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“Gli ortodossi occupano la chiesetta senza averne titolo”, la Regione chiama gli avvocati

Dopo le diffide incarica due legali di "promuovere ogni più opportuna iniziativa in sede giudiziale e stragiudiziale" per il rilascio dell'immobile

Padre Gheorghe Velescu, guida spirituale degli ortodossi, si era convinto sin dall’inizio: “Io da qui non me ne vado”. Finora è stato di parola, perché a distanza di un anno e nove mesi da quel 25 ottobre 2018 – quando la chiesetta degli ex ospedali Riuniti era stata aggiudicata all’asta ai musulmani – il religioso è ancora lì, nonostante il parziale sgombero degli spazi, le proposte (rispedite al mittente) per trovare un’altra sistemazione e le diffide di Regione Lombardia. La stessa che ora ha dato mandato agli avvocati Alessandro Giannelli e Piera Pujatti dell’Avvocatura Regionale di “promuovere ogni più opportuna iniziativa sia in sede giudiziale che stragiudiziale finalizzata al rilascio dell’immobile di proprietà”. Così si legge in una delibera di giunta datata 6 luglio.

“L’immobile risulta occupato dalla Diocesi Ortodossa Rumena senza alcun idoneo titolo che ne giustifichi la permanenza”, mette nero su bianco il Pirellone. La prima diffida a lasciare la chiesetta sarebbe arrivata agli ortodossi l’8 luglio dello scorso anno. Poi un’altra il 23 dicembre, “con la quale la diocesi è stata intimata al rilascio dell’immobile entro il termine di 30 giorni”. Niente da fare: ecco perché la Regione ora ritiene “necessario attivarsi sia in sede stragiudiziale, sia in sede giudiziale presso le opportune sedi – spiega testualmente la delibera – con ogni iniziativa per il rilascio della suddetta unità immobiliare all’ente regionale”.

L’intervento

Secondo l’assessore di Palafrizzoni Giacomo Angeloni questo è “un atto che definisce ancora una volta la volontà discriminatoria della Regione, già perpetrata con l’esercizio della prelazione solo perché la Chiesa è stata acquistata dai musulmani. Il presidente Fontana si era impegnato pubblicamente a tutelate gli ortodossi Rumeni che usano la chiesa. Qual è la soluzione che prospetta la Regione? Dove andranno? Li tutela con uno sgombero? Il Comune di Bergamo – conclude Angeloni – resta un interlocutore delle varie confessioni religiose presenti sul territorio e conferma tra i propri principi il diritto costituzionale alla libertà religiosa”.

La vicenda

Il caso – sollevato proprio da Bergamonews – aveva scatenato molte polemiche, rimbalzando sulla stampa nazionale ed estera. La cappella del vecchio ospedale era stata messa in vendita dall’Asst Papa Giovanni XIII, azienda controllata da Regione Lombardia che nel 2015 aveva approvato una legge molto restrittiva sui luoghi di culto – la cosiddetta legge “anti moschee” – che rende molto difficile costruire luoghi di culto partendo da zero, e che il verdetto dell’asta aveva in qualche modo ‘aggirato’, visto che l’immobile era già adibito a quel tipo di funzione.

Ad aggiudicarsi l’asta fu l’Associazione Musulmani di Bergamo con un rialzo dell’8% sulla base di 418.700 euro. L’esito delle buste fu molto discusso, tanto da scomodare il governatore Attilio Fontana che aveva assicurato di potere esercitare il diritto di prelazione, ricomprando la chiesetta e sfilandola di fatto ai musulmani (la vicenda è finita in tribunale). Dopo un  lungo iter burocratico per esercitare la prelazione, la Regione aveva infine dichiarato di avere in mente un progetto culturale per il recupero della chiesetta.

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