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Daniela Tassani, la laurea ai tempi del virus: “Ora lavoro per tornare in Nazionale”

La 23enne di Ciserano: "Vorrei poter migliorare i miei primati sui 200 e sui 400 metri, oltre a poter rientrare in Nazionale"

Nella vita come nello sport non è importante centrare un obiettivo, ma il percorso con cui lo si raggiunge.

È questa una delle lezioni più importanti che l’atletica leggera offre e che Daniela Tassani ha saputo applicare passo dopo passo, raggiungendo risultati importanti come il titolo italiano indoor di staffetta 4×200 metri.

La 23enne di Ciserano ha saputo far tesoro dell’esperienza raccolta in ambito agonistico e l’ha applicata nello studio riuscendo così a conseguire la laurea in Economia nonostante le difficoltà causate dal Coronavirus.

La sfida della portacolori della Bracco Atletica sarà ora quella di tornare a gareggiare e riacquistare la forma fisica necessaria per poter tornare a sognare la maglia azzurra.

Daniela Tassani, come ha trascorso il periodo di quarantena?

È stata una quarantena particolarmente produttiva. Nonostante potessi allenarmi soltanto nel mio appartamento, sono riuscita a farlo comunque quasi tutti i giorni. Contando che abito in campagna, ho avuto modo di usufruire una via dietro casa mia dove poter svolgere le ripetute. Oltre a ciò ho approfittato di questa fase per svolgere attività che in precedenza non avevo tempo di fare come leggere, cucinare dolci e intraprendere attività di bricolage con mio papà.

Quali sensazioni provato la prima volta che ha solcato una pista di atletica dopo il lockdown ?

È stato bellissimo, tant’è che ho svolto i primi allenamenti con il sorriso. Avevo molta voglia di correre, però ho dovuto riprendere con cautela tenendo in considerazione del tempo in cui mi ero fermata. C’è voluta anche parecchia pazienza in quanto non è stato possibile svolgere subito tutti i lavori a cui eravamo abituati.

Quali precauzioni vengono utilizzate per potersi allenare in sicurezza?

Innanzitutto ogni pista ha un limite di capienza oltre cui non si può andare, per cui esistono casi di impianti dove è necessario allenarsi su diversi turni. Inoltre sono stati inserite delle colonnine igienizzanti ed è necessario mantenere le adeguate distanze, dovendo tralasciare ancora per un po’ il contatto umano.

Dopo aver puntato nella prima fase della sua carriera su distanze più brevi, negli ultimi anni si è specializzata maggiormente nei 400 metri. Cosa l’ha spinta ad intraprendere questo percorso?

La scelta è nata da un infortunio al bicipite femorale destro che ho subito poco prima degli Europei 2015. Non essendomi concentrata particolarmente sulla velocità, per precauzione il mio allenatore ha deciso di puntare maggiormente su questo settore che, a livello internazionale, è sicuramente più appetibile.

Nel 2016 ha condiviso con Filippo Tortu l’esperienza dei Mondiali Juniores. Si sarebbe aspettata di vederlo qualche anno dopo in una finale iridata assoluta?

Sinceramente sì. Dopo l’argento ottenuto sui 100 metri a Bydgoszcz, mi aspettavo che Filippo sarebbe cresciuto parecchio a livello atletico. Ciò mi rende più che felice considerando che Filippo è un amico e in quanto tale gli auguro il meglio per la propria carriera.

Quanto le manca la maglia azzurra in questo momento?

Ovviamente mi manca gareggiare per la Nazionale. Il desiderio è quello di tornare a correre con la maglia azzurra, per cui lavoro duramente ogni giorno affinché possa raggiungere questo obiettivo.

Fra le componenti del quartetto che ha sfiorato il titolo nazionale di staffetta nel 2019 spiccano i nomi di atlete del calibro di Annalisa Spadotto Scott e Giancarla Trevisan. Quali segreti ha avuto modo di imparare da loro?

Annalisa e Giancarla sono due atlete che conosco da tempo, in particolare la prima con la quale ho un bellissimo legame avendo condiviso buona parte della mia carriera sia nelle gare individuali come rivali che compagne in staffetta. Giancarla è invece di origine americana, per cui, appena entrata in Bracco, è stata ospite per una settimana a casa mia durante la quale ho avuto modo di approfondire il rapporto con lei. Entrambe sono due ragazze molto determinate e sono sportive che stimo particolarmente.

Qualche settimana fa ha avuto modo di coronare il percorso di studi con la laurea triennale in Economia. Com’è stato coronare il proprio percorso di studi a distanza?

La mia paura era che questa modalità potesse cancellare la magia che la laurea dal vivo offre, un giorno che cade una volta nella vita e che rischiava di esser rovinato da questo periodo. Nonostante l’ansia, la programmazione è stata simile a quella tradizionale per cui ho avuto la possibilità di godermi appieno l’emozione del momento. A causa del virus non ho avuto modo di avere la vicinanza fisica dei miei amici che sono riusciti a offrirmi il sostegno necessario grazie a una diretta Instagram programmata per quel particolare momento.

La sua tesi era incentrata sul ruolo degli sponsor alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Quanto è importante la funzione svolta da essi nell’atletica leggera?

È fondamentale in particolare per atleti che non fanno parte di un gruppo sportivo militare in quanto offrono il supporto necessario per proseguire il proprio percorso. Il sistema italiano degli sport minori è abbastanza povero, per cui senza di loro molti rischierebbero di non riuscire a svolgere il proprio lavoro.

Osservando il movimento orobico, qual è la situazione attuale a suo parere?

La nostra provincia è storicamente una fucina di giovani talenti, complice la presenza di numerose società distribuite in modo capillare su tutto il territorio, supportate da allenatori e famiglie. Per quanto possa osservare, il nostro movimento è molto attivo sia grazie ai vari raduni, meeting e collaborazioni iniziate con altre realtà presenti sul territorio italiano, ma non solo, attività che consentono sia ad atleti che ai coach di crescere.

Dando uno sguardo al futuro, quali sono i suoi prossimi obiettivi?

In ambito agonistico vorrei poter migliorare i miei primati sui 200 e sui 400 metri, oltre a poter rientrare in Nazionale, mentre sul fronte scolastico vorrei poter conseguire la laurea magistrale.

In conclusione, quale consiglio darebbe a un giovane che vorrebbe iniziare a praticare l’atletica leggera?

A tutti i giovani che volessero entrare a far parte di questo mondo indico di farlo senza pensarci due volte. Sostengo ciò perché questa disciplina fa crescere tanto, non regala niente, ma restituisce molto. Essendo uno sport individuale, tutto ciò che si fa, torna indietro come un boomerang, nel bene e nel male. Indipendentemente dai risultati che si otterranno, consiglio loro di fare atletica per le esperienze consente di vivere e per tutte le persone che permette di conoscere. Per cui la raccomandazione è ‘fate atletica e vivete a pieno tutti le opportunità che vi offre’.

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