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Discarica abusiva a Calusco, 32mila metri cubi di materiale: accusate 6 imprese

I Carabinieri forestali hanno individuato tra i responsabili l’amministratore di un'impresa con sede a Carvico.

I Carabinieri forestali di Curno, dopo la segnalazione dell’ufficio tecnico del Comune di Calusco d’Adda, hanno accertato irregolarità nella gestione delle terre e rocce da scavo in ordine ai lavori di sistemazione morfologica di terreni agricoli della strada denominata “Vicinale del Roccolo”.

I forestali, di concerto con i funzionari dell’Arpa, hanno appurato in tre distinte aree a vocazione agricola la stessa pratica irregolare: durante la realizzazione delle opere finalizzate alla sistemazione geomorfologica del suolo, l’impresa che eseguiva i lavori impiegava volumi di terre e rocce da scavo in quantità eccedente rispetto a quanto autorizzato dai permessi di costruire riferiti a tre differenti siti oggetto dell’indagine.

I rilievi topografici, l’acquisizione della documentazione relativa al trasporto e al conferimento del materiale depositato e delle dichiarazioni comprovanti la regolare provenienza del materiale da scavi autorizzati, hanno consentito di qualificare il materiale da escavazione impiegato in esubero come rifiuto speciale. Il volume complessivo depositato nelle tre aree agricole, pari a circa 32.000 metri cubi, corrispondenti approsimativamente a 2.000 viaggi di automezzi dedicati al trasporto, ha consentito all’impresa di produrre un illecito profitto dell’ordine di centinaia di migliaia di euro.

A conclusione delle attività investigative, i Carabinieri forestali hanno individuato, quali responsabili, l’amministratore dell’impresa, con sede a Carvico, titolare dei permessi di costruire e il direttore dei lavori. Gli stessi sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per attività di gestione non autorizzata di rifiuti. Conseguenze penali anche su almeno 5 delle imprese conferitrici, con sedi nella Bergamasca, per effetto dell’omessa dichiarazione di avvenuto utilizzo del materiale di escavazione e per il venir meno della natura di sottoprodotto e la contestuale assunzione di qualifica di rifiuto speciale.

La normativa vigente, infatti, prevede che le terre e rocce da scavo, quali sottoprodotti, possano essere utilizzate per reinterri, riempimenti e rimodellazioni del terreno purché siano impiegate direttamente nell’ambito di opere o interventi preventivamente individuati e definiti. L’utilizzo delle terre e rocce da scavo in eccedenza rispetto al progetto autorizzato dal Comune oltre a rappresentare una variazione sostanziale del titolo abilitativo, costituendo un vero e proprio abuso edilizio, configura l’ipotesi della gestione illecita di rifiuti speciali.

Rimane alta la soglia di attenzione del Gruppo Carabinieri Forestali che continueranno i controlli sul territorio per impedire l’attività di gestione illegale dei rifiuti, avvalendosi in questo della preziosa collaborazione dei cittadini, che potranno segnalare presunti illeciti al numero di emergenza ambientale 1515.

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