attraverso la promozione di una transizione verso un’energia pulita ed equa, di investimenti verdi e blu, dell’economia circolare, dell’adattamento ai cambiamenti climatici e della gestione e prevenzione dei rischi”, in attuazione dell’accordo di Parigi.

Il meccanismo per una transizione giusta, dotato, complessivamente di 100 miliardi di euro, si concentrerà sulle regioni e sui settori che, sicuramente, verranno maggiormente colpiti dalla transizione, a causa della loro dipendenza dai combustibili fossili, o da processi industriali ad alta intensità di gas a effetto serra.

Il meccanismo per una transizione giusta sarà alimentato da tre fonti principali di finanziamento:

Un Fondo per una transizione giusta, con una dotazione di 40 miliardi di euro (per l’Italia ne sono previsti 2.142), attraverso sovvenzioni. Gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili, mediante appositi piani territoriali, individuati con la Commissione, per favorire la loro transizione giusta.
Dovranno inoltre impegnarsi a integrare ogni euro versato dal Fondo, con contributi previsti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e dal Fondo sociale europeo (FSE plus), nonché con risorse nazionali supplementari. Ciò dovrebbe tradursi in finanziamenti totali dell’ordine di circa 50 miliardi di euro, che mobiliteranno, a loro volta, ulteriori investimenti. Il Fondo concederà, principalmente, sovvenzioni alle regioni: sosterrà i lavoratori, aiutandoli, ad esempio, ad acquisire abilità e competenze, spendibili sul mercato del lavoro del futuro; appoggerà le PMI; le start-up e gli incubatori impegnati a creare nuove opportunità economiche in queste regioni. Sosterrà anche gli investimenti a favore della transizione all’energia pulita, tra cui quelli nell’efficienza energetica;

• Un regime specifico nell’ambito di InvestEU, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti, e che, utilizzando investimenti privati, avrà il compito di sostenere progetti relativi alle infrastrutture dell’energia e dei trasporti, comprese le infrastrutture del gas e il teleriscaldamento, come pure progetti di decarbonizzazione, e aiutare le economie locali a sviluppare nuove fonti di crescita, a seconda delle specifiche esigenze di investimento, che dovranno essere individuate dagli Stati membri, nei rispettivi piani territoriali.

Come indicato nel piano di investimenti del Green Deal europeo, il regime per una transizione giusta, nell’ambito di InvestEU (secondo pilastro del meccanismo), consentirà di generare investimenti aggiuntivi, a beneficio delle regioni interessate, in complementarità con il Fondo per una transizione giusta (primo pilastro del meccanismo) e con lo strumento di prestito per il settore pubblico (terzo pilastro di tale meccanismo).

Questo sostegno è rivolto agli investimenti economicamente sostenibili, realizzati da soggetti privati e da enti del settore pubblico, e sarà messo in atto attraverso prodotti finanziari, proposti dai partner esecutivi di InvestEU: il gruppo della Banca europea per gli investimenti, oppure le Istituzioni e le Banche di promozione nazionali.

• Uno strumento di prestito per il settore pubblico, attuato con il gruppo BEI (Banca Europea per gli Investimenti), con il compito di mobilitare ulteriori investimenti pubblici, per attuare misure necessarie per facilitare la transizione verso la neutralità climatica. I progetti spazieranno dalle infrastrutture dell’energia e dei trasporti, alle misure di efficienza energetica, compresa la ristrutturazione degli edifici, le infrastrutture sociali e altri progetti da individuare, che possano andare direttamente a vantaggio delle comunità, nelle regioni colpite, con il preciso scopo di ridurre i costi socioeconomici della transizione.

Lo strumento sarà costituito da una componente di sovvenzione, pari a 1,5 miliardi di euro, proveniente dal bilancio dell’UE, e da una componente di prestito, fino a 10 miliardi di euro, a titolo di risorse proprie della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Attraverso questo intervento, si prevede di mobilitare circa 30 miliardi di euro di investimenti pubblici.

Tutti gli investimenti, nell’ambito di questo strumento, devono essere realizzati sulla base di piani territoriali, opportunamente predisposti dalle Autorità locali, e devono rispettare le politiche, le norme e le procedure della Banca europea per gli investimenti, in materia di prestiti. Per beneficiare della sovvenzione, prevista per ogni progetto, occorre aver ottenuto un finanziamento da parte della Banca europea per gli investimenti.

I progetti ammissibili saranno quelli aventi ad oggetto investimenti del settore pubblico, che comportano benefici diretti per le regioni e i territori individuati, a condizione che contribuiscano a soddisfare le relative esigenze specifiche di sviluppo derivanti dalla transizione, nel rispetto dei piani territoriali predisposti per una transizione giusta. Sono ammissibili i progetti che non sono in grado di generare un flusso di entrate proprie sufficiente, e che non potrebbero essere finanziati a condizioni commerciali, senza una componente di sovvenzione.
Il meccanismo per una transizione giusta, tuttavia, non è limitato ai soli finanziamenti. Tramite la piattaforma, la Commissione offrirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori e garantirà il coinvolgimento delle comunità interessate, delle autorità locali, delle forze sociali e delle organizzazioni non governative. Il meccanismo per una transizione giusta impegna le Autorità locali a predisporre un solido quadro di governance, che possa far riferimento a piani territoriali specifici.

Partecipare al profondo sospiro sociale, che anima il cuore dell’Europa, significa predisporre gli Organismi politici e amministrativi a organizzarsi, a concentrare il loro interesse verso il bene pubblico, per essere in grado di elaborare intelligenti strategie di sviluppo territoriale, concordate con le Forze Sociali (sindacati e imprenditori) e con la società civile organizzata, e attente alle esigenze di sviluppo. Per le proposte intelligenti e attente alle sensibilità sociali, tese allo sviluppo dei nuclei più deboli, non mancano, nei bilanci europei, le forme di finanziamento.

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e insegna economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica. Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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