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Patrick Zaky: il diritto di tornare in libertà

Noi tutti, giovani studenti o non, possiamo dare il nostro contributo, chiedere giustizia e verità, far splendere la libertà.

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“Un giorno sarò libero e tornerò alla normalità, e ancora meglio di prima”.

Queste sono le parole di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna che si trova in carcere in Egitto da inizio febbraio.

Ne riportiamo un ulteriore estratto:

“Cari, sto bene e in buona salute, spero che anche voi siate al sicuro e stiate bene. Famiglia, amici, amici di lavoro e dell’università di Bologna mi mancate tanto, più di quanto io possa esprimere in poche parole”.

Sono parole attese da tempo; una lettera che dà conforto alla famiglia, a tutti i compagni di corso e le associazioni mobilitate da mesi tra cui Amnesty International, sempre in prima linea, che da tempo ha denunciato anche dei casi di Coronavirus nel complesso carcerario di Tora, dove Zaky è detenuto.

La campagna per la sua liberazione prosegue. Mentre le accuse? Vanno dall’istigazione alla violenza al terrorismo; supposizioni basate su dei post pubblicati sulla piattaforma di Facebook e che sono del tutto privi di fondamenta.

Lo studente è stato anche messo in cattiva luce ulteriormente dalla stampa locale egiziana in quanto attivista LGTB+.

Una cosa è certa: l’attivista per i diritti umani, nelle prime 24 ore del suo arresto, ha subito torture e minacce, un episodio che ci rimanda sempre alla memoria Giulio Regeni.

Anche un’altra attivista innocente è stata arrestata. Si tratta di Sanaa Seif. La ragazza è stata accusata con le stesse accuse mosse a Patrick Zaki: “diffusione di notizie false su Facebook e dichiarazioni che disturbano la pace sociale”.

L’impegno è quello di non spegnere i riflettori su queste vicende, su questa repressione che l’Egitto continua ad attuare senza alcuna giustificazione, calpestando diritti e sogni di ragazzi e ragazze, studenti e studentesse che lottano per una libertà comune anche a costo di rimetterci la propria vita.

Amnesty International Bergamo, attraverso le sue piattaforme social, ha promosso e rilanciato la campagna #STOPARMIEGITTO richiedendo aiuto per Giulio Regeni e la libertà per Patrick Zaky!

Inoltre segnaliamo che l’Alma Mater di Bologna ha istituito una casella e-mail in suo onore per accogliere messaggi di solidarietà: forpatrick@unibo.it

Noi tutti, giovani studenti o non, possiamo dare il nostro contributo, chiedere giustizia e verità, far splendere la libertà, la libertà che tanto ci è mancata in questi mesi, della quale abbiamo compreso il valore e il diritto effettivo.

Non possiamo più permettere che certe cose accadano ancora, basta.

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