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Addio a Tino Zanetti, tra gli animatori de “il Manifesto” a Bergamo

Ezio Locatelli, della direzione nazionale Prc-Se, ricorda Tino Zanetti, morto a 87 anni, figura storica della sinistra bergamasca.

Ezio Locatelli, della direzione nazionale Prc-Se, ricorda Tino Zanetti, morto a 87 anni, figura storica della sinistra bergamasca.

Il compagno Tino Zanetti, presidente del Comitato Politico Provinciale di Bergamo, ci ha lasciati.

Un compagno carissimo che ha dedicato la vita – sia detto senza alcuna retorica – al movimento operaio e comunista, alle istanze di giustizia, pace, libertà. Un pezzo raro di storia delle comuniste e dei comunisti bergamaschi.

Tino, lavoratore licenziato dalle ex acciaierie Rumi di Montello per attività sindacale, è stato il segretario della sezione Pci Centro, la più importante sezione di Bergamo dove, tra gli altri, erano iscritti compagni del calibro di Lucio Magri, Eliseo Milani, Carlo Leidi, Giuseppe Taino e tanti altri illustri compagni che sono tra noi. Compagni che in gran parte, dopo l’invasione di Praga da parte dell’Urss nel ‘68, dettero vita a “il Manifesto”, dapprima come gruppo e rivista dentro il Pci, due anni dopo fuoriuscendo dal Pci stesso per dare vita a “il Manifesto” come formazione autonoma.

Formazione che nacque nel ‘70 raccogliendo a Bergamo circa il 70% dei voti del comitato federale e circa la metà degli iscritti del Pci provinciale. Tino, comunista, libertario, fu uno degli animatori de “il Manifesto”, poi del Pdup per il comunismo. Rientrato nel Pci all’indomani dello scioglimento del Pdup ne disapprovò lo scioglimento e la trasformazione in partito genericamente di sinistra. Per questo fu tra i promotori di un collettivo di compagni – con loro stabilii subito contatti politici – che qualche anno più tardi entrò a far parte di Rifondazione Comunista.

Tino, col quale mi incontrai diverse volte, fu uno di quelli più convinti dell’entrata in Rifondazione Comunista. Da lì abbiamo percorso un lungo tratto di strada politica, fianco a fianco, sino a quando venni chiamato a svolgere il ruolo di segretario a Torino, quasi otto anni fa. Torino è diventato in tutto e per tutto un pezzo della mia vita politica, ma a quel tempo per nessuna ragione volevo distaccarmi dalle mie radici. Tino fu tra le persone decisive riguardo la scelta da prendere.

Tra le lacrime, che in questo momento di mestizia sono anche le mie lacrime, mi disse che dovevo accettare per il bene del partito tutto. Me lo disse con parole di grande stima e di affetto che serberò sempre dentro di me. Con Tino ci si sentiva periodicamente, ci si ritrovava abbracciati in occasione di qualche incontro o festa di partito a Bergamo.

Ora tornerò a Bergamo per un ultimo saluto ma anche per dire a Tino, compagno e amico fraterno, che non lo dimenticherò mai per quello che ha dato e fatto.

Riposa in pace compagno Tino.

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