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Papa Giovanni, rianimazione Covid-free: “Ce l’abbiamo fatta, ma non rilassiamoci”

C'è tanta soddisfazione nelle parole del direttore del reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva dell'ospedale Papa Giovanni XXIII, che per il futuro è ottimista ma al tempo stesso invita alla massima prudenza.

“Nella fase più critica avevo detto: ‘Ce la faremo’. Oggi possiamo dirlo: ce l’abbiamo fatta”: c’è tanta soddisfazione nelle parole di Luca Lorini, direttore del reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, che mercoledì 8 luglio ha visto uscire l’ultimo paziente Covid.

“Un traguardo per cui abbiamo lavorato dall’inizio della pandemia – sottolinea Lorini – Mercoledì l’ultimo paziente che era rimasto ha avuto un tampone negativo, quindi siamo Covid-free in terapia intensiva. Un risultato che sottolinea il nostro aspetto vincente, l’aver lavorato in sintonia con grande capacità e grandi sforzi. Abbiamo messo in campo il 150%: è durante le tempeste che si vedono gli equipaggi in grado di navigare in acque difficili. Tutti coloro che lavorano con me hanno dimostrato una capacità e una solidità impressionante”.

A maggior ragione pensando alla scarsità di informazioni che i medici avevano a disposizione a inizio emergenza: “Dovevamo imparare da noi stessi, come se fossimo i primi a fronteggiarla – continua Lorini – Difficilmente si poteva fare meglio. E il ringraziamento che il mondo ha fatto a Bergamo è stato di aver reso pubblico subito tutto ciò che stavamo facendo: i risultati, belli ma anche quelli brutti. I numeri che avevamo nella prima fase erano diversi da quanto ci raccontavano dalla Cina: noi abbiamo avuto il coraggio di dire la verità, anche quando era fastidiosa. Avevamo una percentuale di morti che ci ha fatto dubitare anche delle nostre capacità. Ma quello che abbiamo fatto in quella fase ha salvato un pezzo di mondo”.

Nella fase più dura dell’emergenza, il dottor Lorini è diventato famoso anche per uno slogan semplice e a portata di tutti: “Nessuno incontri nessuno”.

“Parlare di distanziamento sociale in Val Seriana e Val Brembana aveva poco senso in quel momento – spiega – Così ho tradotto con semplicità il significato ed è stata una delle terapie più giuste. E quando ho visto la disperazione di pazienti, parenti e anche operatori ho pensato anche a un’altra cosa: ce l’avremmo fatta, lavorando in quel modo. Non era un sogno o una pazzia, ma la realtà”.

Per il futuro, invece, il dottor Lorini è ottimista ma invita anche alla prudenza: “Immaginavo che saremmo arrivati a zero in questo periodo: grande risultato che non ci deve fare solo festeggiare. Ho chiesto al mio team di fare un minuto di silenzio per ricordare quanto difficile è stato questo periodo e per i pazienti che non ce l’hanno fatta, poi ci siamo fatti un grande applauso che ci meritavamo per il lavoro fatto. Ma ora non possiamo farci trovare impreparati per un’eventuale ritorno del Covid: i cittadini devono mantenere l’attitudine alla precauzione, non fa male continuare a lavarsi le mani o portare la mascherina finchè non arriveremo a 0 contagi, 0 ricoveri e 0 morti. Al mondo sanitario e organizzativo invece dico di mantenere tutto il sistema montato in questi mesi finchè non scopriremo, a dicembre, che il virus non tornerà più”.

Infine un ringraziamento ai propri collaboratori: “Chi ha lavorato con me ha fatto lavoro splendido – conclude – Si sono rivelati tutti molto più bravi di quanto già pensassi. Mi darà la possibilità di riconoscere questo valore e contribuire alla loro crescita umana e professionale. Ora possiamo dire veramente: ce l’abbiamo fatta”.

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