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Daniel Buren mette in riga la luce ed è un origami di colori fotogallery

Il tema della luce, centrale nella mostra e di forte valenza simbolica, è stato ribadito dagli organizzatori come segno di rinascita e di uscita dalla fase più critica dei mesi trascorsi.

La magnifica Sala delle Capriate è stata reinterpretata dall’influente artista francese con velari e quinte di luce che ridisegnano la geometria dello spazio grazie a tessuti realizzati in fibre ottiche dall’ipnotico impatto visivo.

Buren, noto negli ultimi decenni per le sue riqualificazioni architettoniche di spazi pubblici, i progetti luminosi d’arredo urbano, le ripavimentazioni di piazze e città, le installazioni optical en plein air o underground nelle più importanti città d’Europa, si è affermato a partire dagli anni Sessanta con una cifra ricorsiva e inconfondibile: le bande verticali bianche e colorate larghe 8.7 centimetri, motivo originario delle tende da sole, divenute un suo pattern assoluto ripetuto infinite volte su ogni tipo di supporto.

Anche qui, in Palazzo della Ragione, troviamo le sue fasce di colore, riproposte su quadrati di luce a coppie di dittici, che tagliano lo specchio visivo dell’ambiente medievale partendo alternativamente da terra e dall’alto. Le 24 opere, realizzate utilizzando sei colori differenti – arancione, azzurro, giallo, rosso, verde, viola – tracciano un motivo esagonale che segue la struttura a nido d’ape installata nel 2017 per scopi espositivi da CN10Architetti.

Il risultato è un percorso a maglia modulare ma aperta, che fonde semplicità e complessità, come un origami di luce che piega lo spazio a seconda della prospettiva da cui lo si segue.

“I teli in fibre luminose di Buren sono l’evoluzione di una ricerca coerente, ma anche di una nuova idea costruttiva”, spiega il curatore Lorenzo Giusti, direttore della Gamec . “Questo è un lavoro per e nello spazio, è un unicum scultoreo e allo stesso tempo un dispositivo per rileggere lo spazio e le sue preesistenze”. È un progetto, sottolinea Giusti, fatto di confronti e assonanze. “I confronti sono tra il dato storico e il dato tecnologico: da una parte il rilievo delle antiche capriate e la spontaneità degli affreschi, dall’altra la sistematicità dell’installazione, una sequenza studiata di colori e forme, di elementi positivi e negativi; da una parte il riverbero del manufatto d’arte, dall’altra la naturalità delle mura e degli affreschi. Le assonanze stanno nella geometria: la grammatica visiva dei lavori di Buren e, tutt’intorno, la pittura rinascimentale di sapiente prospettiva, come gli affreschi del Bramante staccati dalla facciata del Palazzo del Podestà e l’Ultima Cena dell’Allori”.

L’idea di questa mostra, spiega il direttore Gamec, nasce dalla fiera di Basilea dove nel corso di una visita ha potuto ammirare nello stand di Massimo Minini una tela in fibra ottica di Buren. E l’artista francese, che ha sempre scelto luoghi di estrema visibilità o di forte connotazione per proporsi, ha accolto con entusiasmo l’invito a Bergamo.

Un invito che costituisce per lui anche un’eccezione: Buren infatti non è stato presente all’allestimento e all’apertura dello spazio espositivo. “Per la prima volta ho dovuto procedere in maniera astratta – ha ammesso l’artista in videoconferenza con Giusti. Qui ho deciso di osare: è un’esperienza nuova dettata dagli avvenimenti e che interpreta il luogo e le condizioni storiche, la pandemia che stiamo vivendo”.

La mostra è un impegno importante per Bergamo, sostenuto dai soci fondatori Gamec, Comune di Bergamo e Tenaris Dalmine, e da numerosi sponsor, Fondazione Ubi, Bonaldi Motori, Carvico, Fidelitas, Barcella Elettroforniture e Italgen.

“La ripartenza delle attività di Gamec per le arti visive la dobbiamo a loro”, ha tenuto a sottolineare Alberto Barcella, mentre il sindaco Giorgio Gori ha ribadito che una mostra di questa ambizione significa che “Bergamo è uscita dalla fase più critica e può riaffacciarsi alla progettualità culturale”.

È un evento, questo, voluto fortemente dall’amministrazione cittadina, in modo da rilanciare la città per l’estate con proposte di levatura internazionale. Uno sforzo che Nadia Ghisalberti, assessore alla cultura, rivendica con orgoglio: “La città che ci siamo ritrovati tra fine aprile e inizio maggio era una città molto impaurita. Abbiamo voluto quindi dare un segnale forte, ribadire che Bergamo si è ripresa e che vuole accrescere il suo ruolo nell’arte contemporanea. Contiamo sulla bellezza e sull’attrattività dell’arte di Daniel Buren, che per la prima volta in Italia espone per un museo e speriamo anche nella ripresa di un pubblico non solo domestico ma internazionale”.

Il tema della luce, centrale nella mostra e di forte valenza simbolica, è stato ribadito dagli organizzatori come segno di rinascita e di uscita dalla fase più critica dei mesi trascorsi.

L’esposizione è aperta al pubblico a ingresso gratuito nei seguenti orari : martedì-venerdì 16-20; sabato e domenica 10-22. Lunedì chiuso. Per informazioni 035 270272

 

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