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Covid, le incognite di un’altra ondata in autunno: “Servono tamponi e responsi veloci”

Dalla necessità di effettuare, processare e comunicare l'esito dei test in tempi brevi al potenziamento delle Usca, fino al ruolo dell'antinfluenzale: il parere della giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa

Dall’importanza di effettuare, processare e comunicare l’esito dei tamponi in tempi brevi al potenziamento delle Usca (le unità di medici ‘porta a porta’ chiamate a gestire i pazienti a livello domiciliare) fino al ruolo del vaccino antinfluenzale. Sono alcuni dei temi centrali in vista dell’autunno e di un’eventuale seconda ondata di Coronavirus: ne abbiamo parlato con la giornalista e divulgatrice scientifica bergamasca Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia.

Dottoressa Villa, partiamo proprio dai tamponi.

Non bisogna solo eseguirli in tempi ragionevoli, ma anche comunicarne l’esito. In un mondo ideale questo dovrebbe avvenire il giorno dopo, per evitare di bloccare troppo a lungo le persone. Ma non è sempre facile.

Perché?

Possono sorgere problemi di comunicazione tra i medici e l’Ats o tra l’Ats e i pazienti, ma anche difficoltà in termini di trasmissione dei risultati visto che i laboratori hanno sistemi informativi diversi. Insomma, ci sono diverse variabili ma accorciare il più possibile questi tempi è fondamentale.

Come?

Occorre lavorare per migliorare la fase precedente all’analisi, cioè l’organizzazione del sistema di segnalazione e quello di raccolta a domicilio, e soprattutto sulla possibilità di far avere immediatamente al cittadino la risposta, non appena il tampone è processato. Mi chiedo: perché non farlo direttamente al paziente via mail?.

A Calcinate è stato inaugurato un laboratorio capace di processare fino a 2.500 tamponi al giorno, a fine luglio potrebbe arrivare a 5 mila.

La capacità tecnica è fondamentale, ma da sola non basta. Bisogna anche avere la capacità di raccogliere così tanti tamponi e una volta che si hanno i risultati comunicarli velocemente. Ecco, in questa fase mi sembra tutto molto incentrato sull’acquisto delle ‘cose’, al quale dovrebbe però seguire uno sforzo di pensiero, di organizzazione e investimenti anche in termini di personale.

Ci fa qualche esempio?

Penso al potenziamento delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziali ndr), le unità di medici che hanno il compito di gestire i pazienti a livello domiciliare.

La Legge ne prevedeva una ogni 50 mila abitanti: a Bergamo, su 22, ne sono state attivate 6…

I medici sono pochi e non è facile mettere in piedi unità che necessitano di solide competenze, ma in vista dell’autunno sarebbe fondamentale potenziare questo servizio.

Del resto uno degli obiettivi è quello di evitare di riempire di nuovo i pronto soccorso.

Dando però ai pazienti la sicurezza di una corretta diagnosi e assistenza anche a casa. Questo può salvare molte vite, penso soprattutto alle persone più fragili che vivono da sole. Banalmente un anziano con quaranta di febbre fatica anche a mangiare e idratarsi da solo.

In autunno la sovrapposizione tra influenza e Covid potrà generare molta confusione, quanto sarà importante l’antinfluenzale?

Qui vado un po’ controcorrente, nel senso che ritengo la vaccinazione utile senza però condividere l’enfasi con cui si raccomanda per proteggerci da Covid, soprattutto facilitando la diagnosi differenziale tra le due malattie.

Ci spieghi.

Le vere influenze sono una piccolissima parte di tutte le infezioni respiratorie tipiche della brutta stagione e che bisognerà distinguere dal Coronavirus. Su questa piccola percentuale il vaccino riduce il rischio, ma non protegge al 100%. Né abbiamo prove che una minore circolazione dell’influenza eviti complicanze Covid-19. Sia chiaro: è sempre meglio fare l’antinfluenzale, ma poi si pone un problema logistico non indifferente…

Ovvero?

Stiamo raccomandando la vaccinazione a tutta la popolazione e ai bambini senza tener conto che le dosi di vaccino prenotate dalle regioni non saranno sufficienti, rischiando di lasciare senza disponibilità le persone anziane e più fragili che ne hanno bisogno. Inoltre, è possibile che i medici di famiglia debbano fronteggiare una seconda ondata o diversi focolai in autunno. Se dovranno vaccinare gran parte dei loro assistiti, impegneranno settimane togliendo tempo prezioso all’assistenza dei malati. Se invece si conta sui servizi vaccinali, bisognerebbe ricordare che questi, già sovraccarichi prima della pandemia, oggi devono recuperare i ritardi accumulati nelle vaccinazioni già raccomandate obbligatorie. Rischiamo così un nuovo, preoccupante, calo delle coperture vaccinali.

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