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“Grazie ai medici di Bergamo che hanno operato con amore mia figlia autistica”

Daniela Vanillo ringrazia il personale medico delle Gavazzeni per come hanno accolto la sua Giorgia Maria: "Stupendi, anche nell'emergenza Covid"

L’amore di una mamma per la propria figlia, che un medico riesce a cogliere e a trasmettere alla giovane paziente. Daniela Vanillo, una donna bergamasca con una figlia autistica, Giorgia Maria, ringrazia il personale medico delle cliniche Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo per come hanno accolto la sua ragazza. In particolare il dottor Antonio Corapi. 

Giorgia Maria, 25 anni, nei giorni scorsi ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico nella struttura ospedaliera cittadina, per fortuna andato bene. Dopo le dimissioni della figlia, mamma Daniela ha scritto una lettera per dire grazie chi ha curato la ragazza con tanta sensibilità:

“Prima di entrare in sala operatoria ho detto al dottor Antonio Corapi: “Questa è mia figlia, ora… è sua figlia”. Lui mi ha risposto:”Tranquilla”.

Con la mia Giorgia arrivare all’intervento è stato un percorso lungo e pieno di ostacoli. Una ragazza come lei, ha bisogno di mille attenzioni, anche quelle che non si vedono. Devo dire che ho incontrato: chi sosteneva di essere un medico, ma ne aveva solo il nome; chi all’umanità e all’empatia, aveva sostituto l’ego; chi,aveva fatto il giuramento di Ippocrate pensando forse “ad una pizza margherita”.

Poi, un giorno ho incontrato il dottor Antonio Corapi che ha preso in mano e nel suo cuore la situazione di Giorgia, e ha risolto. Un chirurgo con la “ C” maiuscola , ma soprattutto un uomo scrupoloso e umano. Con competenza e pazienza ha eseguito quell’intervento magistralmente.

Devo ringraziare dunque l’equipe della Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo: oltre al dottor Corapi, il dottor Carlo Ghilardi, la dottoressa Patrizia Chiara Ghisi, la dottoressa Bruna Rea, Ilaria Esposito, Egle Giavarini e tutte le infermiere della sala operatoria e della corsia.

Tutti loro sono un esempio di come si opera sensibilmente, con l’individualità di un essere umano, con il dolore e con la preoccupazione. Sono un esempio di come, tutti noi, vorremmo sentirci accolti come pazienti ma soprattutto come esseri umani.

Prima di entrare in sala operatoria ho detto al dottor Corapi: “Questa è mia figlia, ora… è sua figlia”. Lui mi ha risposto sorridendo: “Tranquilla”.

Questi medici sono coloro che dovremmo e vorremmo sempre incontrare, in una struttura ospedaliera e che, nonostante il momento, ci hanno accolto in tale modo, nonostante provati dalla situazione Covid a Bergamo. L’accoglienza di tutti è stata fondamentale, tale da far aprire al dialogo Giorgia (cosa rarissima) perfino in sala operatoria.

Un Grazie di Cuore!

Mamma Daniela e Giorgia”.

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