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Quindici anni dalla morte di Kika Mamoli: “Una fuoriclasse della sensibilità”

L'avvocato Federico Caffi ricorda sua madre Mariagrazia Mamoli Minetti, per tutti Kika, ex presidente dell'Associazione Cure Palliative

“Sono trascorsi 15 anni ma è come se mia mamma fosse morta ieri”. Così l’avvocato Federico Caffi ricorda sua madre, Mariagrazia Mamoli Minetti, per tutti Kika, ex presidente dell’Associazione Cure Palliative e promotrice dell’Hospice di Bergamo.

Oggi, martedì 14 luglio, ricorre il suo anniversario di morte: nonostante il passare del tempo il ricordo di questa importante figura della nostra città è vivo non solo tra i suoi cari e nelle tante persone che l’hanno conosciuta ma in tutta Bergamo. “La sua memoria continua e viene alimentata grazie all’organizzazione di eventi e agli articoli che raccontano di lei. Inoltre sono stati intitolati a suo nome – fra le altre cose – l’Hospice, l’istituto professionale e liceo dei servizi sociali di via Brembilla e il coro delle volontarie dell’Associazione Cure Palliative”.

Si dedicò con grande passione alla realizzazione dell’Hospice di via Borgo Palazzo, nato sull’esempio di realtà presenti in Inghilterra per dare ai malati inguaribili il fine-vita più dolce e delicato possibile. “L’inaugurazione di questa struttura, avvenuta il 22 dicembre 2000, per lei aveva significato il coronamento di un sogno: quel giorno era davvero molto emozionata ed orgogliosa. Si era impegnata molto per quel progetto, che ha significato un grande passaggio culturale per Bergamo. Non era facile, infatti, affrontare un tema come il fine-vita: parlare dell’importanza di accogliere e accompagnare i malati in fase avanzata o terminale per evitare che soffrano di dolori era un argomento per alcuni versi scomodo. I detrattori erroneamente sostenevano che era un luogo dove si sarebbe andati a morire o addirittura velocizzata la morte, ma la cittadinanza comprese che non era così. Furono molti i cittadini che diedero il proprio contributo al progetto: un benefattore anonimo donò 500 milioni di lire e il resto delle risorse necessarie per terminare i lavori vennero reperite attraverso la promozione di iniziative sul territorio”.

Ricordando le qualità umane di Kika Mamoli, l’avvocato Caffi afferma: “Aveva una sensibilità fuori dal comune che l’ha portata a dedicarsi molto al volontariato e ad avere una grande attenzione ai bisogni degli altri. Sul piano personale e famigliare, è stata una mamma affettuosa ma decisa, era una donna forte e determinata: se si prefiggeva un obiettivo faceva di tutto per concretizzarlo. Per me prima di tutto è stata un’amica: sin da ragazzo ci teneva che fossi autonomo, mi dava fiducia e questo negli anni mi ha trasmesso il senso di responsabilità per raggiungere gli obiettivi. Fortunatamente non era la tipica mamma della famiglia del Mulino Bianco, ma pensando a lei provo un orgoglio straordinario: era una fuoriclasse e vorrei avere almeno una parte, oltre della sua sensibilità, della sua attenzione quotidiana ai bisogni delle persone più fragili”.

Anche nella malattia è stata molto forte. L’avvocato Caffi prosegue: “Nel 2001 ha avuto le prime manifestazioni tumorali e nel febbraio 2004 venne operata di laringectomia e perse la parola. Non riuscire più a parlare è invalidante per chiunque, ma per una persona come lei lo è ancor di più. Nonostante le difficoltà, però, incoraggiava le persone che le stavano accanto e chiunque incontrasse dando loro forza e fiducia per il futuro”.

Infine, l’avvocato Caffi conclude: “Come mio padre Mario, purtroppo, si è spenta senza avere avuto la gioia di diventare nonna e conoscere mio figlio, Filippo Maria, che compirà sei anni a ottobre: quando parliamo dei nonni io gli spiego che ora sono due stelle che brillano in cielo. Poco sere fa mio figlio – con il quale stavo cenando a casa all’aperto – ha guardato il cielo e mi ha detto che aveva appena visto i nonni Mario e Kika che gli avevano detto che sarebbero stati contenti di conoscerlo”.

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