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Il 1958 è l’anno di “Capitan Fracassa” e dello “scivolone” di Monica Vitti

Dall'8 marzo va in onda il primo bruciante insuccesso di uno sceneggiato (in particolare per Monica Vitti che rischio addirittura di veder spezzata la propria carriera). Stiamo parlando di “Mont Oriol".

E siamo arrivati al 1958, che inizia, il 10 gennaio con il primo allestimento televisivo della commedia di Alberto Colantuoni de “I fratelli Castiglioni”. Diretto da Sandro Bolchi e interpretato da Silvani, Pavese e Borboni. La commedia verrà riproposta sui teleschermi nel 1965 da Gianfranco Bettetini.

Undici gennaio: con abili passaggi tra racconto del racconto e racconto della realtà, Anton Giulio Majano realizza un’ottima versione de “Capitan Fracassa”. Questo sceneggiato in cinque puntate, tratto dall’omonimo romanzo di Gautier (1863), celebra la commedia dell’arte. Le vicende vengono narrate con tono brioso, giocando sulla messa in scena marcatamente teatrale (con fondali dipinti alternati a sfondi preziosamente reali) e si avvalgono della interpretazione geniale ed estroversa di Arnoldo Foà, nei panni del nobile spadaccino, che si fa saltimbanco per amore di un’attrice (la sempre graziosa, ma un tantino spaesata Lea Massari). Inoltre una bella schiera di “cattivi”: Nando Gazzolo, Mario Colli, Ubaldo Lay, Alberto Lupo, Diego Michelotti.

La messinscena del dramma teatrale di Ibsen, “Casa di bambola”, in onda il 28 febbraio e curata da Vittorio Cottafavi, ruota intorno al personaggio di Nora (Lilla Brignone), che per aiutare il marito Torvaldo (Ivo Garrani) si indebita segretamente con un uomo in apparenza onesto, l’avvocato Krogstad (Arnoldo Foà); ma quest’ultimo approfitta della situazione per ricattare Nora che è costretta a rivelare il prestito a Torvaldo. Casa di bambola è trasformata nella sceneggiatura di Ferdinando Palmieri in un buon pezzo di “teatro televisivo”, con pochi cambi di scena e movimenti di macchina non sempre fondamentali, una cura particolare all’inquadratura e poca, invece, nel rimaneggiare i dialoghi, piuttosto fedeli al testo di partenza. Il piccolo schermo ripropone l’opera in altri tre allestimenti: nel 1968 (regia di G. Giagni), nel 1982 (regia di L. Cortese) e nel 1986 (regia di G. Serra).

Dall’8 marzo va in onda il primo bruciante insuccesso di uno sceneggiato (in particolare per Monica Vitti che rischio addirittura di veder spezzata la propria carriera). Stiamo parlando di “Mont Oriol”, di Guy de Maupassant in cui si narra di un affarista parigino che opera una grossa speculazione nella città termale di Mont Oriol. Mentre lui specula la moglie s’innamora di un impetuoso giovanotto parigino. Dopo molte titubanze la signora dirotta lo spasimante verso la figlia del sindaco. Altri interpreti sono Carlini, Lupi, Besozzi, Lazzarini. La regia è di Claudio Fino, la sceneggiatura di Nicola Manzari.

Le avventure di Nicola Nickleby” è uno sceneggiato trasmesso in cinque puntate dal 19 aprile, adattato da Alessandro De Stefani per la regia di Daniele D’Anza. Un valoroso e onesto mister Nickleby muore lasciando in disgrazia la moglie e due figli, il ragazzo Nicola e la piacente ma assai pudica sorellina, costretti a dover chiedere aiuto allo zio usuraio ed egoista, pur di lavorare. Il cast: Antonio Cifariello, Leonora Ruffo, Arnoldo Foà, Evi Maltagliati, Elisa Cegani, Grazia Maria Spina, Aroldo Tieri, Franco Volpi, Matteo Spinola, Alberto Lupo.

Il romanzo di DostoevskijUmiliati e offesi” (1861), è proposto in quattro puntate da Cottafavi, regista e sceneggiatore. Questa sofferta analisi dell’animo umano narra che, nella Russia zarista, un ricco aristocratico (Mario Feliciani) manda in rovina la famiglia di un suo amministratore (Ivo Garrani). E per soprammercato cerca di sedurre la figlia (Vira Silenti) della sua vittima, dopo aver mandato all’aria il suo matrimonio con il proprio figlio (Walter Bencivegna). Un giovane scrittore (Enrico Maria Salerno) innamorato della ragazza metterà le cose a posto.

Da segnalare che il 3 ottobre, con la famosa commedia di ShakespeareLa bisbetica domata”, inizia il ciclo “Grandi produzioni di prosa alla TV”, in onda tutti i venerdì. In questa versione (ve ne sarà un’altra nel 1982), gli interpreti sono Padovani, Ferzetti, Occhini e Tieri. Riduzione televisiva e regia di D’Anza.

In quattro puntate, dall’8 novembre, per la regia di Marco Landi, viene trasmesso “Canne al Vento”. Il titolo, evocativo di quella bellezza rurale così presente nel romanzo della Deledda, si riferisce al destino degli uomini che come le canne spinte dal vento non possono decidere dove andare e cosa fare. Dio, cioè il vento, decide per loro e a nulla valgono gli sforzi del singolo. Il romanzo è bellissimo, mentre la versione televisiva è pulita, ma anche piuttosto pesante, risultato di una laboriosa e ardua ricerca per portare alla luce e collegare fra loro i fatti più spettacolari, spesso nascosti o sottintesi nella narrazione. La cosa più apprezzabile è l’interpretazione di Carlo D’Angelo nella parte di un vecchio pastore sardo, Efix, che da sempre veglia sulla casa delle sue padrone, le sorelle Pintor. Le proteggerà fino alla morte, e solo allora confesserà d’aver ucciso il padre delle donne tanti anni prima.

Il 5 dicembre la televisione italiana propone il dramma “Antigone”, messo in scena da Cottafavi e interpretata da Valentina Fortunato, Elena Cotta e Antonio Crast. Da sottolineare come questo programma rientri nel progetto della RAI di divulgazione umanistica che caratterizzerà i primi decenni di attività della stessa.

L’anno si chiude con “Padri e figli”, tratto dal romanzo russo di Turgenev. Nella Russia della fine dell’Ottocento, un giovane medico ateo e anticonformista s’innamora perdutamente di una dama di alto lignaggio. Il romanzo finisce male: l’uomo muore in un incidente prima che la donna si sia decisa a dirgli di sì. Tra gli interpreti Mario Feliciani, Franco Volpi, Eleonora Rossi Drago, Carla Gravina.

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